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La crisi del gas in Europa rallenta il dibattito sul 'Fit for 55', gli Stati prendono tempo

La crisi del gas in Europa rallenta il dibattito sul 'Fit for 55', gli Stati prendono tempo

Molte delegazioni temono la riforma dell'ETS, anche se il rialzo dei prezzi dipende in minima parte da questo. Le entrate del sistema di scambio quote di emissioni hanno generato quest'anno 11 miliardi di euro in più rispetto all'anno precedente. Timmermans ai governi: "Usate questi soldi per politiche di transizione"

Bruxelles – Il mercato delle emissioni di carbonio dell’Unione europea non è la causa principale del rialzo dei prezzi di gas ed energia in Europa, il problema sono le condizioni attuali del mercato. “La transizione non va fermata, ma accelerata” per lasciarsi alle spalle dipendenza dalle fossili e dipendenza da Paesi come la Russia, che oggi godono di un forte potere di scambio con l’UE. La posizione della Commissione Europea su quella che rischia di diventare la più grande crisi energetica degli ultimi anni è ormai nota, ma la ribadisce il vicepresidente per il Green Deal, Frans Timmermans, in occasione del Consiglio Ambiente che si è tenuto ieri (6 ottobre) a Lussemburgo.

Andamento dei prezzi del gas in Europa (Fonte: Bruegel)

Il dibattito sui prezzi dell’energia non è all’ordine del giorno, ma lo diventa su iniziativa di Polonia, Francia e Spagna che proprio martedì hanno avanzato una proposta per una riforma più strutturata del mercato dell’energia europea. Gli Stati sono molto divisi su come affrontare la crisi, chi come l’Italia e la Spagna chiedono una piattaforma comune per l’acquisto e lo stoccaggio di riserva del gas a livello europeo, chi accusa la Commissione di non fare abbastanza per abbassare i prezzi della CO2 nell’ETS, chi ancora chiede una riforma del mercato dell’energia elettrica. I leader ne riparleranno dal vivo al Summit del 21-22 ottobre in programma a Bruxelles, ma intanto ai ministri europei dell’Ambiente Timmermans lancia un messaggio chiaro: le entrate del sistema ETS hanno fatto accumulare quest’anno entrate di quasi 11 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente. “Usate questi soldi per politiche di transizione che riducano l’impatto dell’aumento dei prezzi sulle famiglie più vulnerabili”, ha detto.

La Commissione pubblicherà il 13 ottobre una “cassetta degli attrezzi” di misure a breve termine che i governi possono adottare nel quadro del diritto europeo per rispondere all’aumento dei prezzi del gas. Più avanti, nel quadro della riforma (già prevista) del mercato del gas la Commissione ha fatto sapere che affronterà anche le questioni legate allo stoccaggio comune. Mette in campo un doppio approccio: una soluzione a breve termine e una a lungo termine.

In agenda al Consiglio ambiente non c’erano i prezzi del gas, ma l’ambizioso pacchetto ‘Fit for 55’ presentato dalla Commissione lo scorso 14 luglio come la più grande rivoluzione della legislazione europea in materia di energia e ambiente. I due temi sono più legati di quanto non sembrino. Già a luglio, pochi giorni dopo la presentazione, i ministri dei Ventisette hanno espresso “molte riserve” su uno dei pilastri centrali di questa riforma: l’estensione del sistema di scambio delle quote di emissioni (sistema ETS) anche ai settori del trasporto su strada e degli edifici, per via dei costi sociali dovuti a un aumento di prezzi dei carburanti o del riscaldamento che potrebbe scaturirne. Oggi, se possibile, gli Stati lo sono ancora di più perché con la riforma non solo i prezzi della CO2 aumenteranno ma si prevede di estenderlo a nuovi settori che hanno un impatto diretto sulle famiglie.

I tempi si allungano, molte delegazioni stanno prendendo tempo per capire meglio il pacchetto mentre l’UE per ora non considera una valutazione d’impatto sul possibile aumento dei prezzi che potrebbe seguire al nuovo ETS. “Vogliamo avere una visione più chiara delle conseguenze di questo nuovo ETS”, chiede la Francia ammettendo però che la transizione è necessaria. “Più continuiamo a rimandare più diventerà costosa”. Così anche Cipro chiede dettagli su come aumenterà il prezzo del carbonio in ETS, mentre i Paesi Bassi già affermano che “alcune proposte dovranno andare incontro a delle modifiche”. “Dobbiamo stare attenti alla povertà energetica“, ribatte anche la Croazia, in riferimento a quella condizione che impedisce a individui o famiglie di tenere calde le case in inverno e fredde d’estate, ma anche banalmente di riuscire a pagare le bollette. E che nel 2019 toccava ben 35 milioni di europei. Quello della povertà energetica è un grosso problema in diversi Paesi europei, dominante in Bulgaria (30,1 per cento), Lituania (26,7 per cento), Cipro (21,0 per cento), ma presente in Paesi come il Portogallo (18,9 per cento), Grecia (17,9 per cento) e anche Italia (11,1per cento). La Romania ha stimato circa 4,5 milioni di persone a rischio povertà energetica.

Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani

In realtà, il ruolo del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) nel recente aumento dei prezzi dell’energia è limitato. Non è solo Timmermans a dirlo, ma anche il ministro italiano Roberto Cingolani che stima per l’Italia che l’80 per cento dell’aumento dei prezzi in bolletta è dovuto all’aumento del prezzo del gas, solo il 20 per cento è determinato da altri fattori come il prezzo dell’ETS. Lo stesso stima la banca centrale spagnola stima per cui solo il 20 per cento circa dell’aumento dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità (che è quasi raddoppiato nella prima metà del 2021) può essere attribuito all’aumento dei prezzi del carbonio nell’ambito del sistema europeo di scambio di emissioni. “Dobbiamo fare qualcosa per creare una piattaforma comune per il gas”, ha detto Cingolani durante il dibattito con gli omologhi europei. Dalla Slovenia, in occasione del Vertice UE-Balcani, anche il premier Mario Draghi ha detto che tra i Paesi c’è consenso sull’idea di acquisti comuni di energia come misura contro i rincari. In realtà i leader sono ancora divisi, ma aspettando intanto di vedere la proposta che la Commissione svelerà la prossima settimana e poi si riuniranno a fine mese per discuterne in maniera approfondita.

“So che questo pacchetto ha effetti diversi da Paese a Paese, ma sono misure necessarie”, riconosce Timmermans. Per ora la presidenza di Slovenia non è ottimista ma nemmeno totalmente pessimista di cosa riuscirà a fare in questi due mesi e mezzo che le rimangono prima di lasciare le redini dell’UE in mano alla Francia. Spera in qualche (modesto) passo avanti da certificare al prossimo Consiglio dell’Ambiente in dicembre.

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