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Dal primo febbraio il Green Pass per viaggiare in UE avrà validità standard di 9 mesi
(Immagine: Archivio Commissione europea)

Dal primo febbraio il Green Pass per viaggiare in UE avrà validità standard di 9 mesi

La Commissione adotta l'atto delegato per armonizzare la validità del Green Pass per i viaggi in UE a 270 giorni dalla fine del primo ciclo di vaccinazione. Le nuove regole saranno vincolanti per gli Stati membri, che non sono però tenuti a mantenere la validità di 9 mesi anche per l'uso a livello nazionale

Bruxelles – Nove mesi o, più precisamente, 270 giorni. La Commissione Europea ha adottato oggi (21 dicembre) l’atto delegato per stabilire un periodo di validità standard (e vincolante) di 9 mesi per i Certificati digitali COVID dell’UE, i Green pass europei, usati per i viaggi dentro l’UE, sulla base della proposta avanzata a metà novembre sulle regole di viaggio e di cui i governi hanno discusso all’ultimo Consiglio Europeo.

Per viaggiare attraverso i confini europei, il Green pass sarà valido fino a 9 mesi dopo il completamento del primo ciclo vaccinale, che significa la seconda dose per i vaccini BioNTech-Pfizer, Moderna e AstraZeneca e dalla prima nel caso del vaccino monodose Johnson&Johnson. Da questo atto, per ora, si esclude il riconoscimento delle dosi booster (di richiamo), la cui decisione Bruxelles rimanda a quando avrà dati scientifici certi sulla durata dell’efficacia di questi richiami. Le regole saranno in vigore dal primo febbraio e sono state concordate “di concerto” con gli Stati membri, assicura un portavoce dell’Esecutivo a voler fare intendere che non dovrebbero essere grandi ostacoli all’adeguamento da parte degli Stati membri.

L’atto delegato adottato dalla Commissione è un regolamento, il che lo rende obbligatorio per tutti gli Stati membri senza se e senza ma. L’unica “scappatoia” è che il Consiglio UE potrebbe bocciare ancora l’atto delegato con una maggioranza rafforzata prima che entri in vigore, anche se il portavoce ha ricordato che l’atto presentato oggi è frutto dello scambio di idee che i leader hanno avuto lo scorso giovedì 16 dicembre al Summit UE, in cui la maggior parte dei governi si è espressa a favore dell’armonizzazione. La scelta ricade sui nove mesi di tempo perché tiene conto delle linee guida del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) che ha raccomandato la somministrazione di dosi di richiamo in tutta la popolazione a partire da 6 mesi dopo aver completato il ciclo di vaccinazione. Dopo questi sei mesi, Bruxelles mette in conto un periodo aggiuntivo di 3 mesi per dare modo agli Stati di organizzare le loro campagne e vaccinare i cittadini con i booster, per un totale di nove mesi di validità standard.

Mario Draghi e i target del Next Generation Eu
Mario Draghi

L’appello all’armonizzazione da parte dell’UE secondo molti è anche un appello diretto al premier italiano Mario Draghi. Varie indiscrezioni riportano che sarebbe allo studio del governo una riduzione della durata del Green Pass, che dovrebbe passare dagli attuali 9 mesi a 6-7 mesi per accelerare la campagna di richiamo. Una cabina di regia pre-natalizia è attesa il 23 dicembre per decidere il da farsi, ma detta così il governo italiano starebbe pensando a una riduzione della validità del Green Pass usato su base nazionale, non per i viaggi in UE.

Le regole adottate oggi dalla Commissione riguardano invece esclusivamente i viaggi dentro l’UE, e le due cose non sono legate. Gli Stati membri non sono automaticamente vincolati ad adottare lo stesso periodo di validità di 9 mesi anche per l’uso del Green Pass a livello nazionale, ad esempio per entrare nei posti al chiuso o partecipare a eventi. Lo chiarisce la Commissione Europea in una nota, esortando comunque gli Stati membri ad allineare le regole per l’utilizzo dei certificati a livello nazionale a quelle europee “per fornire certezza ai viaggiatori e ridurre i disagi”. Tuttavia, in questo caso l’Italia non avrebbe alcun obbligo.

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