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Caso Pegasus, verifiche della Commissione UE sull'uso del software di spionaggio israeliano contro giornalisti europei
La vicepresidente della Commissione UE per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová

Caso Pegasus, verifiche della Commissione UE sull'uso del software di spionaggio israeliano contro giornalisti europei

Il commissario per il Mercato interno Breton chiederà ai servizi della DG Connect di lavorare sull'inchiesta internazionale che ha rivelato l'uso dello spyware anche da parte del governo ungherese di Orbán: "Se confermato, è inaccettabile"

Bruxelles – Sono servite poco più di ventiquattro ore alla Commissione Europea per realizzare la portata dello scandalo sul possibile utilizzo dello spyware Pegasus da parte del governo ungherese di Vitor Orbán nei confronti di giornalisti e attivisti indipendenti. Se ieri (lunedì 19 luglio) il portavoce Christian Wigand aveva messo le mani avanti, specificando che un’eventuale indagine “spetta all’autorità nazionale per la protezione dei dati“, il collegio dei commissari oggi ha discusso della questione con più freddezza e ha stabilito che è necessario mettersi in moto.

Quello che ne è venuto fuori, in mancanza di ulteriori elementi che confermino quanto rivelato dall’inchiesta internazionale della rete di giornalismo investigativo Forbidden Stories, è che sarà necessario un lavoro parallelo di studio del possibile utilizzo del software della società informatica israeliana NSO Pegasus, che può raccogliere informazioni sulle attività online di un utente senza il suo consenso (conversazioni, e-mail, messaggi, foto, video) e trasformare lo smartphone in un registratore audio e video per intercettazioni in tempo reale.

Il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, “chiederà ai servizi della DG Connect [dipartimento della Commissione Europea deputato alle reti di comunicazione e tecnologie, ndr] di lavorare sulla vicenda dello spionaggio dei giornalisti europei“, ha annunciato durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto 2021 sulla condizione dello Stato di diritto in Europa il commissario per la Giustizia, Didier Reynders. “Stiamo iniziando a raccogliere informazioni”, ha precisato, “ma useremo più fonti, da quelle giudiziarie a quelle delle autorità sulla protezione dei dati, per verificare la solidità delle rivelazioni“. Se si dimostrassero vere, “sarebbe inaccettabile” per il rispetto dell’indipendenza dei media europei.

Rimane però il dubbio che, come dichiarato ieri a bruciapelo dal portavoce dell’esecutivo UE, l’indagine sia effettivamente di competenza nazionale (in questo caso specifico dell’Ungheria). “Nel caso dovessimo riscontrare che si tratta di una questione di sicurezza nazionale e che non possiamo affrontarla a livello europeo”, il gabinetto von der Leyen si impegnerà a inserirla nella raccomandazione sulla libertà di stampa, ha anticipato la vicepresidente della Commissione UE per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová.

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