Bruxelles – Se il dialogo è una buona cosa, abboccare ai tentativi di dividere il fronte europeo non lo è affatto. Lo hanno fatto capire chiaramente i presidenti della commissione Affari esteri, David McAllister, e della sottocommissione Sicurezza e difesa, Nathalie Loiseau, del Parlamento UE riferendosi alla videochiamata di ieri (mercoledì 26 gennaio) tra i rappresentanti di 16 imprese italiane e il presidente della Russia, Vladimir Putin. “Il Cremlino sta cercando di dividerci e testare quanto siamo uniti sul livello di supporto all’Ucraina, anche attraverso campagne di disinformazione massicce”, hanno messo in guardia i due eurodeputati nel corso di una conferenza stampa per annunciare la missione diplomatica dei membri del Parlamento UE in Ucraina (da domenica 30 gennaio a martedì 2 febbraio).
Dopo le critiche arrivate ieri dalla Commissione UE sull’incontro “inopportuno” tra i vertice delle imprese italiane con il presidente Putin, McAllister e Loiseau hanno voluto sottolineare che “i colloqui bilaterali non si sono mai interrotti, ma bisogna capire quale messaggio viene veicolato a Mosca“. Un richiamo all’unità e a non spaccare il fronte europeo, che deve essere “unito tra tutti i Ventisette, in cooperazione con i partner transatlantici, per ribadire che ogni aggressione militare avrà conseguenze massicce”. In altre parole, tutti – mondo politico ed economico – devono portare avanti senza tentennamenti la linea tracciata dai leader UE e della NATO nella videochiamata di lunedì sera (24 gennaio).
Alla vigilia della missione che “porterà in loco la solidarietà di tutti i gruppi politici e una posizione netta anche del Parlamento UE in difesa dell’Ucraina”, lo strumento della diplomazia rimane centrale: “Il dialogo con la Russia è essenziale, soprattutto se coinvolge anche gli Stati Uniti”, hanno sottolineato i due presidenti delle commissioni parlamentari. “Questo però non significa essere complici della Russia, ma saper porre linee rosse sull’inviolabilità delle frontiere e l’integrità Stati confinanti” ed è per questo che “la diplomazia europea deve rimanere coinvolta nelle discussioni sull’architettura della sicurezza europea”.








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