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Anche alla Camera voto di fiducia per la legge di Bilancio 2022. Esame della manovra compresso, proteste anche dalla maggioranza

Anche alla Camera voto di fiducia per la legge di Bilancio 2022. Esame della manovra compresso, proteste anche dalla maggioranza

Parlamento esautorato ma il governo si difende: misure discusse e trattate con i partiti. Le critiche alla manovra sulla riforma fiscale con gli effetti maggiori sui redditi medio-alti e sul superbonus edilizio esteso fino alla metà del prossimo anno.

Roma – Fine anno con due voti di fiducia: la manovra finanziaria del governo Draghi passa l’esame del Parlamento senza grandi sussulti ma con diverse critiche. Al Senato il voto blindato è stato votato nella notte del 23 dicembre dopo un breve passaggio in Commissione e una lunghissima trattativa extraparlamentare. A Montecitorio il testo è arrivato dopo il trittico delle feste natalizie senza possibilità di modifiche. Il voto (414 favorevoli e 47 contrari) è giunto nella serata di mercoledì 29 con una nuova questione di fiducia,  lasciando ai deputati come unica possibilità di intervento gli ordini del giorno finali.

Per la legge più importante dello Stato le critiche – anche di alcune forze di maggioranza – sono prima di tutto di metodo per la compressione eccessiva dei tempi di discussione con una palese espropriazione delle prerogative parlamentari. Il governo si è difeso spostando la responsabilità sui partiti e sulla “cabina di regia” che ha negoziato fuori dalle Camere gli interventi e le misure.

La legge di bilancio 2022 passa così con la sordina, nonostante a ridosso della sua approvazione due sindacati su tre, Cgil e Uil, l’abbiano duramente contestata con uno sciopero generale ottenendo solo un rinvio della partita sulla riforma delle pensioni. Nel merito, i giudizi negativi riguardano la riforma fiscale che ha portato da 5 a 4 le aliquote, con l’effetto di spostare le riduzioni dell’Irpef più consistenti sui redditi medio-alti, lasciando risparmi limitati per i redditi più bassi.

Nella sintesi fatta dall’Ufficio parlamentare di bilancio (l’organismo indipendente che vigila sulla finanza pubblica), il 20 per cento delle famiglie più disagiate e povere è escluso dai benefici della riforma – anche perché in parte già fiscalmente esente – il 50 per cento delle famiglie a basso reddito beneficia di un quarto delle riduzioni (circa 1,9 miliardi) mentre il 10 per cento assorbe un quinto delle risorse (1,6 miliardi).

Complessivamente la manovra vale circa 32 miliardi di euro, 8 dei quali sono assorbiti dalla riforma dell’Irpef, prevede un corposo pacchetto di agevolazioni tra cui bonus (mobili, verde privato, tv) e superbonus edilizio, la conferma del reddito di cittadinanza finanziato con 8,4 miliardi e la riforma degli ammortizzatori sociali per una spesa di 5,5 miliardi.

Con la corsa dei prezzi dell’energia, nelle ultime settimane ha tenuto banco la spesa per le bollette che ha convinto il governo ad aumentare lo stanziamento fino a 3,8 miliardi, finanziare la rateizzazione per limitare gli impatti che, secondo le ultime stime fatte dalla società di analisi economiche Nomisma, saranno in media un migliaio di euro a famiglia.

E a proposito del “caro energia” è abbastanza diffuso il giudizio critico per una transizione ecologica ancora a rilento dove non si vede (se non per un primo passo verso autorizzazioni semplificate) la necessaria accelerazione degli impianti delle fonti rinnovabili, che consentirebbe più autonomia energetica e una minore esposizione alle tensioni del mercato internazionale.

Nella legge di bilancio l’unica misura in questa direzione sembra essere quella del super bonus per aumentare l’efficientamento energetico che però prevede il rimborso pieno anche per le caldaie a gas. Il superbonus edilizio finora ha finanziato circa 70 mila cantieri ma riguarda solo l’uno per cento degli immobili residenziali a fronte di un impegno finanziario molto elevato, 33 miliardi fino al 2025. Impatto negativo anche sui tentativi di truffa (nei giorni scorsi sono stati sospese pratiche per circa 4 miliardi di euro) e sull’iniquità della misura. Un giudizio negativo condiviso anche dal presidente del Consiglio Draghi che però ha ceduto davanti alle richieste dei partiti.

Oltre le singole scelte, si tratta senza dubbio di una manovra espansiva tesa a sostenere la crescita che chiuderà il 2021 con il 6,2 per cento, un risultato che ha superato tutte le stime. Le antenne ora sono puntate, come da due anni a questa parte sull’impatto della pandemia, sull’inflazione tornata a crescere con qualche segnale preoccupante e sull’occupazione che nel 2022 dovrebbe iniziare la sua risalita.