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Più fondi alla ricerca e cooperazione tra Stati, anche tra i cittadini europei avanza l'idea dell'Unione della Salute

Più fondi alla ricerca e cooperazione tra Stati, anche tra i cittadini europei avanza l'idea dell'Unione della Salute

Il terzo panel della Conferenza sul futuro dell'Europa si chiude con la proposta di una Sanità garantita e accessibile per tutti, soprattutto centralizzata a livello europeo. Quattro italiani estratti tra i 20 "delegati" che andranno a interagire con le istituzioni nella plenaria

Strasburgo – Sanità centralizzata a livello europeo, fine dei sussidi ai combustibili fossili, ruolo rafforzato dell’educazione quando si parla di salute. Si è chiuso ieri (3 ottobre) anche il terzo panel dei cittadini della Conferenza sul futuro dell’Europa con una serie di priorità che saranno approfondite nel corso delle prossime due riunioni, a novembre in remoto e a dicembre a Natolin (Varsavia) in Polonia. Al centro dell’incontro dei 200 cittadini nei locali del Parlamento europeo di Strasburgo c’è stato un primo scambio di idee sui temi della salute e dell’ambiente. Sembrano temi distanti tra loro, ma in realtà non lo sono: l’approccio europeo è quello di collegare benessere animale, umano e ambientale in “una salute” (‘One Health’) come se fossero l’una dipendente dall’altra.

Quasi 72 ore di lavori e dibattiti che si articolano alla fine della domenica in cinque grandi priorità su cui i cittadini lavoreranno per formulare vere e proprie proposte: “vivere meglio” (con circa 12 proposte tematiche); la “protezione dell’ambiente e salute” (10 temi), la necessità di “riorientare l’economia e il nostro modo di consumare”; azioni per una società più sostenibile; infine, la necessità di una “Salute per tutti”, il cluster che ha ricevuto più proposte (circa 25 temi che vanno dal rafforzare sistemi sanitari a una visione più ampia della salute includendo quella mentale, sessuale, psicologica).

Ricciardi: “Meno competenze agli Stati per un’Unione della Salute”

Sul versante sanitario, il dibattito si fa intenso. Le richieste dei 200 cittadini europei vanno da maggiori investimenti nella ricerca sanitaria a un sistema di coordinamento rafforzato a livello europeo, passando per una “sanità garantita per tutti”. Il tutto è riassumibile con la costruzione di una Unione della Salute, una riflessione che prende le mosse dalla pandemia da COVID-19 che ha evidenziato le carenze di una Europa priva o quasi di competenze in ambito sanitario. Sebbene il tema della salute sia quello finora con meno contributi sulla piattaforma multilingue della Conferenza, il weekend è stato caratterizzato da un dibattito molto vivace sull’argomento, più di quanto lo sia stato quello sul cambiamento climatico. Sabato i cittadini hanno potuto scambiarsi opinioni con gli esperti di questi argomenti, tra cui il professor Walter Ricciardi, ordinario d’igiene e medicina preventiva dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Walter Ricciardi

Ricciardi incalza gli Stati membri a investire di più nella sanità, “a cedere parte della loro sovranità” per un rafforzamento del sistema sanitario a livello europeo, che andrebbe garantito e reso accessibile a prescindere dallo Stato in cui si vive. “Un grande problema è che oggi la salute è globale mentre l’assistenza sanitaria è locale: le aspettative di vita cambiano” in maniera consistente da ovest a est dello stesso Continente europeo. Ricciardi non esclude a priori che si debba rimettere mano a una riforma dei trattati europee per dare più competenze all’UE, dando anche alla Conferenza una consistenza diversa. Investire di più in sanità ma anche sensibilizzare i cittadini a migliorare il loro stile di vita per prevenire malattie non trasmissibili, come il cancro.

Interoperabilità, il professore insiste anche sulla necessità che i dati sanitari di tutti gli Stati membri siano scambiati con più semplicità. Oggi è la privacy, che Ricciardi chiama “protezione eccessiva dei dati sanitari”, che rischia di frenare un dibattito più concreto sull’Unione della salute. Il professore parla e sembra che le parole abbiano fatto presa anche sugli ascoltatori, perché la domenica si è chiusa con la promessa di riparlare di un rafforzamento dei poteri sanitari in capo all’Unione.

Sul fronte del cambiamento climatico, i cittadini hanno parlato della necessità di ridurre l’impatto delle nostre economie sull’ambiente (ad esempio in termini di emissioni di gas serra) ma il loro sguardo è anche molto concentrato su cosa avviene fuori dall’Europa. L’UE dovrebbe farsi carico del ruolo di leader globale nella lotta al cambiamento climatico e convincere gli altri – si nomina soprattutto la Cina – a emettere e inquinare di meno. Sulla piattaforma e nei corridoi del Parlamento di Strasburgo tra le idee che hanno ricevuto il maggior sostegno ci sono la fine dei sussidi ai combustibili fossili, un motore di ricerca per i collegamenti ferroviari senza confini attraverso l’Europa, più treni ad alta velocità e notturni, una tassa sul consumo eccessivo per investire nella neutralità climatica.

Quattro italiani tra gli ambasciatori

Rossella, Ivo, Maria e Ilenia. L’ultima giornata di lavori, come sempre, è chiusa dall’estrazione dei 20 cittadini delegati che andranno a interagire con le istituzioni nelle riunioni plenarie della Conferenza (la prossima in programma il 22-23 ottobre). Anche questa volta sono stati estratti quattro cittadini italiani (al panel ce ne erano 22 in tutto) che faranno le veci dei loro colleghi. L’Italia, insieme alla Germania e alla Francia, è tra i Paesi europei più rappresentati nei panel in cui deve esserci almeno un cittadino per Stato membro. Qui abbiamo riportato qualche loro testimonianza e considerazione su come sono andati i lavori dei tre giorni.

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