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L’Italia e la digitalizzazione. A che punto è il Bel paese?

L’Italia e la digitalizzazione. A che punto è il Bel paese?

Che in Italia non si possa vivere della sola “grande bellezza” citando una famosa pellicola, è un dato di fatto. Piccole e medie imprese fanno ormai da anni i conti con la globalizzazione, e riferendosi ad esempio ai piccoli negozi alimentari, questi hanno dovuto aggiornare sé stessi e concorrere in un mercato del tutto nuovo. In questo mondo iper connesso è il concetto di digitalizzazione a essere fondamentale, e a dimostrazione di ciò tanti servizi, intrattenimenti e negozi che erano prima soltanto analogici, sono ora passati all’essere digitali o virtuali. Ma a che punto si trova l’Italia in questo processo di digitalizzazione caratteristico dell’industria 4.0 tanto discussa dai paesi dell’Unione Europea?

Un po`di cifre relative all’industria 4.0 in Italia

Quando si parla di andamenti, evoluzioni e tendenze riguardanti un tema sono sempre i numeri a dare la reale dimensione per effettuare un’analisi quanto più accurata possibile. Si parla molto di Digital Transformation per definire quel processo che pian piano sta portando la nostra nazione verso un futuro sempre più connesso e digitalizzato. Tale indirizzo è stato applicato alla scuola con i progetti del Piano Nazionale Scuola Digitale del MIUR, così come alle piccole e medie imprese come ci dimostra lo studio condotto dall’Unione Europea DESI (Digital Economy and Society Index) che ci dice che l’Italia è cablata e pronta per utilizzare strumentazioni VoIP, ma che allo stesso tempo il Bel paese figura soltanto al venticinquesimo posto in Europa nella classifica dei paesi digitalizzati. Dall’altro lato è pur vero che in Italia sono presenti oltre 80 milioni di dispositivi mobili a fronte di una popolazione di 60 milioni di abitanti, e che la fibra ottica è presente ormai in quasi tutti gli angoli d’Italia.

Popolazione poco digitalizzata, ma che gioca molto

Alcune cause possono essere cercate nel livello medio di competenze digitali molto basso della nostra popolazione rispetto agli altri stati, con l’aggiunta di una media età della popolazione che mal si sposa con l’innovazione. Uno dei settori sicuramente più sani e brillanti del panorama digitale italiano è quello dei giochi online. Dando un’occhiata veloce alle recensioni degli esperti su Bonusfinder su Codere casinò, ad esempio, possiamo vedere che il business del gioco online è molto apprezzato in Italia, e occupa ben 40 minuti al giorno del tempo medio di un utente connesso che si aggira intorno a sei ore quotidiane secondo il Digital Report. Il settore del gioco online in cui possiamo includere anche scommesse sportive e videogiochi cresce ininterrottamente dal 2017 di poco più del 10% all’anno.

Anche e-commerce in ritardo così come il mondo auto

Il settore dello shopping online ha un valore complessivo a livello mondiale di oltre quattro miliardi di dollari, e si avvicinerà a toccare i sei miliardi entro il 2022. Numeri che fanno pensare di conseguenza a una crescita in tale business anche in Italia, cosa che però non si sta verificando. Come ci spiega Federica Argentieri, amministratrice delegata e fondatrice di Timotico, l’80% delle PMI ha un sito internet, ma di queste una percentuale che non arriva alla metà ha una piattaforma ottimizzata, efficiente e ben curata. Argentieri ci spiega anche come in molte di queste aziende il nocciolo del problema è che la gestione di servizi digitali viene spesso affidata a persone non specializzate o addirittura non competenti; errore che non viene fatto per esempio negli USA o in Germania dove ai social aziendali viene data una rilevanza fondamentale, oppure dove l’esperienza virtuale dell’utente viene messa al primo posto fra i servizi da garantire. Anche il mondo dell’auto è indietro rispetto ad altri paesi europei per ciò che concerne l’industria 4.0. Se si parla ad esempio di vendita di permute auto, soltanto il 21% degli operatori italiani può vantare una struttura digitale fornita da terzi attori, mentre il 38% lavora e si muove ancora in maniera “analogica” basandosi su contatti personali, e infine per concludere soltanto il 7% di questi protagonisti del mondo dell’auto si affida a piattaforme di pricing per avere riferimenti per le valutazioni dei prezzi.

Per l’Italia l’industria 4.0 può rappresentare sicuramente un settore da intercettare anche per mantenere in loco tutte quelle risorse umane specializzate che altrimenti si vedrebbero costrette a emigrare all’estero.