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Ribaltone al governo in Macedonia del Nord, ma l'agenda europea del Paese non cambierà
Da sinistra, il premier macedone, Zoran Zaev, e il commissario UE per l'Allargamento, Olivér Várhelyi

Ribaltone al governo in Macedonia del Nord, ma l'agenda europea del Paese non cambierà

La destra nazionalista di VMRO DPMNE proverà a guidare una nuova maggioranza (risicata) all'Assemblea Nazionale, ribadendo le priorità per l'adesione all'UE. Non è da escludere l'opzione delle elezioni anticipate

Bruxelles – Si entra nella settimana decisiva in Macedonia del Nord per capire in quale direzione andrà la risoluzione della crisi di governo che si è aperta otto giorni fa, dopo il crollo del partito del premier Zoran Zaev alle elezioni amministrative. L’opposizione di destra del Partito democratico per l’unità nazionale macedone (VMRO DPMNE) è pronta a guidare una nuova coalizione, ma il voto anticipato rimane un’opzione realistica.

Rimarremo impegnati nell’agenda europea del Paese“, ha assicurato il leader nazionalista Hristijan Mickoski. Lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, crescita economica e sviluppo di un sistema giuridico efficiente: “Queste sono le nostre priorità”, ha aggiunto il presidente di VMRO DPMNE per accreditarsi agli occhi degli osservatori internazionali. Il maggiore partito di opposizione ha annunciato di essere in grado di mettere insieme una nuova maggioranza parlamentare, con l’Alleanza per gli Albanesi, l’estrema sinistra di Levica e il partito di etnia albanese BESA. Con questa coalizione risicata (61 deputati su 120 all’Assemblea Nazionale) Mickoski proverà ad assumere la guida di un nuovo governo. Se dovesse fallire, ha già annunciato che “si andrà quanto prima a elezioni anticipate”.

In realtà, per il momento il passo indietro del premier Zaev è solo informale. Il presidente della Repubblica di Macedonia, Stevo Pendarovski, non ha ancora ricevuto la lettera di dimissioni e la crisi di governo è rimasta congelata al Parlamento: Mickoski ha annunciato che aspetterà fino alle 14.30 di oggi (lunedì 8 novembre), dopodiché VMRO-DPMNE presenterà una mozione di sfiducia al governo. Non ci si aspetta comunque nessun ripensamento dal premier socialdemocratico, dopo l’annuncio dello scorso 31 ottobre in tarda serata: “Mi prendo la responsabilità dei risultati di queste elezioni, mi dimetto da primo ministro”. Il voto locale ha consegnato l’amministrazione di 42 città su 80 al partito di opposizione di destra, compresa la capitale Skopje, mentre all’Unione socialdemocratica di Macedonia (SDSM) ne sono rimaste solo 16.

Zaev è al governo dal 2017, confermato anche alle elezioni anticipate del 30 agosto 2020. Tre anni fa era riuscito a raggiungere un accordo con la Grecia per il cambio di nome del Paese, precondizione imposta da Atene per l’adesione alla NATO e all’UE: con gli Accordi di Prespa firmati il 12 giugno 2018, la Repubblica di Macedonia è diventata Repubblica della Macedonia del Nord. Il 27 marzo 2020 Skopje ha fatto ingresso nell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (diventandone il 30esimo Paese membro), mentre si è rivelata più complicata la strada per l’accesso all’Unione Europea.

Dopo lo stallo che si è protratto fino al marzo 2020 in Consiglio per l’opposizione di Francia, Danimarca e Paesi Bassi all’avvio dei negoziati con Macedonia del Nord e Albania, è stata la Bulgaria a porre il veto all’apertura dei quadri negoziali con Skopje per questioni di natura puramente nazionalistica. Da quasi un anno il processo di adesione UE si è bloccato di nuovo e nemmeno il vertice UE-Balcani Occidentali dello scorso 6 ottobre in Slovenia ha portato sostanziali novità per risolvere la crisi tra Macedonia del Nord e Bulgaria.

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