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Zaki, Montecitorio impegna il governo a conferirgli la cittadinanza italiana. Anche Sassoli preme da Strasburgo

Zaki, Montecitorio impegna il governo a conferirgli la cittadinanza italiana. Anche Sassoli preme da Strasburgo

La Camera dei Deputati ha approvato all'unanimità la mozione per "avviare tempestivamente le necessarie verifiche". Il presidente del Parlamento UE ha ricevuto gli attivisti della petizione che ha raccolto 270 mila firme in Europa

Bruxelles – Cinquecentosedici giorni, un anno e cinque mesi esatti di prigionia. Dal 7 febbraio 2020 Patrick Zaki, studente all’Università di Bologna e attivista politico egiziano, si trova in stato di detenzione preventiva a Il Cairo, in un continuo susseguirsi di udienze che hanno solamente rinnovato la sua privazione arbitraria dei diritti fondamentali e della libertà personale. Ma qualcosa finalmente si muove sull’asse Roma-Strasburgo: oggi (mercoledì 7 luglio) dopo che già il Senato lo aveva fatto, la Camera dei Deputati ha approvato la mozione per impegnare il governo a conferire a Zaki la cittadinanza italiana. A stretto giro, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, ha ricevuto gli attivisti della community Station to Station, che hanno raccolto 270 mila firme in tutta Europa con lo stesso obiettivo.

Con il voto di questa mattina Montecitorio ha chiesto al governo di “avviare tempestivamente le necessarie verifiche mediante le competenti istituzioni al fine di conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana”. Il testo approvato all’unanimità – con la sola estensione dei deputati di Fratelli d’Italia – ha sottolineato anche la necessità di “continuare a monitorare lo svolgimento delle udienze processuali a carico di Zaki e le sue condizioni di detenzione”, attraverso “la presenza in Aula della rappresentanza diplomatica italiana a Il Cairo”. Non secondario l’impegno chiesto al governo di “sostenere, nei rapporti bilaterali con l’Egitto e in tutti i consessi europei e internazionali, l’immediato rilascio di Zaki e di tutti i prigionieri di coscienza“, ovvero difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati e attivisti politici “finiti in carcere solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti fondamentali”.

Il presidente del Parlamento UE, David Sassoli (al centro), con i rappresentanti della community Station to Station a Strasburgo (7 luglio 2021)

Poche ore più tardi il presidente Sassoli ha espresso il suo supporto alla mozione, dando il benvenuto nella sede del Parlamento Europeo di Strasburgo ai rappresentanti della community Station to Station. “Il valore della cittadinanza italiana si traduce nella cittadinanza europea“, sono state le parole di Sassoli al momento della consegna delle 270 mila firme raccolte attraverso la petizione lanciata su Change.org. “Questo gesto ha un valore molto importante, non solo perché vogliamo essere vicini a questo ragazzo, ma anche perché riconsegna all’Europa una forte carica di difesa dei valori fondamentali“.

La petizione è stata pubblicata a gennaio e ha dato vita a due mozioni presentate al Parlamento italiano (la prima accolta dal Senato ad aprile e la seconda dalla Camera dei Deputati oggi). Ma l’iniziativa ha varcato i confini nazionali e ha trovato il sostegno soprattutto in Spagna, Francia e Germania: di qui la volontà di consegnare le firme al presidente del Parlamento Europeo. “È un momento di speranza che ci auguriamo possa imprimere una svolta nel futuro di Patrick”, hanno spiegato i rappresentanti della community. “I cittadini hanno mandato un segnale molto forte ai loro governi, chiedendo di prendere una posizione pubblica contro una grave violazione dei diritti umani”.

Voci che trovano nell’Eurocamera un interlocutore attento e sensibile, che già nel dicembre dello scorso anno aveva dato il via libera a una risoluzione per chiedere l’immediata scarcerazione dello studente egiziano. “Speravamo in qualche gesto da parte delle autorità egiziane”, ha confessato Sassoli, “ma sono 17 mesi che aspettiamo inutilmente”. Ecco perché il Parlamento Europeo si farà carico di “rilanciare la richiesta di cittadinanza italiana”: non è solo un tentativo di “difenderlo da una condizione così crudele”, ma avrebbe anche “il valore di una testimonianza”, ha aggiunto il presidente Sassoli. “Patrick ha pensato che l’Egitto moderno potesse collaborare e lavorare con l’Europa. Non possiamo dimenticarci o tradire questo messaggio”.

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