HOT TOPICS  / Hge Invasione russa in Ucraina Unione della Salute Coronavirus Recovery plan Energia Allargamento UE
La crisi dei semiconduttori sta creando una frattura interna nell'UE sul ruolo dei sussidi statali alle aziende

La crisi dei semiconduttori sta creando una frattura interna nell'UE sul ruolo dei sussidi statali alle aziende

Scontro interno alla Commissione Europea e tra Paesi membri sulla possibilità di allentare le regole UE sulla concorrenza per colmare le lacune di finanziamento e potenziare le produzioni nazionali di microchip

Bruxelles – Francia e Germania contro Bruxelles. Commissario contro vicepresidente dello stesso esecutivo comunitario. Nonostante il tentativo della leader della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, di richiamare tutti alla cooperazione per raggiungere gli obiettivi comuni, la crisi dei semiconduttori sta creando una frattura all’interno dell’UE su come affrontare la questione globale e sulla possibilità di fornire aiuti di Stato alle aziende.

Tutto è iniziato venerdì scorso (12 novembre), quando la vicepresidente della Commissione UE per il Digitale e commissaria per la Concorrenza, Margrethe Vestager, ha avvertito che i produttori europei di microchip potrebbero mettere i ventisette governi “l’uno contro l’altro per ottenere sussidi statali” e risolvere così il problema della carenza globale di semiconduttori. In un discorso alla Katholieke Universiteit di Leuven (Belgio) la vicepresidente danese ha ribadito che è necessaria “una catena di approvvigionamento diversificata con sforzi internazionali per valutare le vulnerabilità”. In altre parole, l’approccio che Bruxelles sta portando avanti da mesi e che dovrebbe sfociare nell’Atto europeo dei chip all’inizio del prossimo anno.

L’autosufficienza è un’illusione“, ha attaccato Vestager, che “porterebbe a chip più costosi e a un impatto negativo su tutti i mercati”. In particolare, è stato criticata la richiesta di Paesi come Francia e Germania di allentare le regole dell’UE sugli aiuti di Stato e permettere di sostenere le proprie aziende per espandere la produzione nazionale di microchip, come soluzione alla crisi dei semiconduttori. In questo quadro si è inserita anche la multinazionale statunitense Intel, che è pronta a costruire uno stabilimento nell’Unione Europea, ma spingendo per assicurarsi una fetta di sovvenzioni statali nel Paese in cui si insedierà.

Non che la Commissione Europea sia contraria all’autosufficienza e all’espansione della produzione di microchip sul suolo comunitario, anzi. Ma sono le modalità per arrivare a questo obiettivo a differire dalle richieste di alcuni governi nazionali. L’approccio del gabinetto von der Leyen è orientato alla cooperazione transfrontaliera coordinata da Bruxelles, mentre “i sussidi statali rischiano di lasciare ai contribuenti l’onere di pagare il conto, senza che ottengano granché da questo sforzo”, ha precisato Vestager. La responsabile per la concorrenza e il digitale ha aggiunto che gli aiuti di Stato possono essere giustificati “solo se necessari per avviare un progetto, se i benefici sono condivisi ampiamente e senza discriminazione in tutta l’Unione”.

A gettare benzina sul fuoco è stato però un altro membro del gabinetto von der Leyen. Sempre venerdì, il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, ha risposto in maniera nemmeno troppo velata alla vicepresidente Vestager: “Credere che l’Europa debba dipendere da altri per i chip è un’illusione“. Durante un evento a Dresda (Germania), il commissario francese ha puntato il dito contro l’approccio “ingenuo” nell’accontentarsi di un “controllo parziale di questa filiera strategica” e contro la “mentalità ristretta” che impedirebbe di esportare microchip anche nel resto del mondo.

Secondo Breton, nello sforzo di cogliere l’opportunità di diventare una potenza globale nel settore digitale, l’Unione dovrebbe spingere per la “piena capacità produttiva” attraverso una maggiore elasticità delle regole sulla concorrenza. Parole che avallano le richieste franco-tedesche e che aprono un fronte di polemiche anche all’interno dell’esecutivo UE. Dietro l’apparente unità sulla risposta da dare alla crisi globale dei semiconduttori, si intravedono le prime crepe.

Una prima risposta si potrebbe avere già domani (mercoledì 17 novembre), quando i membri del gabinetto von der Leyen si riuniranno per decidere se concordare un nuovo approccio alla politica di aiuti di Stato. Se prevarrà la linea interventista, i governi nazionali potranno sovvenzionare le aziende produttrici di microchip. In questo caso il sostegno statale andrebbe a colmare lacune di finanziamento nel settore dei semiconduttori, anche se un cambio di rotta rispetto al mercato libero dell’UE non è apprezzato da tutti i Paesi membri.

Sei governi (di Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Romania e Svezia) hanno inviato una lettera alla Commissione Europea, opponendosi al fatto che i finanziamenti statali possano essere utilizzati per attività commerciali o per la produzione di massa di certi prodotti, microchip inclusi. “Allentare le nostre regole, come alcuni suggeriscono, non è il modo giusto per affrontare le nuove sfide“, si legge nella lettera. I sei Paesi membri hanno invitato l’esecutivo UE a non rivedere in modo troppo permissivo gli strumenti di concorrenza dell’Unione per stimolare la ripresa economica, perché “potrebbe facilmente portare a effetti negativi sulla concorrenza e sulla crescita nel Mercato unico”, ma soprattutto a “una dannosa corsa ai sussidi che beneficia pochi e danneggia molti“. Una politica che “non rafforzerà la competitività globale delle aziende europee e danneggerà la parità di condizioni a casa nostra”, è il monito dei sei governi, in rotta di collisione con Parigi e Berlino.

https://twitter.com/ThierryBreton/status/1459162570364006406?s=20

ARTICOLI CORRELATI