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"Verità su Regeni e liberazione immediata di Zaki": l'appello del Parlamento Ue per i diritti umani in Egitto

Via libera alla risoluzione, deputati italiani votano compatti a favore. Si chiede all'Ue di esortare "le autorità egiziane a collaborare" per far luce sull'omicidio di Regeni e scarcerare Patrick Zaki. Sassoli: "Nessun compromesso su verità, giustizia e diritti umani"

Bruxelles – Diritti umani e libertà fondamentali schiacciate, repressione brutale e sistematica di qualunque forma di dissenso. Con una risoluzione approvata con ampia maggioranza (434 voti favorevoli, 49 contrari e 202 astensioni) cresce al Parlamento europeo un fronte per i diritti umani che denuncia (nuovamente) una condizione in Egitto che non arresta “ad aggravarsi”, che chiede “l’immediata e incondizionata” scarcerazione dello studente egiziano Patrick Zaki e che soprattutto “deplora” i tentativi di depistaggio delle autorità egiziane sul rapimento, sulle torture e sull’omicidio di Giulio Regeni.

Eurodeputati italiani compatti nel votare a favore della risoluzione congiunta (presentata da S&D, Verdi, Renew e Non iscritti) che si scaglia contro le violazioni dei diritti umani in Egitto, in cui si fa riferimento a Regeni e Zaki. In questo caso, a sfilarsi dalla maggioranza è la gran parte del Partito popolare europeo, gruppo maggioritario nell’Emiciclo e area politica di appartenenza della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

“Le autorità egiziane hanno costantemente ostacolato i progressi nelle indagini e nella ricerca della verità sul rapimento, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni”. Sono le accuse che si leggono a chiare lettere nel testo dell’atto di indirizzo. I deputati criticano duramente la repressione e le restrizioni ai diritti fondamentali in Egitto ma soprattutto, come in due precedenti risoluzioni (dicembre 2018 e ottobre 2019), chiedono all’UE di fare pressioni sulle autorità egiziane per collaborare alle indagini. Viene menzionato il fatto che lo scorso 10 dicembre la procura di Roma ha annunciato di avere “prove inequivocabili del coinvolgimento” di quattro agenti di sicurezza dello Stato egiziano in quanto accaduto al ricercatore italiano, trovato morto a 28 anni sul bordo di un’autostrada poco fuori dal Cairo il 3 febbraio del 2016.

Per il presidente David Sassoli oggi è arrivato un messaggio forte dal Parlamento europeo: “Nessun compromesso su verità, giustizia e diritti”.

Il dibattito in Aula

“Ho visto Regeni in quell’ufficio 13 e c’erano anche due ufficiali e altri agenti. Entrando nell’ufficio ho notato delle catene di ferro con cui legavano le persone. Lui era mezzo nudo nella parte superiore, portava dei segni di tortura e stava blaterando nella sua lingua. Delirava. Era steso per terra, con il viso riverso. L’ho visto ammanettato con delle manette che lo costringevano a terra”.

Fabio Massimo Castaldo

Il vicepresidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare del M5S, ha esordito nel suo intervento in plenaria leggendo le parole riportate da uno dei principali testimoni che hanno assistito “agli ultimi fotogrammi della vita di Regeni, cittadino italiano e anche cittadino europeo. Rivolgendosi ai colleghi deputati e in un generico appello alle istituzioni europee “Quanto a lungo volete rimanere silenti”, chiede.  

“Non possiamo più tollerare la violazione dei diritti umani. Non possiamo restare fermi a guardare”, gli fa eco l’eurodeputato dem Francesco Majorino. “L’Europa e gli Stati membri devono agire in maniera compatta” per far luce sull’assassinio di Regeni, “cittadino europeo”. Nel testo di risoluzione, i deputati chiedono esplicitamente all’UE di esortare le autorità egiziane a collaborare e fornire gli indirizzi di residenza dei quattro agenti indagati per poterli notificare agli atti, affinché possano essere formalmente incriminati in un processo in Italia.

Rinnovano anche la loro vicinanza, nonché “sostegno politico” alla famiglia di Regeni nella ricerca della verità, ricordando come questa sia un “dovere imperativo delle istituzioni nazionali e dell’UE”. Nel corso del dibattito in plenaria è emersa l’esortazione a imporre sanzioni mirate nei confronti dei responsabili di violazioni dei diritti umani e dell’embargo a livello di Unione sulle armi in Egitto. Da poco l’Unione si è dotata di un nuovo regime globale di sanzioni contro chi viola diritti umani in tutto il mondo. Né sanzioni né l’embargo vengono esplicitamente nominate nel testo della risoluzione. Sarà forse il ministro italiano Luigi Di Maio a portare il tema sul tavolo del prossimo Consiglio Esteri. Diritti umani e i rapporti con l’Egitto sono stati affrontati ieri dal governo di Roma in un vertice convocato su richiesta di Di Maio, con l’intento del titolare della Farnesina di chiedere che la liberazione di Zaki venga trattata insieme al caso Regeni in sede europea.

Anche nel testo della risoluzione si chiede la liberazione “incondizionata e immediata” di Patrick Zaki, lo studente egiziano che stava frequentando un master a Bologna attraverso il programma europeo Erasmus Mundus, prima di essere arrestato lo scorso 7 febbraio e imprigionato nel carcere di Tora in Egitto, dove è attualmente detenuto. Da allora sono trascorsi oltre 10 mesi e la detenzione preventiva di Zaki è stata puntualmente prorogata: lo scorso 6 dicembre posticipata di ulteriori 45 giorni. “La detenzione di Zaki durante il suo periodo di ricerca in Europa rappresenta una minaccia per i predetti valori e che l’UE deve fare tutto il possibile per trovare una soluzione alla situazione”, si legge nella risoluzione. 

La Commissione europea si è detta “preoccupata” della situazione deteriorata in Egitto, conferma la commissaria per l’Uguaglianza Helena Dalli, presente al dibattito facendo le veci dell’alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell. “Ribadiamo la volontà che venga rilasciato Zaki” ha affermato, senza menzionare invece la questione Regeni.

Emmanuel Macron accoglie all’Eliseo il presidente egiziano Al Sisi

“Festival dell’ipocrisia” è l’accusa lanciata da alcuni membri del gruppo dei Conservatori e Riformisti di ECR, che hanno già annunciato che non voteranno a favore della risoluzione. L’europarlamentare Dominik Tarczynskidi ha accusato di ipocrisia soprattutto i Liberali di Renew Europe di cui fa parte il partito En Marche del presidente francese Emmanuel Macron. Ha fatto molto discutere nei giorni scorsi, infatti, che il titolare dell’Eliseo abbia ricevuto a Parigi e attribuito la Legion d’onore al Presidente della Repubblica egiziana Al Sisi.

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