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Cambiamenti climatici un problema, ma solo per il 18% degli europei la priorità vera

Cambiamenti climatici un problema, ma solo per il 18% degli europei la priorità vera

Il sondaggio Eurobarometro dimostra che pandemia e situazione economica sono le aree su cui si dovrebbe lavorare. Aumento della povertà e scarsità d'acqua le altre 'piaghe' del mondo secondo il popolo dell'UE

Bruxelles – “Nonostante la pandemia e le difficoltà economiche che colpiscono gli europei, il sostegno all’azione per il clima non sta diminuendo”. Frans Timmermans non può non tenere conto di quello che è successo nell’ultimo anno, e di quello che ancora potrebbe succedere, nel commentare i dati di un sondaggio Eurobarometro che premia solo in parte gli sforzi della Commissione europea per la sostenibilità. Il vicepresidente esecutivo responsabile per il Green Deal, la prossima settimana sarà protagonista dell’eco-rivoluzione europea. Il 14 luglio verrà svelato il pacchetto contenente le misure per un nuovo modello di produzione e di vita sostenibile, e l’indagine speciale Eurobarometro doveva servire a mostrare quanto gli europei fossero d’accordo con l’operato di Bruxelles.

I risultati sono diversi. L’esecutivo comunitario enfatizza come nove persone su dieci (93%) considerino i cambiamenti climatici un fenomeno “grave” e tre persone su quattro (78%) addirittura “molto grave”, ma si tratta di un dato estrapolato da un contesto generale, più inclusivo. Gli europei non negano il problema, ma in questo momento non lo considerano motivo di intervento. Anzi. Nella lista delle priorità degli europei trova il primo posto neanche per due persone su dieci (18%).

La crisi sanitaria, la crisi economica, l’acqua potabile sempre più un bene raro: ci sono altre problematiche che assillano gli europei. Alla fine, la maggioranza relativa che menziona la sostenibilità e il surriscaldamento del pianeta con l’esigenza di agire senza indugia si trova in otto Stati membri su 27, un terzo. I cambiamenti climatici sono nella lista delle cose da fare, senza dubbio, ma non al primo posto.

Alla fine ha comunque ragioni da vendere, Timmermans, nel vedere il bicchiere mezzo pieno. “Le cifre citate nel sondaggio Eurobarometro offrono alla Commissione europea un’ulteriore motivazione per finalizzare l’atto legislativo sull’adeguamento all’obiettivo del 55% per garantire il raggiungimento dei nostri obiettivi in ​​termini di clima”. Il dato sulla percezione del problema è più che sufficiente per procedere oltre. Anche se, potrebbe essere vista come un’invasione di campo.

La maggioranza degli europei è convinta che la lotta ai cambiamenti climatici spetti al proprio governo. Solo in cinque Paesi si riconosce centralità all’Unione europea e alla Commissione di cui Timmermans fa parte. Con questa visione del mondo la Commissione si espone alle critiche che inevitabilmente arriveranno. Ma può offrire contributi agli Stati ‘bocciati’ in patria.

E’ il caso dell’Italia. Una forte maggioranza assoluta (63%) reputa l’esecutivo nazionale responsabile per le politiche in materia, e fin qui palazzo Chigi non è considerato all’altezza della situazione. L’84% degli intervistati sostiene che il governo stia facendo “non abbastanza” per evitare fenomeno estremi e ridurre l’inquinamento. Ben venga l’Unione europea, allora.