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Enrico Letta e Giuseppe Conte schierano PD e M5S contro il nucleare. Salvini apre lo scontro nel governo: non possiamo permetterci no ideologici

Enrico Letta e Giuseppe Conte schierano PD e M5S contro il nucleare. Salvini apre lo scontro nel governo: non possiamo permetterci no ideologici

Governo italiano spaccato anche se non ha ancora preso una posizione ufficiale sulla bozza della Commissione. Dopo la mezza marcia indietro di Schaolz In Germania si schierano contro i liberali . Benifei: "Scelta coraggiosa del segretario, ora il parlamento respinga il documento"

Roma – Nucleare sbagliato e il gas non è il futuro. Enrico Letta rompe gli indugi sul dibattito che in Europa sta dividendo gli Stati membri ma anche i governi, dopo che la Commissione ha diffuso la bozza che inserisce le due fonti fossili nella tassonomia verde.

Paesi spaccati con la Francia che guida la pattuglia dei favorevoli composta da gran parte dell’area dell’est, Spagna contraria mentre pochi giorni fa il neo cancelliere Olaf Scholz dopo che la Germania si era schierata per il no alla bozza, ha rivisto la sua posizione limitandola a un’astensione.

“Una bozza che non ci piace” ha scritto il segretario Dem. “L’inclusione del nucleare è per noi radicalmente sbagliata. E il gas non è il futuro, è solo da considerare in logica di pura transizione verso le vere energie rinnovabili”. Una scelta che peserà nelle decisioni del governo Draghi che ancora non ha preso una posizione ufficiale anche se personalmente il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani è a favore.

Giuseppe Conte rilancia e posiziona il Movimento 5 Stelle sulla sponda dei contrari: “Il nucleare e il gas non fanno parte di quel futuro di cambiamento, sostenibilità e tutela ambientale che va incentivato con i soldi dei cittadini, con il denaro pubblico”. Secondo il leader del M5S, i fossili “non aiutano l’Europa né sulla strada dell’indipendenza né su quella della stabilità dei costi”.

Il doppio no di Letta e Conte ha aperto la polemica con la Lega che ora incalza il governo che per Matteo Salvini  “deve intervenire subito e con più miliardi, e occorre subito investire di più sul gas e sulla ricerca sul nucleare pulito e di ultima generazione”. Uno scontro in piena regola che certamente si trasferirà anche in Europa dove le divisioni hanno attraversato anche le coalizioni. Nel caso della Germania dopo il mal di pancia dei verdi per la mezza marcia indietro di Scholz, il leader dei liberali, il ministro delle finanze Christian Lindner ha precisato che “l’energia nucleare non è comunque per noi un opzione”. “Ogni paese decide delle fonti del suo approvvigionamento energetico, e questo deve esser rispettato. Ma questo non può modificare la valutazione sul fatto che l’energia nucleare è sì libera da emissioni di Co2, ma tutt’altro che ecosostenibile”.

Ad apprezzare la mossa di Letta il capo delegazione del PD a Bruxelles Brando Benifei che lo ha ringraziato per “una posizione netta e giusta, ascoltando chi pensa che dobbiamo avere coraggio”. L’europarlamentare chiede che “ora il governo agisca: quando dovrà esprimersi il Parlamento europeo sono sicuro che saremo pronti a respingere il testo se non sarà all’altezza della sfida climatica”.

Plauso per “una scelta importante” anche dai co portavoce nazionali di Europa verde, l’europarlamentare Eleonora Evi e Angelo Bonelli: “L’inserimento del nucleare e gas nella tassonomia Verde UE non tutela il pianeta e nemmeno gli interessi economici dell’Italia ma solo quelli dell‘industria nuclearista francese, fortemente indebitata, che vuole mettere le mani sui fondi pubblici europei e quindi anche nostri”.

Ad accogliere con favore anche i socialisti spagnoli all’europarlamento che giudicano “una follia” l’inserimento di gas nucleare come fonti green e l’europarlamentare verde olandese Bas Eickhout che chiede alla presidente Ursula von der Leyen di ascoltare il leder dei socialisti italiani.

Quanto la presa di posizione del Pd sia destinata a pesare nella decisione finale, si vedrà nelle prossime settimane e forse mesi. L’iter della bozza è appena agli inizi, la Commissione potrebbe decidere entro la fine del mese ma poi Parlamento europeo e Consiglio avranno alcuni mesi per discutere ed esaminare il testo. Sarà in questa fase che le critiche a nucleare e gas potrebbero emergere ancora più forti e una decisione favorevole alla fine del percorso è tutt’altro che scontata.

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