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Unione della Salute, la Commissione UE lancia 'HERA' per la risposta europea alle emergenze sanitarie

Unione della Salute, la Commissione UE lancia 'HERA' per la risposta europea alle emergenze sanitarie

Pienamente operativa dal 2022, la nuova autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie lavorerà tra prevenzione ed emergenza con un budget iniziale di 6 miliardi di euro tra 2021 e 2027. "Il tassello mancante per iniziare a costruire una Unione Europea della Salute"

Bruxelles – Si chiama HERA (acronimo di Health emergency and preparedness response authority) la principale “lezione” appresa dall’Unione Europea dalla pandemia da Coronavirus. Una nuova Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA) annunciata già a febbraio scorso e lanciata formalmente oggi (16 settembre) dalla Commissione Europea, per rendere più efficiente e unitaria la risposta dell’UE alle future crisi sanitarie, non solo per gestire quella che viviamo da oltre un anno. “Il tassello mancante per iniziare a costruire una Unione Europea della Salute, quello che serviva all’inizio della pandemia e che non abbiamo avuto”, spiegano in conferenza stampa (16 settembre) i commissari Stella Kyriakides, Thierry Breton e Margaritis Schinas.

Sarà funzionante da oggi, ma sarà pienamente operativa a partire dal 2022, con una valutazione sul suo operato su base annuale fino al 2025, quando sarà effettuata una revisione completa. “Dobbiamo essere meglio preparati per la prossima crisi sanitaria. E dobbiamo assicurarci di essere in grado di rispondere in tempo in modo rapido ed efficace per proteggere i nostri cittadini”, ha esordito la commissaria Kyriakides descrivendo HERA come il cuore dell’Unione europea della Salute a cui sta lavorando. Nell’organizzarla, Bruxelles prende spunto (e non lo nasconde) dal BARDA, l’agenzia biomedica di ricerca e sviluppo creata nel 2006 dagli Stati Uniti per le minacce alla salute pubblica.

Tra prevenzione e urgenza

A livello “logistico”, HERA è pensata come un’Agenzia interna alla Commissione Europea “per renderla più efficiente”, dicono i commissari. Quindi già diversa dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e dal Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive (ECDC) che invece sono autorità indipendenti e meno “controllabili” da Bruxelles. Ma non è solo strutturale la distanza con ECDC ed EMA, visto che HERA potrà negoziare per conto dell’UE con i produttori di vaccini per l’approvvigionamento.

HERA avrà una struttura totalmente diversa e sarà dotata di un comitato direttivo (Crisis Board), in cui saranno coinvolti gli Stati membri, la presidente della Commissione europea e i tre commissari citati (a cui si aggiunge Mariya Gabriel responsabile per Ricerca e Innovazione) e a cui sarà invitato a partecipare anche un “osservatore” da parte del Parlamento europeo in qualità di autorità di bilancio. Saranno però gli Stati membri attraverso il Consiglio ad attivare i poteri di emergenza di HERA, su proposta della Commissione Europea.

L’autorità sarà divisa tra attività di prevenzione (dove l’UE ha dimostrato di essere molto carente) e risposta rapida. Una prima fase di “preparazione” ordinaria e quotidiana a eventuali crisi e minacce sanitarie, che si articola in un lavoro di routine a contatto con altre agenzie sanitarie nazionali e dell’UE, l’industria e i partner internazionali, con valutazioni delle minacce e raccolta di informazioni, modelli per prevedere un focolaio, ricerca.

Di fronte a un’emergenza sanitaria e minacce per la salute pubblica, invece, attraverso il comitato di crisi HERA potrà passare rapidamente alle operazioni di emergenza, con un rapido processo decisionale e l’attivazione di misure di emergenza: potrà sbloccare nuovi finanziamenti di emergenza e lancerà azioni di monitoraggio, ma svolgerà anche il ruolo di centro di acquisto unico per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di medicinali, vaccini, o altro materiale sanitario, che nella prima fase di pandemia scarseggiavano.

Molta importanza viene data all’aumento della capacità industriale. Nonostante sembrino superate le difficoltà iniziali con la disponibilità di vaccini, Bruxelles vuole dare vita nei prossimi mesi a delle strutture FAB, una rete di capacità di produzione sempre attive per la produzione di vaccini e medicinali, che saranno messe in moto per mettere a disposizione eventuali scorte di medicinali e dispositivi medici. “Sarà potenziata la produzione UE di contromisure mediche e sarà creato un inventario degli impianti di produzione, delle materie prime, dei materiali di consumo, delle attrezzature e delle infrastrutture al fine di avere una chiara panoramica delle capacità dell’UE”, si legge nella comunicazione. Dalla crisi “abbiamo capito l’importanza di ridurre la dipendenza dai Paesi terzi, la necessità di controllare meglio le catene di approvvigionamento e di avere un dialogo più fermo con i rappresentanti del settore dell’industria”, ha motivato in conferenza Breton, responsabile della task force sui vaccini dell’UE.

Un budget che sfiora i 50 miliardi di euro

Come potrà svolgere tutte queste attività? La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, nel suo Discorso sullo stato dell’Unione pronunciato ieri ha tratteggiato il disegno della futura HERA parlando di una vera missione europea che si occuperà della risposta a eventuali future pandemie, dotata di un budget di 50 miliardi di euro da mobilitare tra 2021-2027. Un cambio di passo enorme se si pensa che l’UE non ha competenze specifiche in materia di salute ma sopratutto una cifra enorme da dedicare solo alla sanità, che von der Leyen ha forse ingigantito per impressionare i suoi ascoltatori con una delle vere poche notizie uscite dal discorso.

Le attività avranno un budget standard di 6 miliardi di euro dell’attuale quadro finanziario pluriennale per il periodo 2022-2027, ovvero un miliardo circa all’anno. Secondo il commissario Breton queste risorse sono in linea con il budget che anche gli Stati Uniti riservano annualmente alla loro BARDA. A queste risorse di base si aggiungeranno tra i 30 e i 34 miliardi provenienti da altri fondi europei (che contribuiscono direttamente e indirettamente alla preparazione alle emergenze sanitarie nell’UE, come lo strumento per la ripresa e la resilienza e REACT-EU all’interno dell’UE, e il lavoro dello strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale al di fuori dell’UE) a cui si andranno a sommare anche i contributi degli Stati membri, hanno spiegato i commissari in conferenza stampa.

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