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Europa senza gabbie, i governi preoccupati dell’impatto economico sull’agricoltura
Stella Kyriakides

Europa senza gabbie, i governi preoccupati dell’impatto economico sull’agricoltura

I ministri per l'Agricoltura sostengono la promessa della Commissione di porre fine gradualmente all'allevamento in gabbia, ma chiedono sostegno economico per gli agricoltori e di imporre le stesse norme europee in materia di benessere animale anche ai prodotti agricoli importati da Paesi terzi

Bruxelles – La proposta di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti dell’Unione Europea trova accoglienza nel Consiglio dell’UE, che però si dice preoccupato per l’impatto economico che potrebbe avere sul comparto agricolo. I ministri dell’Agricoltura dell’UE ne hanno discusso per la prima volta questa settimana durante il primo Consiglio Agricoltura e Pesca a guida della Slovenia (il 19 luglio), dopo che lo scorso 30 giugno la Commissione ha deciso di dare seguito con una proposta di legge entro il 2023‘End the Cage Age’, l’iniziativa dei cittadini europei promossa da Compassion in World Farming (Ciwf) e firmata da quasi 1,4 milioni di persone nell’UE per chiedere all’UE di vietare le gabbie. 

La maggior parte dei Paesi ha dato sostegno al principio dell’iniziativa, pur sollevando preoccupazioni per l’impatto negativo che potrebbe avere sugli agricoltori, sia in termini di costi della transizione verso una Europa senza gabbie che di perdita di competitività nei confronti dei paesi terzi. L’accoglienza, in sostanza, è stata più fredda rispetto a quella del Parlamento europeo. “Anche l’Italia è dell’avviso che sia necessario sviluppare i sistemi di allevamento che garantiscano un migliore benessere degli animali”, ha ricordato Michele Quaroni, ambasciatore italiano presso l’UE che ha fatto le veci del ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli. A preoccupare Roma la necessità di prevedere forme di incentivazione di carattere finanziario per “i nostri allevatori, occorre porre particolare attenzione alle importazioni di prodotti provenienti dai paesi terzi. Su questo punto è importante che sia garantita la massima reciprocità”. Come l’Italia, diversi Stati sottolineano la necessità di applicare le stesse norme europee in materia di benessere animale anche ai prodotti agricoli importati da Paesi terzi, per non vanificare gli sforzi di alzare gli standard.

I ministri hanno insistito sulla necessità di una valutazione d’impatto completa dell’iniziativa e di offrire finanziamenti agli agricoltori che abbandonano i sistemi di gabbie. A discutere con i ministri la commissaria europea per la Salute Stella Kyriakides che ha ribadito l’intenzione della Commissione di fornire sostegno agli agricoltori per aiutarli a smettere di allevare animali in gabbia. “Non abbandoneremo gli agricoltori”, ha detto in conferenza stampa, ribadendo che ci sarà un periodo di transizione “ragionevole” per questa transizione e che gli allevatori saranno sostenuti dall’UE e che sarebbero state messe in atto misure sulle importazioni. “Abbiamo già invitato gli Stati membri ad ad aumentare le possibilità di sostenere gli agricoltori attraverso i fondi della Politica agricola comune (PAC)”, ha aggiunto.

Di tempo in effetti, ce ne è. Bruxelles promette nel 2023 una iniziativa di legge, ma prevede di realizzare prima una valutazione dell’impatto socio-economico e ambientale e soprattutto di individuare come e dove dare sostegno economico agli allevatori, per accompagnarli nella transizione. Sarà soprattutto la nuova politica agricola comune (PAC) a fornire sostegno finanziario – attraverso gli eco-schemi, precisa la Commissione – per aiutare gli agricoltori a dotarsi di strutture di allevamento più rispettose degli animali. Nel quadro della strategia Farm to Fork (dal campo alla tavola) – la strategia di filiera agroalimentare pubblicata a marzo 2020 – la Commissione sta già rivendendo la normativa europea che riguarda il benessere degli animali anche per quanto riguarda il trasporto e l’allevamento.

“Appoggiamo la decisione della Commissione di preparare una valutazione d’impatto di questa iniziativa, basata su uno studio delle conseguenze ambientali e socioeconomiche dell’eliminazione graduale delle gabbie, che terrà conto dei benefici in termini di benessere degli animali, delle esigenze sociali ed economiche del settore agricolo dell’UE (comprese quelle delle piccole aziende agricole), della dimensione internazionale degli scambi e degli aspetti ambientali”, ha aggiunto Jože Podgoršek, ministro sloveno dell’Agricoltura, delle foreste e dell’alimentazione che lo scorso lunedì ha presieduto il suo primo Consiglio dedicato all’Agricoltura.

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