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Farm to Fork, la Commissione frena sullo studio d'impatto.

Farm to Fork, la Commissione frena sullo studio d'impatto. "Troppo presto" per valutare gli effetti del Green Deal sulla filiera agricola

Molto dipenderà dal livello di ambizione "verde" che gli Stati membri metteranno nei loro piani strategici della nuova PAC, afferma il commissario per l'Agricoltura Janusz Wojciechowski

Bruxelles – E’ ancora troppo presto per una valutazione d’impatto del Green Deal sulla filiera agroalimentare europea, molto dipenderà da come gli Stati membri decideranno di formulare i loro piani strategici della nuova Politica agricola comune (PAC). E’ netto il commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, nel rifiutare ancora una volta l’idea di una valutazione d’impatto complessiva da parte dell’UE sulla strategia Farm to Fork, la “costola” del Green Deal che riguarda il settore agroalimentare. In una intervista sul canale youtube di Eurocommerce, il commissario ha ammesso ieri (22 settembre) di essere a conoscenza dei risultati di “alcune valutazioni di impatto sulle potenziali conseguenze della strategia dal Campo alla tavola per la nostra agricoltura”.

In assenza di una valutazione d’impatto ufficiale da parte dell’UE, negli ultimi mesi ne sono uscite diverse (una da parte dell’USDA americana e una del Centro comune di ricerca) che evidenziano un potenziale calo produttivo in Europa legato al tentativo di andare incontro agli obiettivi di sostenibilità. Wojciechowski aggiunge che “molte relazioni mostrano cosa può succedere se non faremo nulla” sulla riduzione delle emissioni di gas serra derivate dal comparto agricolo (circa il 10 per cento di quelle totali, di cui la gran parte dalla filiera zootecnica) e se “continueremo su questa strada”.

Per la Commissione è “troppo presto” per una valutazione completa delle conseguenze della strategia Farm to Fork, anche perché non si sa quanto gli Stati membri saranno ambiziosi con i loro strategici nazionali della nuova PAC. “Non abbiamo basi per la valutazione completa delle potenziali conseguenze perché non sappiamo quanto saranno ambiziosi gli Stati membri, come sarà l’accoglienza della riforma tra gli agricoltori”. Wojciechowski involontariamente sottolinea la grande debolezza dei piani di Bruxelles per la sostenibilità della filiera agricola: anche nella nuova PAC che entrerà in vigore il primo gennaio 2023 quasi nulla è richiesto agli Stati obbligatoriamente, gli impegni per l’architettura verde sono quasi tutti su base volontaria: gli eco schemi, l’agricoltura biologica, come la riduzione dei pesticidi e dei fertilizzanti.

Come ha sottolineato lo stesso Centro comune di ricerca nella sua valutazione sulla Farm to Fork, un’analisi non può essere esaustiva perché ad oggi non tiene conto di alcune variabili. Ad esempio la riduzione delle produzioni associate al passaggio all’agricoltura biologica potrebbero essere mitigate con l’attuazione del Piano europeo di azione per lo sviluppo della produzione biologica, che non viene considerato nell’analisi. Una minore produzione di bestiame potrebbe avere un impatto minore sui prezzi e sul commercio se accompagnata dalla promozione di diete più sane e “vegetali” e i benefici potrebbero essere rafforzati dai miglioramenti tecnologici.

Ridurre le emissioni dell’agricoltura è solo l’obiettivo politico a livello europeo, ma non è obbligatorio per gli agricoltori. Inoltre, la Commissione riconosce che gli Stati membri hanno punti di partenza molto diversi sia in termini di produzione di emissione di CO2, sia con l’uso di pesticidi, dei fertilizzanti chimici, o nell’uso di antibiotici nella produzione animale. “Il problema sarà trovare l’approccio giusto”, chiosa il commissario polacco.

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