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Obbligo vaccinale: von der Leyen non lo proporrà, ma solo perché non può
Fonte: CE - Servizio audiovisivo

Obbligo vaccinale: von der Leyen non lo proporrà, ma solo perché non può

La presidente ha invitato ad "avviare una discussione", e i ministri europei della Salute dovrebbero avere un primo scambio di idee domani alla riunione del Consiglio UE. Le prerogative su questi temi restano nazionali, come per buona parte della Sanità affidata ai Paesi membri. Dalla Commissione non arriveranno raccomandazioni

Bruxelles – Da parte della Commissione Europea non arriverà alcuna proposta o raccomandazione agli Stati per rendere obbligatoria la vaccinazione contro la COVID-19 nella UE. Non arriverà perché rendere obbligatorio un trattamento sanitario come il vaccino rimane “prerogativa esclusiva degli Stati membri”. Eric Mamer, portavoce capo dell’Esecutivo europeo, chiarisce durante il briefing con la stampa di oggi (6 dicembre) che l’invito della presidente Ursula von der Leyen della scorsa settimana ad “avviare una discussione a livello europeo sull’obbligo di vaccinazione” non porterà a una raccomandazione in merito da parte dell’Esecutivo comunitario.

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Ursula von der Leyen (in primo piano) e Charles Michel

Von der Leyen, che di professione è un medico, ha solo espresso un’opinione personale sulla “situazione vaccini in UE”, condivisa probabilmente da un numero crescente di governi che si stanno orientando in questa direzione. Ci sono almeno 150 milioni di non vaccinati in Europa (circa un terzo dell’intera popolazione complessiva di oltre 446 milioni di individui), di questi non tutti possono vaccinarsi “come i bambini molto piccoli”, ha ricordato la presidente. Ma la maggioranza di questi può e sceglie di non farlo. Nel picco della quarta ondata di COVID-19 e con la diffusione della nuova variante Omicron – di cui molto poco si sa sulla sua capacità di fuga immunitaria – diversi Stati membri stanno pensando di introdurre l’obbligo per superare lo scoglio dell’esitazione al vaccino, che non consente di raggiungere una quota abbastanza elevata di immunizzazione.

Un mosaico frammentato di regole

Chi lo impone come passepartout per entrare in bar e ristoranti, chi lo rende obbligatorio per certe categorie di lavoratori e chi pensa a renderlo obbligatorio per tutti. A fare da apripista è stata l’Austria, annunciando di recente che da febbraio renderà obbligatoria la vaccinazione per tutti. E’ stato il primo Paese dell’UE ad adottare misure così tanto radicali per tutta la popolazione, mentre molti altri stanno progressivamente estendendo le categorie sociali o le fasce di età a cui rendere obbligatorio l’uso del green pass con prova di vaccinazione alla mano. La Grecia renderà obbligatorie le vaccinazioni per le persone di età pari o superiore a 60 anni a partire dal 16 gennaio, con l’idea di introdurre anche una multa mensile di 100 euro per chi non si adegua entro questa data. L’obbligo era già in vigore per personale sanitario.

Anche l’Ungheria, dopo aver reso la vaccinazione obbligatoria per gli operatori sanitari, ha poi deciso di estenderla anche ai dipendenti pubblici. La Danimarca, dopo aver per prima abbandonato l’uso del green pass, due settimane fa lo ha reso obbligatorio nei luoghi di lavoro pubblici. La Francia ha introdotto l’obbligo vaccinale da settembre per il personale sanitario, i vigili del fuoco e l’esercito. Anche il nuovo governo tedesco, secondo alcune indiscrezioni di Reuters, intende rendere obbligatorie le vaccinazioni dal 16 marzo per le persone che lavorano in ospedali, case di cura e altre pratiche mediche.

L’Italia è stata tra i primi Paesi nella UE a introdurre l’obbligo per il personale sanitario, mentre dal 15 dicembre sarà esteso anche al personale della scuola, della sicurezza e soccorso pubblico. Per ora il governo non ha espresso direttamente l’intenzione di generalizzare l’obbligo, anche se all’ultimo evento “How can we govern Europe?” organizzato da Eunews il sottosegretario alla salute, Andrea Costa, ha detto che il governo seguirà da vicino l’evolversi della situazione ed è pronto ad assumersi la responsabilità politica di estendere l’obbligo, se dovesse rendersi necessario.

Gli strumenti dell’UE per l’obbligo vaccinale

E’ in un contesto frammentato – che ben rappresenta la gestione caotica della pandemia da parte degli Stati membri – che si è inscritto l’invito di von der Leyen ad aprire una discussione sull’obbligo vaccinale, per arrivare a un coordinamento da parte dei governi. Come ha ricordato Mamer, la Commissione UE non ha alcuna prerogativa legislativa per imporre l’obbligo di vaccinazione, ma perché in generale ha poche prerogative sulla sanità. La base giuridica è affidata al Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE): all’art.168 si legge che “l’Unione deve incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri e appoggia la loro azione”, ma al tempo stesso “rispetta le responsabilità degli Stati membri per la definizione della loro politica sanitaria e per l’organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica”. Gli Stati membri hanno poi la piena responsabilità di “gestione dei servizi sanitari e dell’assistenza medica e l’assegnazione delle risorse loro destinate”. 

Gli Stati UE possono invece decidere per un approccio coordinato sull’obbligo di vaccinazione, anche se sembra difficile che si riesca nell’intento. Domani i ministri della Salute si incontreranno a Bruxelles in un Consiglio già in agenda da tempo, ma che è diventato più importante alla luce della recente recrudescenza del virus e della comparsa in Europa della nuova variante. La riunione sarà l’occasione per i governi per avviare il dibattito, con la prospettiva che la prossima settimana a Bruxelles si vedranno anche i capi di governo e di stato al Consiglio del 16-17 dicembre (che probabilmente sarà ridotto a una sola giornata) in cui spicca (di nuovo) la pandemia in cima all’agenda.

L’Esecutivo europeo ha indicato l’intenzione di sostenere i governi nell’attuare misure di prevenzione e campagne per superare l’esitazione al vaccino. Come? Tra le “azioni” da finanziare previste dal programma europeo EU4Health entrato in vigore quest’anno – che mette a disposizione 5,1 miliardi di euro per rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari e promuovere l’innovazione nel settore sanitario anche nella ripresa post-COVID – c’è anche quella di “sostenere iniziative per migliorare i tassi di copertura vaccinale negli Stati membri”. Nell’ultima raccomandazione a un approccio coordinato alle restrizioni – licenziata dal collegio lo scorso mercoledì primo dicembre – l’Esecutivo raccomanda ancora agli Stati membri di “organizzare nuove campagne rivolte alle persone non vaccinate in tutte le fasce di età ammissibili, con strategie nazionali mirate per affrontare la riluttanza nei confronti dei vaccini”. Nessun riferimento specifico all’obbligo di vaccinazione, perché non è tra le sue competenze specifiche.

Rendere obbligatorio il trattamento sanitario può essere risolutivo per ridurre il divario immunitario? L’Unione stessa sembra in realtà essere ancora divisa su questo. Von der Leyen apre, mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) sembra chiudere: secondo la direttrice Andrea Ammon, l’obbligo vaccinale non è “una bacchetta magica”. Se anche può contribuire ad aumentare il tasso di vaccinazione, si rischia una “polarizzazione” perché molti di coloro che non sono ancora vaccinati in UE non sono contro i vaccini, ma vogliono decidere autonomamente e quindi l’obbligo può portare a un ulteriore rifiuto a vaccinarsi e creare nuove tensioni sociali.

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