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Riserve comuni e accesso facilitato alle reti per l'idrogeno, le proposte UE per decarbonizzare il mercato gas

Riserve comuni e accesso facilitato alle reti per l'idrogeno, le proposte UE per decarbonizzare il mercato gas

La Commissione vara il pacchetto gas e propone un regolamento per ridurre le perdite di metano provenienti dal comparto energetico, obbligando gli operatori di rete a sistemarle. Contro il caro dell'energia, Bruxelles mette sul tavolo del Consiglio Europeo la proposta di appalti congiunti per il gas (su base volontaria) e riserve strategiche contro le crisi

Bruxelles – Decarbonizzare le reti esistenti del gas per introdurre l’idrogeno nel mercato, facilitare l’accesso dei gas rinnovabili (come il biometano, l’idrogeno o il metano sintetico) e a basso contenuto di carbonio (low carbon) e migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento in UE, che si è resa necessaria vista la crisi dei prezzi che negli ultimi mesi ha preoccupato l’UE. La Commissione Europea ha svelato oggi (15 dicembre) il suo pacchetto per decarbonizzare il mercato del gas e dell’idrogeno, proponendo una revisione della attuale legislazione sul mercato interno del gas che risale al 2009 (direttiva 2009/73 / CE e regolamento sull’accesso alle reti di trasporto).

Acquisti congiunti e riserve strategiche di gas

Il pacchetto era già in programma da tempo a Bruxelles, anche se la crisi dei prezzi dell’energia elettrica e del gas ha portato la Commissione a proporre contestualmente un programma l’appalto congiunto volontario degli Stati membri per disporre di scorte strategiche, in linea con le regole di concorrenza dell’UE, come misura preventiva per le emergenze o le crisi di carenza e come avevano chiesto diversi Stati membri tra cui l’Italia. Si conferma dunque che l’acquisto congiunto sarà su base volontaria e prevede dunque un ruolo rafforzato dell’UE anche per lo stoccaggio comune e la creazione di riserve strategiche in caso di crisi.

In buona parte la proposta era stata anticipata dalla stessa Commissione Europea nelle scorse settimane come misura per fronteggiare l’aumento dei prezzi, che proseguirà fino alla primavera. “Gli Stati membri, attraverso una cooperazione congiunta a livello regionale, dovrebbero poter fare affidamento sullo stoccaggio in altri Paesi in caso di necessità” e di carenza, afferma il documento. I capi di governo e stato “si incontreranno giovedì 16 dicembre a Bruxelles e ne discuteranno” nel quadro della discussioni sulla crisi dei prezzi dell’energia, ha chiarito in conferenza stampa la commissaria per l’Energia Kadri Simson.

Decarbonizzare il mercato del gas, limite al 5 per cento per le miscele con l’idrogeno

Quanto alla revisione sul mercato del gas, la Commissione si concentra principalmente sulla nuova regolamentazione dei “gas a bassa emissione di carbonio”, compreso l’idrogeno non pienamente rinnovabile, per rendergli più facile l’accesso alle reti attraverso tariffe più basse e sconti. Ad esempio rimuovendo le tariffe transfrontaliere per i gas rinnovabili e a basso contenuto di carbonio (così come in futuro non saranno applicate alla rete europea dedicata all’idrogeno); introducendo uno sconto tariffario del 75 per cento per l’iniezione e la connessione di gas rinnovabili e a basso contenuto di carbonio in queste reti già esistenti.

Non solo, Bruxelles fissa al 2049 lo stop ai contratti a lungo termine per il gas fossile non abbattuto, ovvero le cui emissioni di gas serra non sono state lavorate per essere eliminate attraverso tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (Carbon capture and Storage, CCS). La data del 2049, spiega un funzionario, è per andare incontro agli obiettivi di sostenibilità di metà secolo, ovvero raggiungere la quota di zero emissioni nette nell’UE. Resta la possibilità di contratti fornitura a breve termine (inferiori a un anno) perché l’UE li considera importanti “per la sicurezza dell’approvvigionamento e per ragioni di liquidità del mercato”.

Tra le misure pensate per la distribuzione di gas rinnovabile e a basse emissioni di CO2 facilitando il loro accesso al mercato e alle infrastrutture di stoccaggio, ai gasdotti o ai terminali di GNL, la Commissione propone un limite massimo del 5 per cento per l’aggiunta di idrogeno nella rete del gas (le cosiddette miscele, o blending gas) nei punti di interconnessione tra gli Stati membri per evitare restrizioni di flusso transfrontaliere o segmentazioni del mercato dovute al fatto che ci sono differenze di miscelazione. La Commissione precisa che il 5 per cento rappresenta un limite massimo, non introduce alcun obbligo di miscelazione, ma è possibile per gli Stati fare accordi volontari per miscele più alte (con percentuali differenti).

Infrastrutture dedicate all’idrogeno

La proposta prevede una fase di transizione fino al 2030 per rafforzare lo sviluppo di un vero mercato dell’idrogeno, con la creazione della Rete Europea degli Operatori (ENNOH) con i rappresentanti delle reti e la possibilità di una sovvenzione incrociata per consentire gli investimenti nella rete dell’idrogeno dalle tasse sugli investimenti nella rete del gas. A partire dal 2030 sarà in vigore un regime di accesso regolamentato (il cosiddetto TPA regolamentato) alle reti, nessuna tariffa nei punti transfrontalieri della rete dell’idrogeno, saranno previste esenzioni mirate per la costruzione di valli dell’idrogeno e il regime normativo uguale per i gasdotti intra-UE e per quelli d’importazione.

Obiettivi vincolanti contro le perdite di metano

Ad affiancare il pacchetto sul mercato del gas, la Commissione propone un regolamento per la riduzione delle emissioni di metano dal comparto energetico attraverso tre linee di intervento: migliorare le misurazioni a livello europeo, l’obbligo per i fornitori di rilevare le perdite e provvedere alla riparazione (tra i 5 e i 15 giorni di tempo) e il divieto di ventilazione e flaring; maggiore trasparenza sulle emissioni relative ai combustibili fossili importati. L’approccio si applica ai settori del gas, del petrolio e del carbone in cui il metano è impiegato.

Il metano è tra i peggiori gas inquinanti atmosferici che contribuisce ai cambiamenti climatici: intrappola più calore rispetto alla CO2, anche se si decompone nell’atmosfera più rapidamente e questo è un vantaggio se si vuole affrontare il problema del surriscaldamento. Attualmente il 53 per cento delle emissioni di metano in Europa proviene dall’agricoltura, il 26 per cento dai rifiuti e il 19 per cento dall’energia (soprattutto petrolio e gas, e senza contare le importazioni). Solo questi tre settori rappresentano il 95 per cento delle emissioni totali di metano antropogenico, quello prodotto dall’uomo.

La Commissione è attenta anche alle emissioni di metano che sono importate in UE e per una maggiore trasparenza creerà una banca dati sulla trasparenza del metano con le informazioni fornite dagli importatori e dagli operatori dell’Unione. Sul fronte globale vuole creare uno strumento di monitoraggio per divulgare l’entità, la ricorrenza e l’ubicazione degli emettitori di metano a livello internazionale, mantenendo attivo il dialogo con i partner internazionali, come gli USA, per tagliare le emissioni su scala globale.