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La Corte Costituzionale boccia  tre referendum: eutanasia, cannabis e responsabilità dei giudici
Palazzo della Consulta (Ph Imagoeconomica)

La Corte Costituzionale boccia tre referendum: eutanasia, cannabis e responsabilità dei giudici

Ammessi i quesiti su legge Severino, separazione delle funzioni, custodia cautelare ed elezioni del CSM e voto agli avvocati. Sulle bocciature per eutanasia e droghe la spiegazione del presidente Amato: "Aprivano a un'area di impunità". Il Parlamento ora è chiamato a fare leggi non più rinviabili

Roma – Tre quesiti bocciati e cinque ammessi, tutti sulla giustizia. La Corte costituzionale cala la scure sul referendum sulla legalizzazione della coltivazione della Cannabis e sulla responsabilità civile dei giudici. Ieri era stato escluso quello sull’ aiuto al suicidio. Via libera invece agli altri cinque referendum in materia di giustizia che riguardano le funzioni separate tra giudici e pubblici ministeri, l’applicazione della legge Severino sull’incandidabilità dei condannati, la limitazione della custodia cautelare, le disposizioni per le elezioni del Consiglio superiore della magistratura e il diritto di voto agli avvocati nei consigli giudiziari.

Il presidente della Corte Giuliano Amato in una conferenza stampa ha spiegato i motivi delle tre bocciature. Le ragioni costituzionali adottate riguardano l’area di “non punibilità” a cui i quesiti aprivano, aspetto che la Consulta non poteva ignorare. Nel caso dell’eutanasia, che Amato definisce invece “dell’omicidio del consenziente” il quesito, qualora fosse approvato “apre un’area di impunità che include casi molto diversi da quelli dell’eutanasia”.

Giuliano Amato presidente della Corte Costituzionale (ph Imagoeconomica)

Nel caso della coltivazione della cannabis “si faceva riferimento a sostanze che includono le cosiddette droghe pesanti. E questo era sufficiente per farci violare anche obblighi internazionali”.

Il referendum sulla responsabilità civile diretta dei magistrati avrebbe invece un’applicazione innovativa e dunque in contrasto con il principio abrogativo.

Le decisioni dell’Alta corte sono state “prevalenti o unanimi”, e senza la necessità di votare, ha precisato Amato, che poi con una metafora ha delimitato il campo d’intervento dei 15 giudici costituzionali. “Il quesito noi non possiamo cambiarlo: se è composto da più vagoni e il primo deraglia, si porta dietro anche gli altri due”.

Come prevedibile, le decisioni della Corte costituzionale hanno già scatenato numerose reazioni tra cui quella molto critiche dei promotori come Marco Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni, che definisce la bocciatura dei quesiti “un ulteriore micidiale colpo alle istituzioni e alla democrazia”.

In ogni caso, per rispettare anche la legittima richiesta dei cittadini che in alcuni casi hanno superato un milione e 200 mila firme, la parola ora spetta al Parlamento che per l’eutanasia ha già nei cassetti una proposta di legge che attende di essere esaminata.