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Oltre il 40% della popolazione mondiale è vaccinato, l'UE:

Oltre il 40% della popolazione mondiale è vaccinato, l'UE: "Ora verso il 70% entro metà 2022, focus su Africa"

"Intensificheremo i nostri sforzi di vaccinazione in Africa, dove il tasso è più basso rispetto ad altre parti del mondo", promette Ursula von der Leyen ricordando che l'UE ha donato 350 milioni di dosi al mondo, di cui la gran parte ai Paesi a basso reddito tramite COVAX. "Faremo di più"

Bruxelles – “Intensificheremo i nostri sforzi di vaccinazione in Africa, dove il tasso è più basso rispetto ad altre parti del mondo”. Lo promette la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che in un breve video messaggio pubblicato oggi (6 dicembre) fa l’ormai periodico aggiornamento sullo status di condivisione dei vaccini anti-COVID in UE ma sopratutto nel mondo. “Il nostro obiettivo è garantire che il 70 per cento della popolazione mondiale venga vaccinato entro la metà del prossimo anno”, ha affermato, con un riferimento all’impegno sottoscritto al G20 di Roma del 30-31 ottobre scorso di vaccinare il 70 per cento della popolazione mondiale entro metà 2022 e almeno il 40 per cento entro il 2021.

La buona notizia, stando ai numeri forniti dalla presidente tedesca, è che ora il 44 per cento della popolazione adulta mondiale è vaccinata. Il che significa che i grandi del mondo sono riusciti almeno nell’intento di superare l’obiettivo del 40 per cento della popolazione mondiale immunizzata entro fine 2021, stabilito al Summit di Roma di quasi due mesi fa. Buona notizia ma solo se si guarda ai grandi numeri, perché rimane preoccupante il divario immunitario tra Paesi ricchi e Paesi poveri, dove solo poco più del 6 per cento dei Paesi a basso e medio reddito è vaccinato.

Il grafico mostra che buona parte dell’Africa non ha neanche ricevuto la prima dose di vaccino o praticamente è all’inizio della campagna di immunizzazione. La presidente si compiace del fatto che i “nostri Stati membri dell’UE hanno condiviso più di 350 milioni di dosi da donare a Paesi di tutto il mondo“, di cui la maggior parte – circa 300 milioni di dosi – è stata condivisa tramite COVAX, lo strumento nato sotto l’ombrello dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) per condividere i vaccini con Paesi a basso e medio reddito.

COVAX ha fatto i conti con più di una difficoltà a far partire il suo “mandato”, e per mesi non c’è stata continuità tra l’arrivo delle donazioni di dosi e la distribuzione vera e propria di esse ai Paesi poveri. Ora li “sta trasferendo ai Paesi a basso e medio reddito”, ha specificato la presidente dell’Esecutivo europeo, aggiungendo che “stiamo lavorando duramente con COVAX e i produttori di vaccini, con i donatori e i Paesi destinatari, per accelerare la consegna effettiva di queste dosi”. Attraverso donazioni bilaterali gli Stati “hanno consegnato oltre 45 milioni di dosi attraverso donazioni bilaterali, per esempio ai nostri vicini nei Balcani occidentali”. Da von der Leyen il monito “a fare di più”, soprattutto nei confronti dei Paesi africani. “Perché controlleremo questa pandemia solo se la combatteremo in ogni angolo del mondo”.

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