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Riduzione (temporanea) delle tasse e sostegni diretti alle famiglie povere, le linee guida UE contro il caro energia

Riduzione (temporanea) delle tasse e sostegni diretti alle famiglie povere, le linee guida UE contro il caro energia

Mirate a gruppi vulnerabili, temporanee e di transizione per l'energia pulita: Bruxelles presenta la cassetta degli attrezzi per aiutare i governi ad affrontare il rincaro dei prezzi di gas ed elettricità con sostegni diretti e flessibilità sugli aiuti alle imprese

Bruxelles – Sostegno mirato alle famiglie a basso reddito, agevolazioni fiscali sui costi dell’energia, flessibilità degli aiuti di stato alle piccole imprese. La Commissione europea pubblica oggi (13 ottobre) il suo armamentario di linee guida per aiutare i governi ad adottare le misure giuste per affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia, rimanendo nel quadro del diritto europeo.

Non si tratta di nuova legislazione, ma solo di un tentativo dell’UE di “mettere ordine” a quella già esistente, con suggerimenti agli Stati per rispondere alle richieste dei governi di aiutarli ad affrontare il rincaro dei prezzi. La comunicazione della Commissione arriva in un momento in cui già 20 Stati membri hanno o stanno pianificando azioni e contromisure da adottare a livello nazionale e Bruxelles gli pone delle condizioni da rispettare: le azioni dovrebbero essere mirate a gruppi vulnerabili nella società e nell’economia (come le PMI), dovrebbero essere facilmente reversibili (quindi temporanee) e non compromettere la transizione verso un sistema di energia pulita.

Ursula von der Leyen

Buoni, tasse e aiuti di stato: le misure a breve termine

Le misure di emergenza che gli Stati membri possono adottare sul breve periodo partono dal sostegno immediato al reddito di emergenza per prevenire, ad esempio, la disconnessione dalla rete elettrica per le famiglie che non riescono a pagare le bollette, preferendo buoni o pagamenti parziali delle bollette. Gli Stati possono decidere anche se rinviare momentaneamente il pagamento delle bollette.

Oppure, possono intervenire per ridurre momentaneamente le tasse sul carburante o sull’elettricità, perché in media le tasse rappresentano il 41 per cento delle bollette elettriche per le famiglie e circa il 30-34 per cento per l’industria. Questo, spiega un funzionario europeo, è già possibile attraverso la flessibilità garantita dalla direttiva sulla tassazione dell’energia e la direttiva sull’IVA, che consentono rispettivamente agli Stati di esentare o di applicare un’aliquota ridotta sull’elettricità, gas naturale, carbone e combustibili usati dalle famiglie e di ridurre l’IVA sui prodotti energetici, purché nei limiti della legislazione europea.

La Commissione accoglie con favore anche misure di sostegno dei governi attraverso gli aiuti di stato, soprattutto alle piccole e medie imprese più colpite dall’aumento dei prezzi dell’energia, purché in linea con le norme europee sugli aiuti di stato. Questo significa che non devono distorcere la concorrenza e non portare alla frammentazione del mercato energetico dell’UE. Da parte di Bruxelles arriverà un maggiore monitoraggio sui possibili comportamenti anticoncorrenziali nel mercato dell’energia, chiedendo all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) di tenere d’occhio gli sviluppi nel mercato del carbonio, l’ETS.

Le entrate dell’ETS

Per la Commissione un ruolo chiave per aumentare i sostegni diretti a consumatori e alle imprese e finanziare tutte queste misure lo avranno le entrate del sistema di scambio quote di emissioni (il cosiddetto ETS). Se nell’ultimo anno si è assistito a un aumento del prezzo delle quote di CO2 nel mercato europeo del carbonio, questo significa che anche le entrate sono aumentate, e finiscono tutte nelle casse degli Stati membri che possono sfruttarli per il sostegno diretto a famiglie e PMI. Nei primi mesi del 2021, la Commissione stima un surplus di circa 11 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e invita quindi gli Stati a sfruttare queste risorse aggiuntive per compensare gli effetti sociali di questo rincaro dei prezzi.

L’idea di fondo è la stessa che spinge la Commissione a proporre sul lungo periodo un Fondo sociale per il clima, come parte del Fit for 55. 72 miliardi di euro per mitigare gli impatti sociali della transizione, da finanziare attraverso le entrate dell’estensione del sistema ETS a edifici e trasporti, come parte della riforma. Una delle parti più osteggiate di questa rivoluzione climatica, a cui però la Commissione non è disposta a rinunciare nonostante le critiche che sta ricevendo. “L’estensione dell’ETS è necessaria”, spiega un funzionario, perché trasporti ed edifici sono settori che hanno molta difficoltà a decarbonizzarsi.

Il Fondo, al netto di una approvazione, non sarà operativo prima del 2025, ma la Commissione ne anticipa le mosse suggerendo agli Stati di usare le risorse dell’ETS. A disposizione dei governi anche le risorse del bilancio dell’UE e del suo fondo di ripresa, Next Generation EU, che possono usare per rinnovare il loro parco immobiliare per renderlo meno dispendioso di energia e aiutare a ridurre le bollette del riscaldamento ai consumatori.

I prezzi europei dell’elettricità e del gas sono aumentati quest’anno per un mix di cause, partendo da forniture di gas limitate che si sono scontrate con la forte domanda nelle economie in ripresa dopo più di un anno pandemia di COVID-19. A questo si aggiunge la variabile del tempo (troppo freddo d’inverno, troppo caldo d’estate) e anche un aumento del prezzo della CO2 nell’ETS, anche se in maniera molto limitata (è passato da circa 30 euro per tonnellata di CO2 a circa 60 euro per tonnellata). L’UE si aspetta che questo aumento dei prezzi sia di natura temporanea, le previsioni indicano che dovrebbe livellarsi entro il mese di aprile. Tuttavia, “ci aspettiamo che i prezzi rimarranno in media più alti di quello che erano l’anno scorso, quando i prezzi dell’elettricità erano eccezionalmente bassi, anche negativi” a causa della pandemia. Ed è per questo che oltre a misure che gli Stati possono attuare nell’immediato, Bruxelles pensa anche a iniziative più consistenti a medio termine. 

Spinta sulle rinnovabili

La crisi energetica in cui si ritrova l’UE è anche dovuta alla forte dipendenza energetica dell’UE dalle fonti fossili, che la rendono dipendente da Paesi terzi per l’approvvigionamento: per ben il 97 per cento dal petrolio e per il 90 per cento dal gas importato. Per questo l’UE continua a ripetere che il Green Deal non è il problema ma parte della soluzione, e bisogna accelerare con la transizione e non frenarla.

A tal proposito, la comunicazione sottolinea che gli Stati dovrebbero accelerare le procedure di autorizzazione per i nuovi parchi eolici e solari per la produzione di energia elettrica da rinnovabili: uno dei “punti deboli” per la diffusione dell’energia pulita su larga scala è proprio nelle procedure di autorizzazione in UE che sono lente e macchinose. Con delle nuove linee guida che dovrebbero uscire nel 2022, l’UE intende aiutare gli Stati membri a identificare le buone pratiche per queste autorizzazioni.

Kadri Simson, commissaria europea per l’Energia

Acquisto e stoccaggio congiunto nel pacchetto gas a dicembre

Come detto, l’insieme delle misure pubblicata oggi è una risposta immediata e a breve termine alla crisi del gas e dell’elettricità, che coinvolge in primo piano i governi. Una riflessione più profonda sul sistema energetico europeo arriverà a dicembre, nel quadro della nuova legislazione per decarbonizzare il mercato del gas già pianificata a Bruxelles come parte finale del pacchetto Fit for 55. La cassetta degli attrezzi conferma che la Commissione esaminerà i possibili benefici dell’acquisto congiunto di gas naturale da parte dei paesi dell’UE, un’idea proposta nelle ultime settimane da alcuni governi, come l’Italia e la Spagna.

“Il gas è parte integrante del mix dell’Unione ed è necessario per la domanda di elettricità in molti Stati membri”, spiega un funzionario dell’Unione. Nella tabella di marcia per i prossimi mesi, Bruxelles prevede di chiedere ai regolatori europei dell’energia (ACER) di studiare i benefici e gli svantaggi dell’attuale mercato dell’elettricità e proporre eventuali raccomandazioni alla Commissione, per modificarlo se necessario. “I risultati dello studio arriveranno ad aprile, ma alcuni punti indicativi saranno disponibili già a metà novembre”, dice in conferenza stampa la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson. Nella comunicazione non si cita espressamente l’idea di un disaccoppiamento dei prezzi di gas ed elettricità, ma una eventuale riforma del mercato elettrico potrebbe partirebbe proprio da lì, come ha anticipato già la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. 

E’ certo invece che nella revisione del regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas in Europa si andranno a esplorare i potenziali benefici di un acquisto congiunto degli stock di gas da parte degli Stati membri per formare una riserva strategica europea, a cui i Paesi potranno scegliere se partecipare su base volontaria. Oggi, sottolinea la comunicazione, lo stoccaggio di gas non è disponibile in tutti gli Stati membri dell’UE, mentre un “approccio europeo più integrato potrebbe ottimizzare anche i costi e benefici dello stoccaggio di gas in tutto il territorio dell’UE per contribuire ad attutire la volatilità dei prezzi dell’energia”.

Parlando in conferenza stampa per presentare le linee guida, la commissaria Simson ha confermato che Bruxelles sta anche indagando su “tutte le accuse di possibile condotta commerciale anticoncorrenziale” da parte dei fornitori di gas internazionali, come la russa Gazprom dopo le accuse di alcuni Paesi su possibili sospensioni delle forniture per far salire i prezzi del gas europeo. In realtà finora la Commissione ha sempre confermato che i contratti per la fornitura di gas con la Russia sono stati tutti rispettati, Mosca non ha dato segnali però di voler aumentare la capacità a sostegno delle richieste europee.

“Gli Stati membri UE hanno tutte le possibilità di salvaguardare famiglie e imprese dall’aumento dei prezzi energetici, causati dalla continuata dipendenza da gas e combustibili fossili. Il governo Draghi deve fare la sua parte, proteggendo i consumatori più vulnerabili e incentivando la transizione energetica”, commenta l’eurodeputata dei Verdi europei Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde. “Come richiesto dai Verdi, anche la Commissione propone di agire immediatamente a tutela di chi già soffre di povertà energetica, ma occorre anche rafforzare “la promozione delle rinnovabili e la decentralizzazione del sistema di produzione di energia, attraverso schemi di finanziamento e grazie a comunità energetiche e i produttori-consumatori”.

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