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Volontario, trasparente, allineato alle regole UE: ecco lo standard europeo per i green bond dell'Unione

Volontario, trasparente, allineato alle regole UE: ecco lo standard europeo per i green bond dell'Unione

La proposta di regolamento del team von der Leyen è una necessità, spiega Dombrovskis: "Fondamentale per generare finanziamenti privati ​​per raggiungere i nostri obiettivi climatici e affrontare altre sfide ambientali"

Bruxelles – Sul mercato esistono diversi tipi di titoli e obbligazioni ‘verdi’, ma la tipologia europea no. O meglio, non ancora. La Commissione UE è decisa a creare un nuovo tipo di Green bond, certificato a dodici stelle. Non solo si fa garante della transazione, ma assicura che acquistando europeo si contribuisce veramente allo sviluppo sostenibile senza finire in attività di greenwashing, ossia parvenza di sostenibilità. Da qui la proposta di regolamento per la creazione di uno standard volontario per i Green Bond europei (EUGBS).

E’ questa la proposta di novità. Si decide di introdurre sui mercati un nuovo strumento finanziario. Si crea, e poi viene lasciata libertà di scelta. Governi e privati potranno decidere se scegliere lo strumento europeo o gli altri già presenti sui mercati. In caso di scelta a dodici stelle l’acquirente avrà la certezza che il titolo, la cui scadenza può arrivare fino a dieci anni, servirà per finanziare politiche e misure rispondenti agli standard eco-ambientali comunitari. In particolare, si useranno i fondi reperiti sul mercato nel rispetto della tassonomia, la classificazione comune delle attività economiche che contribuiscono in modo sostanziale agli obiettivi ambientali, utilizzando criteri basati sulla scienza.

 

SI CERCANO SOLDI IN UN MERCATO IN ESPANSIONE

Il motivo di questa mossa è duplice. Il mercato dei green bond è ancora limitato ma in crescita. Negli ultimi cinque anni è cresciuto, in media, di circa il 40% ogni anno. Inoltre, l‘euro è anche una valuta interessante per gli emittenti globali di green bond: nel 2020 il 49% dei green bond globali era denominato in euro. Nonostante questi dati incoraggianti, l’attuale emissione di obbligazioni verdi nell’UE rappresenta ancora solo il 2,6% dell’emissione totale di obbligazioni dell’UE. E’ il momento buono per contribuire al suo sviluppo, tanto più che per finanziare tutte le politiche green della Commissione europea serviranno 350 miliardi di euro aggiuntivi. “Servono soldi per la nostra politica per il clima“, ammettono a Bruxelles. “Servono investimenti, e abbiamo bisogno dei privati”.

 

ALLINEAMENTO ALLA TASSONOMIA UE

Il nuovo green bond a standard UE sarà aperto a qualsiasi emittente di obbligazioni verdi, compresi gli emittenti situati al di fuori dell’UE. Sono quattro le condizioni base per partecipare. I fondi raccolti dal prestito dovrebbero essere interamente destinati a progetti in linea con la Tassonomia dell’UE, e ci deve essere piena trasparenza su come vengono allocati i proventi delle obbligazioni attraverso obblighi di rendicontazione dettagliati. In terzo luogo tutti i green bond dell’UE devono essere controllati da un revisore esterno per garantire la conformità al regolamento e che i progetti finanziati siano allineati alla tassonomia. Flessibilità specifica e limitata qui è prevista per gli emittenti sovrani. Per ultimo, i revisori esterni che forniscono servizi agli emittenti di obbligazioni verdi dell’UE devono essere registrati e controllati dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA). Ciò garantirà la qualità e l’affidabilità dei loro servizi e revisioni per proteggere gli investitori e garantire l’integrità del mercato.

 

PRIVATI E TRASPARENZA

Gli emittenti privati ​​saranno soggetti ai seguenti requisiti. Innanzitutto prima di emettere l’obbligazione, gli emittenti saranno tenuti a pubblicare una “scheda informativa sull’obbligazione verde” che definisca gli obiettivi concreti di finanziamento e gli obiettivi ambientali dell’obbligazione. E’ qui che entra in gioco il revisore esterno e l’ESMA. Una volta che l’obbligazione è stata emessa, gli emittenti saranno tenuti a pubblicare relazioni annuali che mostrino come stanno allocando i proventi dell’obbligazione ai progetti allineati alla tassonomia. Una volta allocati tutti i proventi dell’obbligazione (che deve avvenire prima della scadenza dell’obbligazione), l’emittente sarà tenuto a ottenere una “revisione post-emissione”. Per alcuni emittenti (come alcune banche), il requisito per ottenere una revisione successiva all’emissione sarà annuale. Sarà inoltre previsto l’obbligo di pubblicare almeno un rapporto sull’impatto ambientale complessivo del prestito obbligazionario.

Il team von der Leyen cerca di attrarre gli investitori offrendo loro uno ‘status’. Il ‘marchio’ EUGBS riconoscerà automaticamente che i titolari di bond europei sono davvero sostenibili. Inoltre, in caso di modifica dei criteri di screening tecnico della tassonomia dell’UE (TSC) dopo l’emissione delle obbligazioni, gli emittenti possono utilizzare i criteri preesistenti per altri cinque anni.

“La strategia di finanza sostenibile è fondamentale per generare finanziamenti privati ​​per raggiungere i nostri obiettivi climatici e affrontare altre sfide ambientali”, enfatizza Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo responsabile per un’Economia al servizio delle persone, che non si ferma qui. “Lavoreremo con i nostri partner internazionali per approfondire la cooperazione sulla finanza sostenibile, poiché le sfide globali richiedono un’azione globale“. Quanto alle politiche comunitarie, “vogliamo anche creare opportunità di finanziamento sostenibili per le piccole e medie imprese“.

 

ATTENZIONE ALLE PMI

Le piccole e medie imprese giocano un ruolo talmente grande da non poter essere accantonante. Anzi. La comunicazione sulla finanza sostenibile, presentata assieme alla proposta di regolamento per i green bond, dedica paragrafi importanti a questo tipo di imprenditoria. Numeri alla mano l’economia dell’UE comprende 23 milioni di PMI, che “dovrebbero beneficiare di un maggiore accesso ai servizi di consulenza sulla sostenibilità in base alle loro esigenze specifiche”. Questa la convinzione di Bruxelles.

In Commissione ritengono che le PMI spesso mancano delle capacità e della consapevolezza per cogliere le opportunità offerte dagli strumenti di finanza sostenibile, e il team von der Leyen è pronto a sostenere gli Stati membri nei loro sforzi per fornire “sviluppo di capacità e consulenza tecnica su” come le PMI possono riferire volontariamente sui rischi e sugli impatti della sostenibilità. Come Commissione, si legge nella comunicazione, si chiederà un parere all’Autorità bancaria europea (EBA) sulla definizione e il sostegno a prestiti e mutui verdi, esploreremo opzioni per facilitarne l’adozione entro il 2022 e aumentare l’accesso dei cittadini e delle PMI ai servizi di consulenza finanziaria sostenibile.

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