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Gas e nucleare tra gli investimenti 'green', la Commissione tira dritto sulla proposta ed esclude modifiche significative

Gas e nucleare tra gli investimenti 'green', la Commissione tira dritto sulla proposta ed esclude modifiche significative

"Abbiamo margine di manovra limitato", prende atto la commissaria europea per i mercati finanziari Mairead McGuinness in un'intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. L'Esecutivo von der Leyen dovrebbe adottare la proposta senza stravolgimenti significativi il 2 febbraio

Bruxelles – Non sembra che ci saranno stravolgimenti significativi della proposta per classificare gas naturale ed energia nucleare tra gli investimenti sostenibili. Ad escluderli è la commissaria europea per i mercati finanziari Mairead McGuinness in una intervista di oggi (26 gennaio) al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung a cui confida che “potremmo essere in grado di modificare la proposta prima o poi per affrontare alcune obiezioni” ma “in realtà abbiamo un margine di manovra limitato”.

L’Esecutivo europeo ha inviato agli Stati il 31 dicembre la proposta di etichettare come sostenibili il gas e il nucleare, a certe condizioni ed entro certi tempi, all’interno della tassonomia dell’UE, il sistema di classificazione degli investimenti e le attività economiche sostenibili. La proposta non piace quasi a nessuno: gas e nucleare sono fortemente divisivi in Parlamento UE, tra gli Stati membri e anche nella stessa Commissione europea, dove il commissario austriaco al Bilancio Johannes Hahn ha espresso un parere negativo e la piattaforma di esperti “consiglieri” dell’UE ha consigliato di modificarla. Per la maggior parte del collegio a guida Ursula von der Leyen tuttavia tanto l’energia nucleare quanto il gas sono necessari come tecnologie di transizione e come tali andranno etichettate nella tassonomia.

Nonostante le forti obiezioni manifestate in questi giorni, l’Esecutivo comunitario a detta di McGuinness dovrebbe adottare l’atto delegato la prossima settimana, martedì 2 febbraio. A quel punto la parola passerà ai due co-legislatori di Parlamento e Consiglio, dove è probabile che proposta incontri una forte resistenza. Una volta pubblicato l’atto, avranno quattro mesi per esaminare il documento ed eventualmente opporsi, con la possibilità di chiedere un periodo extra di due mesi: gli Stati potranno opporsi a maggioranza qualificata rafforzata inversa, che significa almeno 20 Stati membri che rappresentino il 65 per cento della popolazione dell’UE, mentre il Parlamento europeo a maggioranza semplice (ossia almeno 353 deputati in seduta plenaria).

Il ministro tedesco dell’economia e della protezione del clima, Robert Habeck, incontra a Bruxelles la presidente della Commissione Ursula von der Leyen (25 gennaio 2022)

In visita a Bruxelles per incontrare i vertici delle Istituzioni UE, ieri il ministro tedesco dell’economia e della protezione del clima, Robert Habeck, ha ribadito l’intenzione di Berlino di votare contro il piano della Commissione su gas e nucleare a meno che la proposta non venga modificata. Dopo un’incapacità iniziale del governo di coalizione di trovare una posizione comune sull’argomento, la Germania dovrebbe unirsi all’Austria, la Spagna, il Lussemburgo e la Danimarca per affossare il documento, le cui regole dovrebbero essere in vigore dal 2023. Anche l’Italia ha avanzato le sue critiche sui piani che riguardano il gas, preoccupata di perdere finanziamenti europei a progetti di nuovi impianti a gas ormai già pianificati. Raggiungere la soglia di 20 Stati membri contrari alla proposta in seno al Consiglio potrebbe essere difficile da realizzare, più facile che venga bocciata in Europarlamento dove basta la maggioranza semplice.

“Così facendo, la Commissione ignora il parere scientifico degli esperti, il palese dissenso di alcuni Stati membri come la Germania, la Spagna, l’Austria e il Lussemburgo e anche il monito arrivato da numerosi gruppi del Parlamento europeo e persino dal Responsabile Ambiente del PPE, il tedesco Peter Liese”, sottolinea l’eurodeputata Laura Ferrara, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, commentando in una nota l’intervista alla commissaria. “È proprio il caso di dire che non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Se non cambierà idea il Movimento 5 Stelle darà battaglia al Parlamento europeo contro l’atto delegato della Commissione europea”.

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