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'Fit for 55', al Parlamento UE si teme una transizione ingiusta. Appello per garanzie sul fondo sociale climatico

'Fit for 55', al Parlamento UE si teme una transizione ingiusta. Appello per garanzie sul fondo sociale climatico

Prime riserve dell'Eurocamera sull'estensione del sistema Ets a edifici e trasporti che potrebbe penalizzare i più vulnerabili. Il vicepresidente Timmermans: "Il costo dell'inazione è più alto". Bruxelles punta a creare un fondo sociale per mobilitare fino a 72,2 miliardi di euro tra 2025 e 2032 per mitigare eventuali aumenti dei prezzi per carburanti e riscaldamenti

Bruxelles – Una giornata storica. Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal, affronta la commissione ambiente (ENVI) del Parlamento europeo salutando la presentazione del pacchetto del Fit for 55 di ieri (14 luglio) come una giornata “potenzialmente storica”, se eurodeputati e Stati membri, in quanto co-legislatori, sosterranno la Commissione nel tradurre queste azioni politiche in atti legislativi. “Sarà difficile politicamente e legislativamente”, avverte il commissario olandese. “Ma ci arriveremo”.

Storica o non storica, la giornata di ieri segna uno spartiacque. Le dodici proposte dettagliate dall’Esecutivo von der Leyen (a cui si aggiunge una tredicesima strategia dedicata alla foreste che sarà presentata domani) segnano l’inizio di quello che sarà un lungo negoziato di almeno due anni non solo con l’Eurocamera e gli Stati, ma anche con il mondo dell’industria, deciso a non rimanere in silenzio. Il pacchetto sul clima – che Eunews spiega nel dettaglio qui – include una serie di nuovi standard sulle emissioni e sulle rinnovabili, tasse e tariffe sulle industrie emettitrici di carbonio come acciaio, automobili, carburante, compagnie aeree, ma anche una revisione del sistema Ets e di un meccanismo per dare un prezzo alle emissioni importate.

Jytte Guteland, eurodeputata S&D e relatrice della proposta del Parlamento europeo per la legge clima

L’accoglienza da parte del presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, è stata calda, come anche la maggioranza degli eurodeputati della commissione per l’ambiente ha riconosciuto la portata storica del pacchetto appena presentato, anche chi in passato ha accusato la Commissione di essere poco ambiziosa sugli obiettivi climatici. “Oggi le ambizioni della Commissione sono nettamente aumentate: è chiaro che l’obiettivo giuridicamente vincolante nella legge sul clima fa la differenza”, ha affermato Jytte Guteland, eurodeputata S&D e relatrice per il Parlamento per la legge sul clima. Per il maggioritario Partito popolare europeo la proposta è equilibrata. “Se implementiamo effettivamente questo pacchetto, la protezione del clima alla fine ripagherà”, sostiene Peter Liese, portavoce della politica ambientale del PPE. “Le aziende che investono in tecnologie rispettose del clima, avranno migliori opportunità economiche e, in particolare, ogni individuo che si comporti in modo rispettoso del clima, farà risparmiare denaro”. Per Liese è significativo che il pacchetto sia in linea con misure basate sul mercato. Il PPE è il gruppo politico che principalmente si è battuto a tutela della conservazione delle quote gratuite per le industrie previste dal sistema Ets, che saranno gradualmente eliminate con l’introduzione di un meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere.

“Quando guardiamo al punto da cui siamo partiti, abbiamo raggiunto già tanto”, riconosce il presidente della ENVI, Pascal Canfin, eurodeputato liberale di Renew Europe vicino al presidente francese Emmanuel Macron. Ciò non toglie che il Parlamento debba essere convinto su alcuni aspetti che ritiene ancora “non convincenti”, in primis come fare in modo che la revisione del sistema Ets prevista dal pacchetto non vada a ricadere su cittadini e famiglie più vulnerabili. “Sono favorevole al pacchetto proposto dalla Commissione, ma sono critico su un elemento: mettere un prezzo del carbonio sul gas o sul petrolio che usiamo per riscaldare le nostre case e sul carburante nelle nostre auto”, ha esordito Canfin aprendo i lavori della Commissione. E con lui si schiera una buona parte della commissione che si chiede, in concreto, come l’estensione del mercato del carbonio a trasporti su strada e riscaldamento degli edifici possa non aggravare ancora la condizione di povertà energetica, in cui versano almeno 35 milioni di europei.

Pascal Canfin

Con un nuovo fondo sociale per il clima, è la risposta della Commissione. Come parte del Fit for 55 sarà creato un fondo sociale attraverso il 25 per cento delle entrate provenienti da questo secondo sistema Ets dedicato a trasporti ed edifici. Sarà prefinanziato dal Bilancio europeo e secondo le stime dell’UE in sette anni (2025-2032) potrebbe mobilitare 72,2 miliardi di euro agli Stati membri per mitigare eventuali aumenti dei prezzi per carburanti e riscaldamenti. I paesi dell’UE dovranno preparare dei piani su come incanalare le risorse tra la ristrutturazione degli edifici per aumentarne l’efficienza energetica, l’installazione di sistemi di riscaldamento a zero emissioni di carbonio per ridurre le bollette.

Bruxelles prevede un co-finanziamento al 50 per cento, gli Stati poi potranno volontariamente aumentare il sostegno diretto ai loro cittadini – spiega Timmermans – ricorrendo a finanziamenti nazionali analoghi, per mobilitare fino a 144,4 miliardi di euro per una transizione socialmente equa. Se gli eurodeputati sollecitano la Commissione a chiarire quali saranno i costi sociali di questa transizione, Timmermans risponde – come più di una volta ha fatto – che il costo ambientale e sociale dell’inazione è ancora più alto, anche per i più vulnerabili che oggi non riescono a pagare le bollette o ad accedere a servizi energetici di base. “Questa è l’argomentazione da far prevalere”.

L’estensione dell’ETS a edifici e trasporti è finora tra le parti più criticate dall’Eurocamera, ma Timmermans si difende sottolineando che “dobbiamo fare di più per ridurre le emissioni di trasporti ed edifici” che finora ne sono rimasti fuori, pur contribuendo a oltre il 30 per cento delle emissioni del Continente. La questione non è da sottovalutare e proprio Timmermans lo sa perché ha fatto propria la battaglia per creare all’interno del Fit for 55 un fondo separato per la compensazione sociale, che inizialmente non era prevista dal pacchetto. Da più parti si teme che i più poveri pagheranno molto di più il costo della decarbonizzazione, alimentando anche la narrativa euroscettica di partiti e gruppi populisti e provocando reazioni, che in molti critici associano alle proteste dei “gilet gialli” in Francia del 2018 scoppiate proprio per un aumento dei prezzi della benzina. La sfida dei prossimi mesi sarà capire come vincolare al meglio gli Stati membri a dare questo sostegno.

Philippe Lamberts

Quali garanzie abbiamo che i soldi del fondo sociale arrivino nelle tasche di chi ha più difficoltà? Si sono chiesti i deputati. Per ora nessuna, ma a giudicare dalla prima reazione dell’Eurocamera i negoziati per finalizzare il pacchetto si giocheranno molto su questa dimensione sociale. “Sappiamo che in alcuni Stati membri le discussioni saranno più complicate che in altri”, ammette Timmermans annunciando che in questi giorni volerà in Repubblica ceca, tra gli Stati in UE più dipendenti dai combustibili fossi che saranno anche più difficili da convincere.

Ma la proposta, tutto sommato, piace e molti deputati ne riconoscono il livello di ambizione. E poi è una proposta, e c’è sempre margine per migliorarla. “I piani della Commissione sono i benvenuti e la aiuteremo a raggiungere gli obiettivi del Green Deal. Ora spetta al Parlamento e agli Stati membri garantire che questo pacchetto non riguardi solo le chiacchiere. Dovrebbe contenere gli impegni più ambiziosi possibili per rispettare l’accordo di Parigi sul clima, il Green Deal e garantire un futuro giusto ed equo”, scrive in una nota Philippe Lamberts, co-presidente del gruppo ambientalista, che si unisce ai colleghi eurodeputati nel chiedere un sostegno specifico per le “persone in povertà energetica in modo che il riscaldamento e il carburante rimangano accessibili”. Più dura la delegazione italiana del partito ecologista composta da Eleonora Evi, Ignazio Corrao, Rosa D’Amato e Piernicola Pedicini, secondo cui le misure “potevano essere molto più coraggiose e ambiziose, mentre rimane alto il
rischio che il Green deal europeo resti una promessa mancata e che queste misure non siano sufficienti ad affrontare la crisi climatica”.

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