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L'UE degli 'euro-indifferenti', sono il 37 per cento in Europa

L'UE degli 'euro-indifferenti', sono il 37 per cento in Europa

Il sondaggio Eurobarometro indica che se si votasse tra una settimana per rinnovare l'Europarlamento appena il 55 per cento si esprimerebbe. Difesa della democrazia e lotta alla povertà i campi dove recuperare questi scontenti

Bruxelles – Nata per unire, oggi l’UE divide. Di fronte alle questioni europee i cittadini si ritrovano divisi in due, quelli che sostengono il progetto comunitario convintamente e quelli che invece o lo avversano o addirittura non se ne curano affatto. Il sondaggio Eurobarometro di fresca pubblicazione mostra tutto il distacco nei confronti della partecipazione a dodici stelle, con una quantità di ‘euro-indifferenti’ piuttosto numerosa. In tutta Europa ci sono quattro persone su dieci (37 per cento) incapaci di dire se il Parlamento europeo proietti un’immagine positiva o negativa: di fronte a questa domanda queste persone mantengono un comportamento ‘neutro’. In sostanza, l’istituzione democraticamente eletta non fa né caldo né freddo. Se in Italia questi indifferenti rappresentano il 38 per cento del totale, in Slovacchia si registra un tasso del 49 cento.

In generale meno della metà dei cittadini europei riesce a riconoscere all’Unione europea un qualcosa di positivo. Il consenso si ferma al 49 per cento tra sostenitori ‘normali’ (41 per cento) e convinti (8 per cento). Un dato addirittura più basso in Italia (45 per cento), Francia e Belgio (41 per cento ciascuno), tutti Paesi fondatori dell’attuale Unione europea. Probabilmente perché si tende a percepire la propria voce come inascoltata. La maggioranza dei cittadini (55 per cento) ritiene che la propria opinione non raggiunga le attenzioni di Bruxelles e Strasburgo, una percezione ancora più amplificata in Italia (64 per cento) e nelle repubbliche baltiche (Estonia e Lettonia rispettivamente al 71 per cento e 75 per cento).

Il distacco dall’Europa è testimoniato dal grado di partecipazione. Se si votasse per eleggere il Parlamento europeo la prossima settimana, si recherebbe alle urne il 58 per cento degli intervistati, due persone su dieci (22 per cento) resterebbero a casa, e altre due persone su dieci (18 per cento) rispondono che avrebbero una reazione ‘neutra’ al voto. Indici che nel caso italiano vedrebbero un minor peso degli ‘euro-attivi’ (55 per cento di uomini e donne pronte ad andare a votare), e un quarto degli aventi diritto (23 per cento) completamente indifferenti. Il popolo dei ‘menefrighisti’ è più ampio di quello degli astensionisti nella Penisola (20 per cento).

Se la politica nazionale ed europea temeva l’avanzata degli euro-scettici, appare chiaro che il nuovo pericolo per la tenuta del progetto comunitario è oggi rappresentato dagli euro-indifferenti. In Parlamento si cerca di guardare gli aspetti positivi. Un terzo dei cittadini (32 per cento)vorrebbe che l’Eurocamera facesse della difesa della democrazia e dei suoi valori la sua priorità numero uno. “I cittadini chiedono al Parlamento europeo di difendere la democrazia quale valore europeo più importante”, il commento della presidente Roberta Metsola. , consapevole della posta in gioco. “Che si tratti di un estremismo crescente, della diffusione di fake news o dell’indebolimento dello Stato di diritto in diversi Stati membri, questi test hanno messo a dura prova la democrazia negli ultimi anni”.

Sulla scia della pandemia quattro europei su dieci (42 per cento) vorrebbero che il Parlamento si occupasse di più di questioni di sanità, materia che però resta di competenza nazionale. Ma anche la lotta alla povertà e all’esclusione sociale diventano terreni dove cercare di riguadagnare la fiducia per i tanti ormai euro-indifferenti distaccati dal progetto di Unione europea.

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