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Prošek, Bruxelles verso l'ok al vino croato. Due mesi per le obiezioni, Italia pronta a dar battaglia

Prošek, Bruxelles verso l'ok al vino croato. Due mesi per le obiezioni, Italia pronta a dar battaglia

La Commissione UE valuta "ammissibile e valida" la domanda di tutela da parte della Croazia e lascia due mesi di tempo per presentare obiezioni. L'appello della Lega a Bruxelles: "Italia faccia sistema per fermarla"

Bruxelles – La Commissione Europea è pronta a pubblicare in Gazzetta Ufficiale la domanda di protezione della menzione tradizionale “Prosek”, dopo la richiesta della Croazia di tutela dell’UE per il suo vino dolce da tavola, che niente ha a che fare con il prosecco italiano. A confermarlo oggi (13 settembre) è il commissario europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, in una risposta all’interrogazione presentata da diversi eurodeputati italiani per chiedere alla Commissione di non mettere a repentaglio la denominazione protetta (DOP) del ‘prosecco’ italiano (di cui gode dal 2009) da imitazioni o possibili abusi.

Una battaglia che va avanti da anni, la prima richiesta da parte del governo croato risale al 2013 e non riguarda la denominazione di origine protetta (DOP), ma solo la tutela della menzione tradizionale che evoca caratteristiche particolari di un determinato prodotto vitivinicolo. La richiesta ha comunque scatenato un’aspra reazione in Italia, di cui si fece portavoce tempo fa Paolo De Castro, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura. La Commissione – spiega il commissario polacco – ha invece verificato l’ammissibilità e la validità della richiesta croata, lasciando due mesi di tempo “a tutte le parti interessate” per formulare un’obiezione. L’Esecutivo “analizzerà successivamente le eventuali obiezioni ricevute e adotterà una decisione finale sulla domanda tenendo conto di tutti gli elementi a sua disposizione”.

Secondo Bruxelles il fatto che il prosecco italiano e il vino croato abbiano parzialmente o lo stesso nome (totale o parziale omonimia) non è “ritenuta un motivo sufficiente per respingere una domanda. Due termini omonimi possono coesistere a determinate condizioni, in particolare tenendo debitamente conto degli usi locali e tradizionali e del rischio che il consumatore possa confondersi“. Zagabria si difende spiegando che non c’è alcun tipo di connessione tra i due vini e si è già detta disposta ad affiancare il termine ‘dalmata’ accanto al nome ‘prošek’ per sottolineare la differenza dal prosecco italiano.

Stefano Patuanelli

Per l’Italia, invece, è un pericoloso attacco al suo Made in Italy. Poche ore dopo la pubblicazione della risposta del commissario, è arrivata la secca nota del Ministero delle politiche agricole presieduto da Stefano Patuanelli secondo cui la decisione della Commissione “è sbagliata”. Il MIPAAF annuncia che userà “ogni argomentazione utile per respingere la domanda di registrazione promossa dalla Croazia, anche appellandosi ai principi di tutela espressi dalla Corte di Giustizia in casi analoghi, come ad esempio avvenuto nel recentissimo caso dello ‘Champanillo’ spagnolo”. Un riferimento alla sentenza della Corte di giustizia UE della scorsa settimana che “ha protetto” la denominazione DOP ‘champagne’ dall’uso applicato a un servizio di ristorazione in Spagna e che potrebbe rappresentare un “precedente” per la futura decisione da parte dell’UE.

Si levano anche le voci degli eurodeputati italiani che si dicono pronti a sfruttare questi due mesi a disposizione per presentare obiezioni. “Dall’Europa arriva l’ennesimo scandaloso attacco al Made in Italy e al nostro Prosecco”, denuncia l’eurodeputata della Lega, Mara Bizzotto, annunciando di essere “pronti alle barricate per difendere in ogni modo e in ogni sede il Prosecco Made in Italy perché deve essere chiaro a tutti che l’unico vero prosecco è quello prodotto nelle nostre terre”. Le fa eco anche la compagna di partito Rosanna Conte secondo cui per “quanto Bruxelles si ostini a dire il contrario, è palese come il riconoscimento del Prosek croato, da un lato, costituisca una grave forma di concorrenza sleale al nostro vino, e dall’altro metta in discussione il meccanismo di tutela dei prodotti Dop e Igp. Adesso, abbiamo due mesi di tempo per fare pressioni a livello europeo per bloccare questa scellerata decisione. L’Italia faccia sistema per fermarla”.

“Se la Commissione europea dovesse procedere al riconoscimento della menzione “Prosek”, si tratterebbe di registrare una posizione incoerente e ai limiti della follia, che andrebbe contro le denominazioni europee, anziché a tutela”, denuncia in una nota la Confederazione italiana agricoltura (Cia-Agricoltori italiani). “Un fatto grave contro il quale combatteremo a difesa del nostri produttori di prosecco italiano”. Per la Coldiretti il via libera di Bruxelles potrebbe rovinare “il record storico dell’export di Prosecco nel mondo, cresciuto del 35 per cento nei primi sei mesi del 2021” e  contraddire “anche in maniera clamorosa la recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Unione europea come la star delle bollicine italiane”.

“Incomprensibile il modo di agire di questa commissione – afferma Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia da un lato, con un’applicazione esasperata ed ideologica  del Green deal, rischia di distruggere la produzione europea a favore dei Paesi terzi e dall’altro agisce sulla base di commi da leguleio contro uno dei prodotti che meglio esprime un’eccellenza fatta di qualità storia e territorio”.

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