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Col COVID europei 'fuori di testa'. Salute mentale peggiorata, e nessuno sa valutarne l'impatto
[foto: Servizio ricerche del Parlamento europeo]

Col COVID europei 'fuori di testa'. Salute mentale peggiorata, e nessuno sa valutarne l'impatto

Il Parlamento europeo prova a fare ordine mettendo insieme diversi studi in materia. Ansia, disturbi del sonno, solitudine, depressione. Il quadro neurologico generale è deteriorato, e rischia di durare a lungo

Bruxelles – Il Coronavirus non lascerà solo cicatrici economiche, ma segni ben più profondi nella vita delle persone. Ansia, stress, paura, depressione: la salute mentale degli europei sta già pagando un prezzo elevato per la pandemia. La situazione è complessa, ma esempi che illustrino l’impatto sulla testa delle persone non mancano. All’inizio del lockdown in Francia l’ansia era il doppio rispetto al normale la soddisfazione per la vita è diminuita “in modo significativo”. In Italia, otto su dieci hanno affermato di aver bisogno di supporto psicologico. In Belgio, la prevalenza di ansia e depressione è raddoppiata, passando da una media dell’11% nel 2018 al 23% nell’aprile 2020. La Svezia ha registrato un aumento dei problemi di salute mentale auto-riferiti . Nei Paesi Bassi, più di un terzo ha riferito di sentirsi più ansioso, stressato e solo, con circa il 20% che ha più problemi con il sonno.

Tutti esempi di come la pandemia ha influito e continuerà a influire sul benessere mentale. Il Parlamento europeo ha provato a fare la mappatura dello stato mentale degli europei, mettendo insieme diversi contributi di ricerca. Il risultato è un tendenza generale negativa e peggiorativa rispetto all’arrivo del COVID-19.

Il rischio di ‘fare tilt’ non risparmia nessuno. Il Servizio di ricerca del Parlamento europeo rileva come le conseguenze sulla salute mentale “colpiscono tutte le età”, dai bambini e adolescenti, agli adulti e agli anziani. Ma sono in particolare i giovani (18-28 anni) ad alto rischio di sviluppare un debole equilibrio mentale, “a causa della maggiore occupazione e della precarietà del reddito”.

Ma i problemi si pongono innanzitutto per chi è stato in prima linea durante la fase emergenziale. Secondo l’ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale per la sanità (OMS), i professionisti della salute e dell’assistenza stanno sperimentando livelli più elevati di ansia (13% contro 8,5%) e depressione (12,2% contro 9,5 %) rispetto ai professionisti di altre aree, “con possibili implicazioni a lungo termine per il loro benessere”.

Mentre per il personale medico e sanitario lo stress è stato dovuto dalla crisi sanitaria, per tutti gli altri il responsabile principale numero uno è il governo. Più concretamente, si legge nel documento del Parlamento europeo, “si ritiene che la pandemia e le misure restrittive adottate dai governi di tutto il mondo abbiano avuto un grave impatto sulla salute mentale dei giovani“. Di fronte a gravi interruzioni della loro istruzione e della loro situazione di vita, e preoccupati per il futuro e il loro posto in esso,possono anche subire impatti per tutta la vita”, economici e non.

Ci sono poi quelle persone che già erano più vulnerabili prima della pandemia, e che hanno subito contraccolpi per l’interruzione di assistenza. Quanti avevano problemi di salute mentale preesistenti sono stati particolarmente vulnerabili durante la pandemia di coronavirus. La pandemia ha interrotto le cure, portando a una sostanziale riduzione dell’accesso e della disponibilità di servizi basati su strutture e supporto basato sulla comunità. Gli appuntamenti frontali sono stati cancellati, o parzialmente o totalmente sospesi, e la fornitura spostata online. Come conseguenza dell’accesso limitato al supporto normale, le condizioni psichiatriche preesistenti sono peggiorate.

Altra categoria particolarmente colpita quella femminile. Secondo gli analisti tutte le ricerche concordano sul fatto che la pressione di conciliare lavoro e vita familiare ha avuto un grave impatto sul benessere delle donne, con più donne che uomini che riferiscono di soffrire di ansia a causa del COVID-19.

“L’impatto psicologico a lungo termine della pandemia di Coronavirus non è ancora chiaro”. Questo è il vero nodo da sciogliere. C’è chi sostiene che gli effetti sulla testa rimarranno, c’è chi ritiene gli effetti saranno momentanei e passeggeri e che alla fine “una minoranza considerevole” potrebbe rimanere con problemi di salute mentale. Tra i problemi che rischiano di trascinarsi per molto tempo il disturbo ossessivo-compulsivo e l’ansia generale. Si ritiene che la solitudine cronica causata dall’isolamento sociale durante la pandemia, tra gli altri fattori, sia un’altra delle principali preoccupazioni. Anche la disoccupazione o la perdita di reddito (causate dagli effetti economici a catena della pandemia) possono influire sul benessere a lungo termine.

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