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PAC, 18 piani strategici (anche quello italiano) sul tavolo di Bruxelles. All'appello manca un terzo degli Stati UE
Janusz Wojciechowski

PAC, 18 piani strategici (anche quello italiano) sul tavolo di Bruxelles. All'appello manca un terzo degli Stati UE

La scadenza del 31 dicembre 2021 viene mancata da Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Romania e Slovacchia, ma l'Esecutivo non intende prendere provvedimenti. "Attendiamo quelli mancanti prima possibile", ci dice un portavoce. Lunedì 10 gennaio l'Europarlamento al voto sulla legislazione secondaria della riforma

Bruxelles – C’è anche l’Italia tra i 18 Stati membri che hanno consegnato per tempo alla Commissione Europea i piani strategici sulla nuova politica agricola comune (PAC), che sarà formalmente in vigore da gennaio 2023. La scadenza era fissata per il 31 dicembre 2021 e l’esecutivo europeo si era detto convinto di non poterla derogare, per avere più tempo per valutarli. L’anno nuovo però è iniziato e all’appello manca un terzo degli Stati membri, Belgio (che avrà due piani separati per Fiandre e Vallonia), Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Romania e Slovacchia, ci conferma la Commissione.

All’ultimo consiglio Agricoltura di metà dicembre, Praga e Lussemburgo avevano avvertito che non sarebbero riusciti a presentare “la versione definitiva” del piano entro quella data. E molti altri hanno sollevato preoccupazioni simili visti i tempi così ravvicinati (un accordo tra istituzioni è stato trovato solo a giugno dello scorso anno). Non sembra, però, che la Commissione abbia intenzione di ammonire i ritardatari. “Ci aspettiamo che i restanti piani siano presentati il prima possibile per permettere un processo di approvazione tempestivo e coerente”, ci dice un portavoce della Commissione. Una rapida presentazione da parte dei Paesi restanti garantirebbe “la piena attuazione nel 2023 della PAC e fornirebbe agli agricoltori tutto il tempo e le informazioni necessarie per preparare al meglio le loro decisioni di produzione e investimento per il 2023 e oltre”.

I piani strategici sono il fulcro della riforma che ha investito la politica agricola comunitaria e il motivo per cui spesso se ne parla in termini di “rinazionalizzazione”. I piani sono strategie che gli Stati devono preparare per dettagliare come intendono raggiungere gli obiettivi della PAC riformata, compresi quelli ambientali e di riduzione delle emissioni dal comparto agricolo (responsabile per il 10 per cento dei gas serra prodotti nella UE). Per qualcuno questa riforma significa più “potere” in capo ai governi per decidere quando e come attuare la riforma, anche se tutti i piani sono subordinati all’approvazione della Commissione Europea che si prenderà qualche mese di tempo per valutarli e consigliare eventuali modifiche.

In un tweet, il commissario all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha ringraziato i 18 Stati membri (Austria, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia) che li hanno già presentati, incalzando gli altri a fare altrettanto. “La Commissione Europea attende con impazienza la presentazione dei piani strategici degli altri Paesi il prima possibile”, ha aggiunto.

L’Esecutivo non prenderà provvedimenti contro i ritardatari in parte perché all’appello mancano Paesi del peso politico della Germania, in parte perché uno dei motivi di questo ritardo è che le Istituzioni devono ancora completare la cosiddetta legislazione secondaria della riforma. Si tratta di due atti delegati, uno sulle tipologie di intervento e uno sugli organismi di pagamento, la gestione finanziaria e la liquidazione dei conti, su cui le discussioni sono state avviate solo a settembre e di cui l’Europarlamento ha rinviato il voto a gennaio, lamentando tempi troppo ravvicinati per studiarli nel dettaglio. Entrambi i regolamenti sono all’ordine del giorno della riunione della commissione Agricoltura del Parlamento in programma lunedì 10 gennaio a Bruxelles.

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