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    Home » Green Economy » Economia green, gli esperti UE bocciano la proposta di Bruxelles. Anche l’Italia contesta i limiti troppo bassi per le centrali a gas

    Economia green, gli esperti UE bocciano la proposta di Bruxelles. Anche l’Italia contesta i limiti troppo bassi per le centrali a gas

    La piattaforma sulla finanza sostenibile conferma il parere negativo sulla bozza dei criteri UE per etichettare gas e nucleare, a certe condizioni, tra gli investimenti sostenibili. Anche il governo di Roma trasmette a Bruxelles la sua contrarietà, ma per ragioni opposte

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    24 Gennaio 2022
    in Green Economy, Politica
    nucleare

    Roberto Cingolani al Consiglio Energia (2 dicembre)

    Bruxelles – “Ci serve tempo per analizzare le reazioni, arriveremo a formulare una proposta quanto prima”. Al briefing di oggi (24 gennaio) con la stampa, il portavoce capo della Commissione UE, Eric Mamer, conferma l’esecutivo ha ricevuto venerdì 21 il parere degli esperti della piattaforma di finanza sostenibile sulla bozza di atto delegato della tassonomia europea, il sistema di classificazione delle attività economiche considerate ‘green’ o utili alla transizione ecologica. Una bozza su cui anche l’Italia ha deciso di alzare la voce, denunciando limiti troppo stringenti per le centrali a gas.

    Come scrivevamo venerdì, gli esperti dei Ventisette Stati membri consigliano alla Commissione di non andare avanti con i suoi piani per etichettare come sostenibili il gas e l’energia nucleare, dal momento che non aiutano la lotta al cambiamento climatico. E’ accettabile considerare l’energia proveniente da centrali a gas per la transizione, ma in base ai criteri inseriti dalla Commissione UE nella bozza di atto delegato i nuovi impianti di energia a gas fossile “non raggiungerebbero le prestazioni ecologiche” secondo l’analisi della piattaforma.

    Gas energy may be used in transition, but when should it be called green? A new fossil gas energy plant would not reach green performance under the new draft #EUTaxonomy transitional criteria according to Platform on #SustainableFinanceEU analysis. pic.twitter.com/S2ncxZMCMq

    — Nathan Fabian (@nathanafabian) January 24, 2022

    Nella proposta della Commissione, si considerano “sostenibili” le centrali a gas esistenti con emissioni inferiori a 100 grammi di CO2 equivalente per kilowattora. Gli impianti che ricevono un permesso di costruzione entro il 31 dicembre 2030 dovranno rispettare il limite di emissioni di gas serra inferiori a 270 g di CO2 equivalente per kWh e soprattutto dovranno andare a sostituire un impianto a combustibili fossili più inquinante e già in attività. Dal 2026 le centrali a gas dovranno utilizzare almeno il 30 per cento di gas rinnovabili o a basse emissioni, nell’ottica di far funzionare le centrali elettriche a gas dal 2035 solo con “gas a basse emissioni di carbonio”. Anche nell’ottica di usare gli impianti a gas per aumentare gradualmente le quote di altri combustibili a basse emissioni di carbonio (biogas o idrogeno, ad esempio), per la piattaforma l’approccio della Commissione non è sostenibile.

    Il discorso sull’energia proveniente da centrali nucleari è in parte diverso: l’energia atomica non produce emissioni di CO2 ed è questo il motivo per cui diversi Stati membri – come la Francia – continuano a sostenerne l’inclusione nel proprio mix energetico a favore di Green Deal. Tuttavia, secondo lo stesso regolamento della tassonomia nessuna tecnologia può essere considerata sostenibile se provoca “danni significativi (il principio del do no significant harm)” ad almeno uno dei sei obiettivi della tassonomia europea: mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, l‘uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; la transizione verso un’economia circolare; la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento; la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. I criteri fissati nella bozza, secondo il parere della piattaforma non lo garantiscono: “Il nucleare esistente è a emissioni zero ma la bozza dei criteri non garantisce che non ci sia alcun danno significativo per gli obiettivi ambientali dell’UE come richiesto dal regolamento della tassonomia”, spiega il presidente Nathan Fabian.

    Anche l’Italia contesta la bozza

    Se per la piattaforma di finanza i limiti per il gas e il nucleare sono troppo poco stringenti per garantire la sostenibilità, l’Italia ragiona in maniera opposta almeno per quanto riguarda i limiti sulle centrali a gas considerati “troppo bassi” e quindi di ostacolo alla transizione del Paese. Questa la posizione espressa dal governo italiano in un documento di contestazione inviato a Bruxelles la scorsa settimana, secondo quanto riportato da diverse agenzie di stampa. Nello specifico, il Paese si oppone al limite dei 100 grammi di CO2 per kWh per gli impianti esistenti a gas, proponendo di alzare la soglia a 340 grammi. Le critiche del governo romano arrivano anche in conseguenza di una stima di fonte imprenditoriale – citata in un articolo di qualche settimana fa del Sole 24 ore – secondo cui sfumerebbe l’etichetta verde europea a investimenti per circa 10 miliardi di euro. Quanto al nucleare, l’Italia non si espone perché non fa parte del mix energetico nazionale.

    Come era prevedibile, la pubblicazione del parere degli esperti ha trovato invece il sostegno di molti eurodeputati, ambientalisti e degli Stati membri che alla fine della scorsa settimana si erano mobilitati proprio per andare contro i piani dell’UE. “Forse la cosa migliore da fare è cancellare questo atto delegato. Dopo la relazione del gruppo di esperti, non vedo quasi alcuna possibilità per giungere a un provvedimento sensato”, scrive in una nota il portavoce ambientale del Partito popolare europeo, Peter Liese, sottolineando che all’Europarlamento “cresce tra i gruppi politici la bocciatura dell’atto delegato sulla tassonomia”.

    Proprio settimana scorsa, si erano mobilitati i presidenti delle commissioni per problemi economici e monetari (ECON) e per l’ambiente (ENVI) del Parlamento europeo, Irene Tinagli e Pascal Canfin, del gruppo dei Socialisti&Democratici (S&D) all’Eurocamera “per esprimere la nostra opposizione all’etichettatura della produzione di gas e di energia nucleare come conforme alla tassonomia”, nonché gli eurodeputati co-relatori per la tassonomia Bas Eickhout (Verdi) e Sirpa Pietikäinen (PPE). Eickhout commenta oggi che “la risposta della piattaforma è molto chiara: né il gas né il nucleare dovrebbero rientrare nella tassonomia verde. Tempo per cambiare rotta per Ursula von der Leyen”.

    Rimasta fuori dalla dichiarazione congiunta siglata da Spagna, Lussemburgo, Austria e Danimarca, la Germania ha comunque deciso di far sentire la propria voce. Sabato 22 gennaio il ministro federale dell’Economia e della protezione del clima, Robert Habeck, e il ministro dell’ambiente Steffi Lemke hanno diramato una nota congiunta “come governo federale” esprimendo “chiaramente il nostro rifiuto dell’inclusione dell’energia nucleare. È rischioso e costoso; anche i nuovi concetti di reattore come i mini-reattori comportano problemi simili e non possono essere classificati come sostenibili”. Dopo una serie di tentennamenti nelle scorse settimane, Berlino e la sua coalizione di governo sembrano aver trovato la rotta comune: sì al gas nella tassonomia, no al nucleare.

    Ad ogni modo, messa alle strette dal parere negativo dalla stessa piattaforma di consulenza dell’UE, la Commissione si ritira in silenzio per decidere il da farsi. L’idea in origine era quella di aspettare il parere della piattaforma e pubblicare l’atto delegato entro la fine di gennaio. Viste le pesanti critiche che le sono state mosse, sarà probabilmente costretta a rivedere la bozza anche per evitare una bocciatura (già ampiamente annunciata) dai co-legislatori di Consiglio e Parlamento UE. Una volta pubblicato l’atto, avranno quattro mesi per esaminare il documento ed eventualmente opporsi, con la possibilità di chiedere un periodo extra di due mesi: gli Stati potranno opporsi a maggioranza qualificata rafforzata inversa, che significa almeno 20 Stati membri che rappresentino il 65 per cento della popolazione dell’UE, mentre il Parlamento europeo a maggioranza semplice (ossia almeno 353 deputati in seduta plenaria).

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