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Futuro dell'UE, Macron vuole il diritto di iniziativa legislativa per il Parlamento Europeo
Emmanuel Macron in plenaria a Strasburgo (19 gennaio)

Futuro dell'UE, Macron vuole il diritto di iniziativa legislativa per il Parlamento Europeo

Nel quadro della Conferenza sul futuro dell'Europa, Francia e Germania sono favorevoli a dare il diritto di proporre leggi all'unica Istituzione europea eletta dai cittadini. Il presidente francese presenta le priorità in plenaria a Strasburgo e apre a una revisione dei trattati

Bruxelles – Dare al Parlamento Europeo il diritto di iniziativa legislativa, che oggi spetta solo alla Commissione Europea. E’ questo il modo in cui il Emmanuel Macron intende dar seguito concreto alla Conferenza sul futuro dell’Europa, quel dibattito sulle riforme da attuare nell’UE che lui stesso ha voluto avviare nel 2019 per usarne gli esiti a vantaggio della sua campagna elettorale per l’Eliseo. “Se ci sarà questa richiesta da parte dei cittadini europei, con la Germania siamo d’accordo che si potrebbe dare al vostro Parlamento il diritto di iniziativa legislativa“, ha detto il presidente francese nel primo confronto con gli eurodeputati sulle priorità della presidenza di turno di Parigi, che si è tenuto oggi (19 gennaio) a Strasburgo.

“Questo potrebbe essere uno dei risultati di questo processo”, ha spiegato. Il dibattito sul futuro dell’Europa emerge, necessario, quando Macron si sofferma a parlare della necessità di una nuova promessa democratica per l’Europa: la “precarietà dello stato di diritto e dei valori democratici che misuriamo oggi, messi in discussione fuori dall’Europa” ma anche dentro gli Stati membri. Le proposte da parte dei cittadini nel quadro della Conferenza – che dovrebbero arrivare tra la fine di aprile e l’inizio di maggio – potrebbero dare una risposta all’esigenza di un rafforzamento della democrazia europea. “Dobbiamo pensare di nuovo alle nostre regole e renderle più chiare, in modo da poter prendere decisioni più rapidamente e facilmente”, ha aggiunto.

L’Europarlamento è l’unica istituzione europea direttamente eletta dai cittadini, è autorità di bilancio e co-legislatore insieme al Consiglio dell’UE ma i suoi deputati non hanno diritto di iniziativa legislativa, ovvero non possono proporre leggi ma solo votare o presentare emendamenti su quelle proposte dalla Commissione Europea. Il trattato di Lisbona ha introdotto un diritto di iniziativa indiretto: i deputati ad alcune condizioni possono spingere la Commissione Europea a promuovere una iniziativa legislativa ma ovviamente non è la stessa cosa.

A Strasburgo il tema è chiaramente molto sentito dagli eurodeputati, che hanno accolto l’apertura di Macron con un lungo applauso. Parliamo di una vera apertura perché per introdurre il diritto di legiferare sarà necessario rimettere mano ai Trattati dell’UE (l’articolo 225 del trattato sul funzionamento dell’UE), un’ipotesi che in realtà i governi avevano escluso a priori nel quadro della Conferenza prima ancora dell’inizio dei lavori.  La misura è ben accolta dalla neo eletta presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola che parlando in conferenza stampa al termine del confronto in plenaria ha “preso atto con molto interesse il suo impegno con la Germania per sostenere il diritto di iniziativa legislativa del Parlamento europeo”.

Il dibattito era molto sentito anche dall’ex presidente del Parlamento David Sassoli, scomparso l’11 gennaio, che in autunno aveva aperto un lungo processo di riflessione sull’Eurocamera che ha portato a una serie di raccomandazioni, tra cui l’iniziativa legislativa. Anche in commissione affari costituzionali a metà luglio i deputati hanno discusso un progetto di relazione dell’eurodeputato portoghese, Paulo Rangel, (PPE) – sostenuto da tutti i gruppi dalla destra alla sinistra radicale – in cui si definisce necessario un “diritto di iniziativa generale e diretto” per rafforzare la legittimità democratica dell’UE.

Da parte di Macron è sicuramente il tentativo di rilanciare il processo della Conferenza, avviato già ridimensionato dalla pandemia COVID-19 e che rischia di concludersi in un dibattito fine a se stesso. L’eventuale insuccesso sarebbe legato al nome di Macron, che proprio nel momento in cui i cittadini presenteranno le loro raccomandazioni si starà giocando il ruolo a capo dell’Eliseo (il primo turno delle presidenziali previsto il 10 aprile).

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