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Il Parlamento UE si spacca sul finanziamento dei muri alla frontiera bielorussa. Ma von der Leyen smentisce Weber

Il Parlamento UE si spacca sul finanziamento dei muri alla frontiera bielorussa. Ma von der Leyen smentisce Weber

In sessione plenaria l'emiciclo si è spaccato sulla proposta del presidente del Consiglio UE Michel di innalzare "barriere fisiche" lungo le frontiere esterne. Dalla leader della Commissione porta chiusa all'ok del presidente del gruppo parlamentare del PPE

Bruxelles – È il tema più scottante sul tavolo delle istituzioni europee e oggi (mercoledì 10 novembre) la questione della gestione della crisi migratoria alle frontiere con la Bielorussia attraverso la costruzione di muri è approdata anche alla sessione plenaria del Parlamento UE. Ma a spaccare in due l’emiciclo è stata la proposta rinnovata dal presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, di finanziare infrastrutture fisiche di confine con i fondi comunitari. Non solo destre contro sinistre, ma lo scontro si è consumato anche tra i due maggiori gruppi parlamentari che sostengono il gabinetto von der Leyen, ovvero popolari e socialdemocratici.

Il presidente del gruppo del PPE, Manfred Weber (10 novembre 2021)

“Nessuno vorrebbe alzare muri, ma dobbiamo essere realistici: possiamo accettare che si finanzino infrastrutture di confine con i fondi UE“, ha messo in chiaro il presidente del gruppo del PPE, Manfred Weber. Questo nonostante “i migranti sono le vere vittime e la legge europea che difende i diritti umani va rispettata”. Tuttavia, “la situazione è seria e stiamo parlando di un attacco ibrido contro l’Unione Europea”, ha voluto ricordare Weber. Tutti relatori popolari, da Tomas Tobé a Jeroen Lenaers, hanno insistito sulla necessità di “difendere l’Unione Europea con ogni mezzo, anche con barriere fisiche” e di “sostenere l’azione della Polonia e della Lituania”, contro “un dittatore che non si fa alcuno scrupolo nell’attaccarci con strumenti di guerra ibrida”. In un comunicato pubblicato su Twitter, il presidente del PPE, Donald Tusk, ha invece chiesto ai Paesi membri “piena solidarietà a Polonia e Lituania” e di “usare tutti i mezzi necessari per contenere l’escalation al confine orientale dell’Unione”, senza fare riferimento esplicito alla costruzione di barriere fisiche.

Durissima la replica Iratxe García Pérez, presidente del gruppo di S&D: “A Michel e Weber voglio dire che non finanzieremo mai i muri, perché le azioni criminali di Lukashenko non possono esimerci dal rispetto dei nostri valori e impegni internazionali”. L’eurodeputata spagnola ha ricordato che “abbiamo altri mezzi, come inasprire le sanzioni contro il regime“. Altrettanto deciso l’intervento del collega italiano, Pietro Bartolo: “Il presidente del Consiglio Europeo ha detto che vuole aprire una discussione sul finanziamento di barriere fisiche contro i migranti”, ma “queste sono azioni illegali e immorali“. L’eurodeputato del Partito Democratico ha condannato la “strumentalizzazione delle persone” e il fatto che le istituzioni europee guardino ai migranti come “nemici da respingere con violenza e da abbandonare senza permettere loro di fare richiesta di asilo”. Bartolo ha denunciato la “vergogna” di schierare oltre 15 mila soldati contro persone inermi: “Non è una guerra, ma un’emergenza umanitaria, noi vogliamo un’Unione di diritti e priva di odio”.

La presidente del gruppo di S&D, Iratxe García Pérez (10 novembre 2021)

Compatti al fianco dei socialdemocratici i Verdi, i liberali e la sinistra. “Non possiamo vivere in un mondo dove la sicurezza e i muri escludono l’umanità, in questo momento c’è gente che muore alla frontiera orientale”, ha incalzato Róża Thun und Hohenstein (Renew Europe). Anche Tineke Strik (Verdi/ALE) ha invitato con forza a “non risolvere la crisi con i respingimenti e le barriere fisiche” e a “mostrare una leadership globale, senza alzare steccati”, perché “i nostri valori non possono fallire”. Dalle fila della Sinistra, Cornelia Ernst ha accusato la Polonia di “non garantire l’accesso delle frontiere alle ONG e a Frontex e non avviare procedure di asilo regolari”. L’eurodeputata tedesca ha ricordato che “una cortina di ferro non risolve il problema e noi europei dovremmo saperlo bene“.

Dall’altro lato dell’emiciclo, i gruppi delle destre di ID e di ECR al Parlamento UE hanno sostenuto e rilanciato la posizione dei popolari di alzare muri ai confini dell’Unione. “Auspichiamo un’azione decisa da parte di Bruxelles, anche se quest’aula vuole favorire solo un punto di vista”, ha attaccato dalle fila della Lega Annalisa Tardino. La collega di partito Susanna Ceccardi si è lanciata in un paragone tra il muro di Berlino e quelli da costruire sulla frontiera orientale: “I muri non sono tutti uguali. Il primo era una dimostrazione del male, mentre lungo la frontiera con la Polonia e la Lituania c’è la necessità di difendersi dalle minacce esterne“. Per l’eurodeputato polacco Joachim Brudziński (ECR), “se diamo il messaggio che tutti i migranti posso venire da noi perché lasciamo le porte spalancate, sbagliamo”.

La posizione della Commissione UE

Ma da Washington si è fatta sentire la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, smentendo anche il presidente del gruppo parlamentare del suo stesso partito europeo (PPE). “All’inizio della prossima settimana amplieremo il nostro pacchetto di misure restrittive, prendendo di mira sia le persone sia le entità legate al regime Lukashenko”, ha annunciato von der Leyen, precisando che “anche gli Stati Uniti dovrebbero decidere sulle sanzioni entro l’inizio di dicembre”. Nessuna apertura al finanziamento dei muri lungo le frontiere con i fondi europei. Anzi, proprio oggi l’esecutivo UE ha chiuso di nuovo la porta a questa eventualità, ribadendo la linea già espressa al termine del vertice dei leader UE di ottobre.

Nel corso del suo confronto con il presidente statunitense, Joe Biden, von der Leyen ha confermato che le due potenze condividono l’analisi che “contro l’UE è in atto un attacco ibrido da parte di un regime autoritario per destabilizzare le democrazie vicine, non una crisi migratoria”. Unione Europea e Stati Uniti si sono trovati d’accordo nel “sensibilizzare i Paesi di origine per non far cadere i propri cittadini nella trappola del regime di Lukashenko”, con la possibilità di “sanzionare le compagnie aeree che facilitano il traffico di persone“. Sul breve termine “è essenziale che le agenzie delle Nazioni Unite abbiano accesso alle persone bloccate alla frontiera”, ha confermato la presidente della Commissione, ribandendo quanto affermato durante la sua conversazione telefonica con l’Alto commissario ONU per i rifugiati, Filippo Grandi (intervenuto oggi in plenaria).

 

Intervenuto durante la discussione in plenaria sulla crisi migratoria e sul finanziamento di muri alle frontiere esterne con fondi UE, l’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha cercato di gettare acqua sul fuoco: “Dobbiamo coniugare la tutela delle frontiere esterne con il rispetto delle leggi e delle procedure europee”. Questo significa che “nel proteggere l’Unione va comunque rispettato il principio di non-respingimento e la possibilità di richiedere la protezione internazionale ai valichi di frontiera”. Borrell ha biasimato l’uso di un vocabolario “neo-bellicista” del dibattito pubblico, che “si imbarca in parole come ‘guerra’ e ‘invasione’ per descrivere la situazione in Polonia e Lituania”.

L’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell (10 novembre 2021)

Tuttavia, è stato lo stesso alto rappresentante UE a fare riferimento alla “guerra ibrida” promossa dal presidente bielorusso per “attaccare l’Unione”. Un tecnicismo per descrivere l’utilizzo di persone migranti “in una campagna di disinformazione e per creare una crisi umanitaria”. Nello specifico, il regime Lukashenko “dà alle persone provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa false aspettative sull’ingresso nell’Unione Europea, esponendole a enormi rischi”. In Paesi come l’Iraq, la Siria e l’Afghanistan vengono organizzati voli verso Minsk “al costo di 6/7 mila dollari, per un viaggio che non li porta da nessuna parte”. Per questo motivo Bruxelles si è impegnata diplomaticamente “con 13 Paesi partner” per interrompere i flussi e adottare misure come la sospensione dei voli verso la Bielorussia: “Ma dobbiamo agire meglio, perché ormai si è creata una rete complessa che fa capo a Minsk”, ha avvertito Borrell.

Per questo motivo, l’UE è chiamata ad “aggiornare la portata delle sanzioni contro il regime”. È attesa per la prossima settimana, durante la riunione del Consiglio Affari Esteri, l’adozione del quinto pacchetto di misure restrittive “che toccherà tutti coloro che si sono macchiati di questo crimine”, ha incalzato l’alto rappresentante Borrell. “Tutti hanno presente le immagini delle persone migranti scortate dalle forze armate bielorusse per forzare gli ingressi irregolari nell’UE e la situazione non potrà che peggiorare con l’arrivo dell’inverno”, ha aggiunto. Una crisi umanitaria aggravata anche dal fatto che “le agenzie ONU non riescono a raggiungere le persone intrappolate alla frontiera”, ha concluso Borrell: “Servono corridoi umanitari, chiederemo che la questione sia affrontata nelle sedi delle Nazioni Unite“.

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