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IL COVID rilancia l'azione dell'UE a sostegno della salute mentale, tra iniziative vecchie e nuove

IL COVID rilancia l'azione dell'UE a sostegno della salute mentale, tra iniziative vecchie e nuove

La pandemia da coronavirus non sta avendo solo conseguenze fisiche ma anche psicologiche. L'UE da quasi vent'anni si impegna per la tutela del benessere psichico dei suoi cittadini, predisponendo azioni e strumenti ad hoc. Il lavoro prosegue con nuovi strumenti e in uno spirito di collaborazione

Roma – “La pandemia sta creando uno tsunami di disturbi mentali che non possiamo sottovalutare. Dobbiamo rispondere combinando interventi urgenti, investimenti, sviluppo di capacità e innovazione”. Sono le parole di Stella Kyriakides, la commissaria alla salute e alla sicurezza alimentare durante il Forum ministeriale sull’impatto della pandemia di COVID-19 sulla salute mentale e sui sistemi di erogazione dei servizi (nella regione europea dell’OMS), tenutosi lo scorso 22 luglio e presieduto dal viceministro della salute della Grecia, Zoe Rapti.

Il punto sulla salute mentale nell’UE

Questione, quella della salute mentale, spesso trascurata, soprattutto nei suoi numeri. Solitudine, esaurimento nervoso, isolamento, ansia, depressione interessano circa 84 milioni di persone in Europa e i costi che ne conseguono ammontano a circa 600 miliardi di euro l’anno (inclusi, oltre a quelli per l’assistenza sanitaria, anche gli oneri sociali come e perdite di occupazione e di produttività e per la sicurezza sociale). Ad esserne maggiormente colpiti in Europa e nel mondo, sono i gruppi emarginati e vulnerabili come minoranze etniche, migranti, giovani, donne e quanti affetti da disturbi mentali preesistenti. In tempi di pandemia la salute mentale rappresenta una sfida sanitaria ulteriore per l’Europa, ma anche un’opportunità per contribuire a sistemi sanitari più efficaci, equi e soprattutto resilienti  in uno spirito di collaborazione.

L’impegno dell’Europa in materia di salute mentale

Il contributo europeo  al contrasto delle malattie non trasmissibili e a favore della salute mentale non è nuovo. Sono circa venti anni che la Commissione europea  ricorda l’importanza di sistemi di informazione, ricerca e conoscenza sul tema. In un quadro ampio che prende come  riferimento a quadri politici internazionali, in particolare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e i 9 obiettivi volontari globali fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità sulle malattie non trasmissibili.  Da allora sono state organizzate diverse iniziative in collaborazione con esperti, responsabili politici e rappresentanti della società civile.

Nel 2018  è nato un Gruppo direttivo per la promozione della salute, la prevenzione delle malattie e la gestione delle malattie non trasmissibili (SGPP) a sostegno degli Stati membri nel raggiungimento degli obiettivi sanitari e degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Composto da esperti e rappresentanti dei ministeri della salute dei paesi dell’UE quell’anno il gruppo ha scelto la salute mentale come area per l’attuazione delle migliori pratiche, selezionate dalla Commissione sulla base delle priorità nazionali individuate degli Stati, liberi di decidere quali implementare, sulla base del loro interesse.

A questo si aggiunge l’invito rivolto a vari stakeholder a partecipare a una comunità virtuale dedicata all’impatto del COVID-19 sulla salute mentale, uno spazio ove poter condividere preoccupazioni, pratiche e conoscenze nell’ambito della piattaforma per politica sanitaria dell’UE. sulla quale sono ospitati regolarmente webinar che informano sui risultati di questi scambi di informazioni.

 Iniziative recenti e in corso di sviluppo

Tra le attività  degli ultimi anni va segnalata l’organizzazione di una Conferenza di alto livello che lo scorso maggio ha riunito circa 2000 partecipanti tra rappresentanti degli Stati membri, della Commissione europea, del Parlamento europeo, delle organizzazioni internazionali e di altre parti interessate. Al centro del dibattito la complessità e l’urgenza nell’affrontare le sfide e la necessità di non sottovalutare le conseguenze  della pandemia sul benessere mentale nel lungo periodo. L’evento ha rappresentato un’importante occasione per i partecipanti per esprimere le proprie preoccupazioni e necessità, offrendo al tempo spesso utili informazioni, frutto delle più recenti scoperte medico- scientifiche.

Attualmente è in avvio un’Azione Comune sulla salute mentale (ImpleMentAll) coordinata dalla Grecia e che metterà in pratica le migliori pratiche in materia di prevenzione del suicidio e riforma del sistema di salute mentale. Dotata di una struttura flessibile, permetterà di adattare le best practices alle necessità specifiche dei singoli paesi UE partecipanti.

ImpleMentAll partirà il prossimo autunno assieme al progetto sulla prevenzione della depressione (EEAD-Best), avviato lo scorso aprile con un finanziamento pari a 6,6 milioni di euro del terzo Programma UE per la Salute (2014-2020). Per questi e altri progetti in materia saranno messi a disposizione ulteriori 5,2 miliardi di euro, finanziati dal Programma EU4Health (2021-2027). Nel programma di lavoro annuale di EU4Health relativo al 2021 si dedica ampio spazio all’impatto del Covid-19 sull’equilibrio mentale, prevedendo azioni specifiche di promozione della salute mentale nelle scuole, sostegno agli operatori sanitari e  campagne di sensibilizzazione e comunicazione rivolte al grande pubblico. E poi ancora azioni trasversali nell’ambito dei programmi di lotta al cancro dove la salute mentale e il sostegno psicologico giocano un ruolo centrale per la qualità di vita dei pazienti in cura e dei cosiddetti “sopravvissuti”.

Gli investimenti nella salute mentale sono un investimento nel nostro futuro. Tutti dobbiamo rendercene conto. Non ci possiamo permettere una ‘pandemia di salute mentale’ dopo il COVID-19 come ha affermato Kyriakides durante l’intervento al Forum ministeriale dello scorso mese.


Questo contributo è stato pubblicato nell'ambito di "Parliamo di Europa", un progetto lanciato da Eunews per dare spazio, senza pregiudizi, a tutti i suoi lettori e non necessariamente riflette la linea editoriale della testata.