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L'Italia fatica a influenzare il Parlamento Europeo. Disastro su politica estera e digitale, ma si può ripartire dal Green Deal

L'Italia fatica a influenzare il Parlamento Europeo. Disastro su politica estera e digitale, ma si può ripartire dal Green Deal

Secondo l'Influence Index 2021 pubblicato dal think tank VoteWatch, il presidente David Sassoli è riconosciuto come il membro più influente dell'Eurocamera, ma preoccupa la terzultima posizione complessiva dell'intera delegazione italiana

Bruxelles – Terzultimi nella classifica generale, primo posto in quella individuale, segnali incoraggianti sulle politiche verdi e della salute, un crollo verticale sul digitale e sugli esteri. Se si esamina l’Influence Index 2021 pubblicato dal think tank VoteWatch, interpretare i dati sull’influenza politica dei membri italiani del Parlamento Europeo è come andare sulle montagne russe, tra (pochi) alti e (molti) bassi.

L’Italia mostra grosse difficoltà a incidere dentro e fuori l’Eurocamera, nonostante il presidente David Sassoli si sia confermato anche quest’anno la voce più autorevole tra tutte le 705 del Parlamento UE. A livello generale si sconta un problema di scarsa efficacia sui social media e nell’attività legislativa, ma soprattutto due criticità specifiche: su 76 eurodeputati della delegazione italiana, 9 non sono iscritti a nessun gruppo (oltre al Movimento 5 Stelle, anche l’ex-leghista Francesca Donato) e hanno così possibilità limitate di estendere i propri network personali, mentre 24 sono tra le fila di Identità e Democrazia (tutti in quota Lega), la famiglia politica con la percentuale più bassa in termini di influenza politica al Parlamento Europeo.

Cos’è l’Influence Index

L’Influence Index si basa sui punteggi attribuiti a ciascun europarlamentare dal think tank con sede a Bruxelles, che dal 2009 si occupa di analizzare l’impatto politico e sui social media dei membri dell’istituzione europea eletta a suffragio universale diretto. Nella classifica di quest’anno, VoteWatch ha preso in considerazione sia l’influenza in senso generale, sia quella esercitata in quattro aree specifiche: politica estera, digitale, verde e sanità. Non si tratta di una valutazione etica o di rispetto delle promesse elettorali, ma un’analisi del grado di potere esercitato dal singolo eurodeputato. Da una parte, viene considerato il peso politico in termini di leadership, esperienza, tempo trascorso a Bruxelles, partecipazione alle sessioni di voto, capacità di influenzare la legislazione e di diventarne relatore. Dall’altra, le abilità di connettersi al pubblico online e modellare la conversazione pubblica sui social media, in particolare su Twitter: base di follower, interazioni con post rilevanti sulle politiche specifiche, numero di menzioni da parte di altri eurodeputati nei post di questo genere.

VoteWatch Parlamento Europeo
Presentazione dell’Influence Index 2021 del think tank VoteWatch (28 ottobre 2021)

“Vogliamo aiutare i cittadini e le parti interessate a capire come si prendono le decisioni a Bruxelles e a Strasburgo e come comunicano i politici europei”, ha spiegato il co-fondatore di VoteWatch, Doru Frantescu, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’Influence Index 2021. È proprio la questione del rapporto con i cittadini a rivestire un ruolo centrale in questa iniziativa, come sottolineato da Rick Zedník, vicepresidente del board di Euractiv: “C’è scarsa conoscenza sulle modalità di adozione delle leggi e l’espressione ‘i grigi burocrati di Bruxelles non eletti’ lo dimostra”. Una connessione da rinsaldare non solo dal punto di vista della trasparenza e della conoscenza, ma anche della rappresentatività: “I gruppi politici dovranno spingere per rendere il Parlamento Europeo un luogo più inclusivo e più diversificato, perché ora le minoranze sono rappresentate solo da pochi colleghi e colleghe agguerriti”, ha confermato Heidi Hautala, vicepresidente dell’Eurocamera e quinta per influenza politica all’Eurocamera secondo i dati di VoteWatch.

I punti critici dell’Italia al Parlamento Europeo

Considerando la situazione dell’Italia, deve essere analizzata la classifica generale per Paese. Rispetto al 2020, la delegazione italiana si stacca dall’ultima posizione e ne recupera due, ma rimane pur sempre tra i fanalini di coda. Come detto, si paga la criticità dei 33 eurodeputati divisi tra i non-iscritti e il gruppo di ID. Nella legislatura che si è aperta nel 2019, i 24 leghisti rappresentano la delegazione più numerosa tra quelle italiane, ma fanno parte del gruppo che ha totalizzato il peggior risultato in assoluto (-4,97 per cento di differenza tra numero di seggi e capacità di influenza politica). Al contrario, sono 18 gli eurodeputati del Partito Democratico all’interno di S&D, il gruppo più performante (+4,79 per cento), solo 2 quelli tra le fila dei liberali di Renew Europe (secondo gruppo, al 3,8) e 11 i forzisti all’interno del PPE (terzo con l’1,38 per cento). Da sottolineare anche la disparità di genere: su sette italiani presenti nella classifica dei migliori 100 per punteggio politico, solo due sono donne (Irene Tinagli e Simona Bonafè del PD, mentre la verde Eleonora Evi è 88esima se si fa la media anche con la presenza sui social media).

Ma ciò che solleva più preoccupazioni, considerate le ambizioni dell’Unione Europea sulle politiche per rilanciare il continente oltre la crisi scatenata dal COVID-19, sono le prestazioni sul fronte digitale: in un solo anno l’Italia ha perso 13 posizioni, crollando al penultimo posto. Nonostante l’attivismo di alcuni esponenti del PD, tra cui il capo-delegazione Brando Benifei (premiato dal 34esimo posto nella classifica generale per impatto politico), nessun eurodeputato italiano compare nella top15 specifica sulle tematiche tecnologiche, dominata invece da tedeschi, rumeni e spagnoli. Una sirena d’allarme, se consideriamo che quello in cui ci troviamo è stato definito il Decennio Digitale e che l’Eurocamera dovrà delineare insieme al Consiglio dell’UE il quadro dello sviluppo digitale del prossimo futuro, dall’intelligenza artificiale alle leggi per regolamentare le piattaforme online.

Discorso simile si può fare nell’analisi specifica su commercio e politica estera, i rappresentanti italiani si salvano dall’ultimo posto in classifica solo grazie al risultato ancora peggiore dei colleghi francesi. Nessun eurodeputato tra i migliori 15, di cui un terzo è costituito invece da tedeschi (i primi due sono proprio i presidenti delle commissioni Affari esteri, David McAllister, e per il Commercio internazionale, Bernd Lange). Non compare nemmeno il vicepresidente del Parlamento Europeo, Fabio Massimo Castaldo, membro della commissione AFET e della sottocommissione per la Sicurezza e la difesa, al 40esimo posto invece nella classifica generale per influenza politica.

Da dove ripartire

Senza facili entusiasmi, dal momento in cui l’Italia non conduce nessuna classifica specifica, si possono tracciare alcune tendenze positive su cui impostare un cambio di direzione per il prossimo anno. Più di considerare la presenza di due eurodeputati italiani nella top10 per influenza politica (oltre al presidente Sassoli, anche il capo-delegazione di Forza Italia ed ex presidente del Parlamento, Antonio Tajani, ottavo), va analizzato il rendimento sul fronte verde e sanitario. Qui l’impatto politico della delegazione italiana al Parlamento Europeo riesce a risalire rispettivamente fino alla 14esima e 17esima posizione, con un balzo in avanti di 13 posizioni in un solo anno sul piano delle politiche ambientali.

Non solo, anche a livello di prestazioni individuali si può ben sperare. Alessandra Moretti (PD) si è posizionata al terzo posto per influenza nelle discussioni e nelle iniziative legislative sulla salute, “il settore che andrà incontro alla maggiore espansione in termini di provvedimenti nei prossimi anni”, ha promesso la numero uno di questa classifica, Sara Cerdas, vicepresidente della commissione speciale sulla Lotta contro il cancro (BECA). Moretti è membro della commissione per l’Ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e coordinatrice del gruppo S&D della commissione speciale BECA: tra le attività parlamentari più rilevanti si registra il lavoro come relatrice ombra sulla “Strategia farmaceutica per l’Europa” e sulle “Carenze di medicinali”. Tra i migliori 20 anche Carlo Calenda (Azione, 17esimo), che mette così a tacere le polemiche su presunti assenteismi al voto con un’intensa campagna sulle tematiche sanitarie.

E infine il capitolo Green Deal. In questa top15 di fondamentale importanza per delineare le linee del Parlamento Europeo sulla transizione verde del continente, si ritagliano un posto di spicco Simona Bonafè (PD, ottava) ed Eleonora Evi (Europa Verde, quindicesima per influenza politica, ma unica italiana tra i migliori 10 se si considera anche la presenza sui social), tra le più attive sia sul fronte dell’attività legislativa. La prima si è distinta come relatrice ombra sul “Nuovo piano d’azione per l’economia circolare“, mentre l’eurodeputata ex-M5S ha avuto un ruolo decisivo nella risoluzione per chiedere alla Commissione UE di introdurre il divieto di gabbie per gli animali nell’allevamento europeo. Va ricordato anche Paolo De Castro (PD), 57esimo nella classifica generale per influenza politica all’Eurocamera e firmatario di numerose proposte di risoluzione sui processi e l’innovazione in campo agricolo.