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Via libera dai ministri UE alle leggi sui servizi e sui mercati digitali: stretta sulle Big Tech sempre più vicina

Via libera dai ministri UE alle leggi sui servizi e sui mercati digitali: stretta sulle Big Tech sempre più vicina

Il Consiglio Competitività ha adottato oggi la sua posizione sulle due proposte di legge per regolamentare i giganti digitali: si punta su condizioni di parità dei mercati online e protezione degli utenti. Nel 2022 i negoziati con il Parlamento UE

Bruxelles – I tempi sono maturi per una regolamentazione delle Big Tech sul suolo dell’Unione Europea. I ministri UE competenti in materia di competitività hanno raggiunto oggi (giovedì 25 novembre) un accordo sulle proposte di legge sui mercati (DMA) e sui servizi digitali (DSA), approvando la posizione del Consiglio dell’UE in vista dei negoziati con i co-legislatori del Parlamento Europeo.

Filtra soddisfazione per l’intesa sul pacchetto di leggi digitali dell’UE, anche da Roma. “L’Italia sostiene lo spirito del Digital Services Act e Digital Markets Act, ora è importante che queste regole non siano diluite”, ha commentato il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, a margine del Consiglio Competitività. Il “forte” supporto alla proposta della Commissione Europea dello scorso dicembre è determinato anche dal fatto che “le norme sulla responsabilità sui prodotti e sui contenuti sono fondamentali per il Made in Italy e per tutelare online ciò che già tuteliamo offline”. Il ministro italiano ha sottolineato l’importanza di questo momento storico per l’Europa, “in cui cominciamo a stabilire regole più rapide ed efficaci per il mondo digitale che garantiscano equità e contendibilità dei mercati”.

La legge sui mercati digitali

Per quanto riguarda il Digital Markets Act, l’accordo punta a garantire un settore digitale competitivo ed equo, per promuovere innovazione e prodotti di alta qualità. Rispetto alla proposta della Commissione, le modifiche accordate tra i ministri UE riguardano l’abbreviazione dei termini di identificazione e designazione dei gatekeeper (le piattaforme che possono controllare l’accesso al mercato secondo criteri qualitativi o quantitativi), un rafforzamento del diritto degli utenti finali di disdire i servizi di piattaforma e la possibilità per gli Stati membri di autorizzare le autorità nazionali della concorrenza ad avviare indagini su eventuali infrazioni e a trasmettere le loro conclusioni all’esecutivo UE, che rimane comunque “l’unico esecutore del regolamento”, specifica l’accordo.

“La legge sui mercati digitali mostra la volontà e l’ambizione di regolare le Big Tech e speriamo che diventi un esempio in tutto il mondo“, ha commentato Zdravko Počivalšek, ministro sloveno per lo Sviluppo economico e la tecnologia e presidente di turno del Consiglio dell’UE. La creazione di condizioni di parità nel settore digitale, con la definizione di diritti e obblighi per le piattaforme online, emerge come priorità dell’intesa tra i ministri europei: “Le Big Tech che offrono servizi di base [motori di ricerca, social media e fornitori di servizi di intermediazione come gli app store, ndr] stanno giocando un ruolo sempre più importante”, ha sottolineato il ministro sloveno. Tuttavia, “alcune grandi piattaforme creano colli di bottiglia nell’economia attraverso il loro potere di mercato“. È proprio questo che la legge sui mercati digitali proverà a contrastare.

Il Digital Services Act

La legge complementare al DMA è quella sui servizi digitali, che mette a fuoco l’esigenza di garantire la sicurezza degli utenti sul territorio UE da beni, contenuti o servizi illegali, proteggendo i diritti fondamentali nella sfera online. “Si tratta di un grande passo in avanti nella creazione di un ambiente online più sicuro”, ha spiegato Mark Boris Andrijanič, ministro sloveno per la Trasformazione digitale, ricordando che questo testo “fornisce soluzioni per la sicurezza di cittadini, imprese e democrazie nel ventunesimo secolo”. Le regole proposte dal DSA sono progettate “in modo asimmetrico”, vale a dire che i servizi intermediari più grandi (che hanno un impatto sociale maggiore) sarebbero soggetti a regole più severe.

Per quanto riguarda le modifiche alla proposta originaria della Commissione, i ministri UE hanno incluso esplicitamente i motori di ricerca nel testo della legge sui servizi digitali (non solo le piattaforme online). Inoltre, a garanzia della protezione online degli utenti e dei minori, si vuole estendere l’obbligo di notificare il sospetto di reati gravi a tutti i servizi di hosting (quelli che permettono al sito o all’applicazione di essere raggiungibili e visibili agli utenti in rete). L’accordo tra ministri europei specifica anche che le autorità nazionali potranno emettere ordini sui contenuti illegali online direttamente ai fornitori di servizi, mentre questi ultimi saranno obbligati a tenere le autorità informate delle proprie azioni di contrasto. Parallelamente, alla Commissione Europea viene conferito il potere di applicazione effettiva del regolamento, per affrontare le “violazioni sistematiche” commesse dalle Big Tech.

Il processo negoziale attende ora il via libera del Parlamento Europeo alle due proposte. La legge sui mercati digitali è stata approvata martedì (23 novembre) dai membri della commissione per il Mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) e ora dovrà passare dal voto della plenaria in programma il prossimo 13-16 dicembre. La legge sui servizi digitali invece è ancora arenata alla fase di negoziazione degli emendamenti di compromesso tra gruppi politici in commissione IMCO, dopo il rinvio del voto a causa delle rivelazioni dell’ex-dipendente di Facebook, Frances Haugen, sulle pratiche dell’azienda di privilegiare i profitti alla lotta contro la disinformazione e la violenza online. L’accordo dovrebbe comunque essere raggiunto a stretto giro, per poter consegnare il testo alla plenaria al massimo entro gennaio e sbloccare i negoziati con il Consiglio dell’UE a inizio 2022.

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