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Giustizia ambientale, c'è l'accordo tra Parlamento e Consiglio sulla revisione del regolamento Aarhus

Giustizia ambientale, c'è l'accordo tra Parlamento e Consiglio sulla revisione del regolamento Aarhus

L'atto che applica la Convenzione internazionale di Aarhus del 1998 sulla partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale. Anche i cittadini potranno ora richiedere un riesame delle decisioni amministrative per la loro conformità con il diritto ambientale dell'UE, estesa anche la portata degli atti da portare sotto la lente di osservazione

Bruxelles – In poco meno di due mesi, Parlamento e Consiglio dell’UE hanno trovato ieri sera (12 luglio) un compromesso politico sulla revisione del regolamento (1367/2006) con cui l’Unione Europea applica la Convenzione internazionale di Aarhus in materia di giustizia ambientale. lIl trattato internazionale risale al 1998, sottoscritto per garantire all’opinione pubblica l’accesso alle informazioni e la partecipazione ai processi decisionali che riguardano le questioni ambientali. Ma secondo l’UE era necessaria una revisione per applicarla in maniera più conforme agli obiettivi ‘verdi’.

L’accordo provvisorio prevede, come richiesto dall’Europarlamento, che non saranno più solo organizzazioni non governative (ONG) a poter presentare una richiesta di revisione interna a un’istituzione o un organo dell’UE che ha adottato, o avrebbe dovuto adottare, un atto amministrativo, sulla base del fatto che questo atto o omissione viola il diritto ambientale. Con la revisione, la possibilità è estesa a gruppi composti da almeno 4mila cittadini, di cui almeno 250 da ciascuno di almeno cinque Stati membri (che dovranno essere rappresentati da una ONG o un avvocato).

Si procede anche a una estensione sia degli atti amministrativi da coprire sia della portata di tali atti. Finora era possibile richiedere il riesame solo degli atti amministrativi che riguardano direttamente gli obiettivi di politica ambientale, mentre secondo l’accordo qualsiasi atto amministrativo che va contro il diritto ambientale dell’UE può essere soggetto a revisione, indipendentemente dai suoi obiettivi politici. Sempre dietro richiesta del Parlamento europeo, sarà ampliata la portata degli atti: sanno coperti gli atti di natura ‘individuale’ (che riguardano direttamente una persona), ma anche qualunque atto amministrativo non legislativo di ‘portata generale’.

Entrambe le parti si dicono soddisfatte dell’accordo raggiunto in così poco tempo. L’UE e “i suoi Stati membri sono molto fedeli ai principi della Convenzione di Aarhus e l’accordo raggiunto oggi migliora il modo in cui li attuano sul campo”, ha commentato Tamara Weingerl Požar, Vice Rappresentante Permanente della Slovenia presso l’UE. “L’accordo odierno non solo è tempestivo, è equilibrato e, cosa più importante, affronta tutte le preoccupazioni espresse in questo caso dal Comitato per la conformità alla Convenzione di Aarhus”. “Questo accordo garantirà il rispetto da parte dell’UE dei suoi obblighi internazionali. Le nostre soluzioni garantiscono il rispetto dei trattati UE e forniscono certezza giuridica”, ha fatto eco l’eurodeputato del PPE, Christian Doleschal, relatore per il Parlamento.

L’accordo politico andrà formalizzato prima in commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) sia dalla plenaria e dal Consiglio. Ma intanto esulta anche la Commissione, che puntava a un accordo prima della pausa estiva. E così è stato. “Rafforzerà la capacità della società civile europea e di un pubblico più ampio di esercitare un controllo sulle decisioni che riguardano l’ambiente”, ha detto il commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevičius. “Questo è un elemento importante dei controlli e degli equilibri nello stato di diritto ambientale per garantire che il Green Deal europeo porti un cambiamento duraturo”.

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