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    Home » Net & Tech » L’UE vuole più determinazione dalle aziende informatiche sul contrasto ai discorsi d’odio online

    L’UE vuole più determinazione dalle aziende informatiche sul contrasto ai discorsi d’odio online

    Nella sesta valutazione del suo Codice di condotta la Commissione Europa non si è detta soddisfatta dei risultati ottenuti nel 2021 dalle aziende informatiche per contrastare l'hate speech nella sfera digitale

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    8 Ottobre 2021
    in Net & Tech
    discorsi odio online
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    Bruxelles – Non è abbastanza. La Commissione Europea non è soddisfatta dei risultati emersi dalla sua sesta valutazione del Codice di condotta per contrastare i discorsi d’odio illegali online. I dati relativi al 2021, pubblicati oggi (venerdì 8 ottobre), mostrano un peggioramento nel numero di segnalazioni esaminate entro le 24 ore e di contenuti rimossi rispetto alla media registrata nei due anni precedenti.

    Lo stesso report riconosce la difficoltà di interpretare i dati, dal momento in cui “alcune aziende sono migliorate” (come YouTube e TikTok), “mentre i risultati per altre sono chiaramente peggiorati” (come Facebook e Instagram). Di sicuro non si tratta di un successo e lo dimostra la principale debolezza riscontrata, ovvero il “feedback insufficiente alle notifiche degli utenti” sul rilevamento di discorsi d’odio e di violenza online.

    Più del calo della percentuale di contenuti rimossi (dal 71 per cento del 2020 al 62,5 del 2021), che può variare da fattori non necessariamente negativi, preoccupa la diminuzione del numero di segnalazioni analizzate entro un giorno (lo standard richiesto dal Codice). Rispetto all’anno scorso, ogni dieci segnalazioni viene dato un feedback in meno (dal 90,4 per cento all’81).

    Per quanto riguarda le linee generali di espressioni d’odio sulle piattaforme online, una segnalazione su due ha come causa scatenante l’orientamento sessuale (18,2 per cento) o la xenofobia (18) o l’antiziganismo (pregiudizi e odio contro i popoli rom, al 12,5 per cento). Sul piano dei tassi di rimozione, è stata rilevata una variazione a seconda della gravità del contenuto: nel caso di incitamento all’omicidio o alla violenza contro gruppi specifici, ne sono stati rimossi sette su dieci, nel caso di utilizzo di parole o immagini diffamatorie solo il 55 per cento.

    Discorsi Odio Online

    Eppure era particolarmente attesa la nuova relazione, sia per la novità delle informazioni fornite dalle aziende IT sulle misure adottate e sul rilevamento automatico dei contenuti d’odio, sia per il momento positivo che l’iniziativa sta vivendo con l’adesione di nuove aziende tecnologiche (come LinkedIn, la rete professionale online più grande del mondo). Dopo la pubblicazione dei dati di oggi, per la Commissione Europea è più necessaria che mai l’adozione della legge sui servizi digitali.

    “Il nostro Codice ha portato buoni risultati, ma le piattaforme non possono abbassare la guardia e devono affrontare le lacune mostrate”, ha commentato la vicepresidente per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová. Le ha fatto eco il commissario per la Giustizia, Didier Reynders: “Le aziende devono affrontare qualsiasi tendenza al ribasso senza indugio”, dal momento in cui “si tratta di proteggere uno spazio democratico e i diritti fondamentali di tutti gli utenti”.

    Tags: big techcodice di condotta uecommissione europeaDidier Reyndershate speechodio onlineVera Jourova

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