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COVID, l'EMA frena sulla strategia dei 'booster' ogni 3-4 mesi. Preoccupa il calo della risposta immunitaria
Marco Cavaleri, responsabile della strategia sui vaccini di EMA

COVID, l'EMA frena sulla strategia dei 'booster' ogni 3-4 mesi. Preoccupa il calo della risposta immunitaria

"Non abbiamo ancora dati per poterci esprimere, ma ci preoccupa una strategia che prevede vaccinazioni a distanza di poco tempo", sostiene Marco Cavaleri, capo della strategia vaccinale dell'Agenzia europea dei medicinali

Bruxelles – L’Agenzia europea dei medicinali (EMA) è “preoccupata” per una strategia anti-COVID che prevede vaccinazioni di richiamo che si ripetono a distanza di poco tempo. “Non possiamo continuare a dare dosi booster ogni 3-4 mesi”. A parlare in questi termini è Marco Cavaleri, capo della strategia vaccinale dell’EMA, durante il primo briefing con la stampa dell’anno che si è tenuto oggi (11 gennaio). Rispondendo a una domanda sulla potenziale efficacia della quarta dose per contrastare l’ondata pandemica in Europa, Cavaleri frena: “Non abbiamo ancora dati per poterci esprimere, ma ci preoccupa una strategia che prevede di andare avanti con le vaccinazioni a distanza di poco tempo”, ha spiegato.

L’EMA teme che una strategia dei booster possa portare a potenziali problemi nella risposta immunitaria delle persone al virus. “Potrebbe diventare una risposta immunitaria non così forte come vorremmo che fosse”, chiarisce. “Dobbiamo stare attenti a non sovraccaricare il sistema immunitario con tante vaccinazioni. Non pensiamo che sia una cosa che debba essere ripetuta con costanza e sarà meglio iniziare a pensare a una strategia dei richiami somministrati a distanza di più tempo”. Proiettandoci in uno scenario endemico del virus, non più pandemico come quello attuale, “la dose di richiamo potrebbe coincidere con l’inizio della stagione dell’influenza”. Un discorso a parte va fatto per le persone vulnerabili o che hanno un sistema immunitario compromesso (immunodepresse), per le quali “è un caso diverso e per loro la quarta dose può essere considerata già da ora”, ha aggiunto.

Cavaleri apre il consueto briefing con i giornalisti mettendo in guardia su una situazione epidemiologica che in Europa resta preoccupante, a causa della “continua circolazione della variante Delta e la rapida diffusione della variante Omicron”. Più trasmissibile, Omicron sarà a breve la variante dominante nel Continente ma tutti i dati a disposizione di EMA confermano che è responsabile di effetti più moderati sullo sviluppo della malattia COVID-19. “Sembra che Omicron causi una malattia meno grave rispetto alla variante Delta. Studi condotti in Sudafrica, nel Regno Unito e in alcuni paesi europei stanno dimostrando che il rischio di essere ricoverati in ospedale dopo l’infezione con Omicron è ridotto a circa la metà rispetto alla variante Delta. Tuttavia, sono necessari dati più precisi, compresi i dati nei gruppi vulnerabili, per confermare che la gravità è effettivamente inferiore”, ha aggiunto.

L’Agenzia di Amsterdam sta ancora analizzando la capacità dei vaccini attualmente in uso in UE – BioNTech-Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson – di resistere alla variante Omicron e se sia necessario un loro adattamento. Adattamento, ha ricordato, che potrebbe arrivare quando la situazione epidemiologica è già molto diversa rispetto a quella attuale e che, in altre parole, potrebbe rivelarsi inutile. Facendo eco alle parole di Emer Cooke, direttrice esecutiva EMA, Cavaleri ribadisce che ci vorranno dai 3 ai 4 mesi per un via libera da parte di EMA a potenziali  vaccini adattati per fare fronte alla variante Omicron, quindi non prima di”aprile e maggio”.

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