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Putin minaccia il ricorso alle armi nucleari in risposta alle sanzioni dell'UE

Putin minaccia il ricorso alle armi nucleari in risposta alle sanzioni dell'UE

Il presidente russo mette in stato d'allerta il sistema difensivo e la sua componente nucleare contro le ritorsioni dell'occidente ai danni dell'economia di Mosca. Minaccia ma non dice che le userà, il segretario generale NATO Stoltenberg parla di "retorica aggressiva" inaccettabile

Bruxelles – Deterrenza nucleare in risposta alla raffica di sanzioni europee varate nelle ultime ore. Di fronte a una risposta sempre più di vasta portata da parte dell’Occidente, il presidente russo Vladimir Putin ha reagito ieri (27 febbraio) mettendo in stato d’allerta le forze di deterrenza del Paese, forze strategiche di attacco e di difesa dell’esercito russo che includono anche una componente nucleare. Così mettendo in allarme l’intero occidente.

Putin non dice di voler usare l’arma atomica, ma minaccia di poter arrivare a farlo. “Ordino al ministro della Difesa e al Capo di stato maggiore (delle Forze armate russe) di far preparare le forze di deterrenza dell’esercito russo a un regime speciale di servizio di combattimento”, ha detto al termine di una riunione con il ministro della Difesa Sergei Shoigu e il Capo di stato maggiore delle Forze armate russe, Valery Gerasimov, motivando la decisione alla luce dei provvedimenti “ostili” dei Paesi occidentali verso l’economia di Mosca.

Proprio ieri i ventisette hanno approvato il terzo pacchetto di sanzioni ai danni di Mosca da quando l’invasione è cominciata tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, con il divieto di transazioni con la Banca centrale russa, la messa al bando di tutte le compagnie aeree russe e l’inserimento nella lista nera di altri funzionari vicini al Cremlino, dopo aver congelato i beni all’estero dello stesso Putin. Per la prima volta nella loro storia, i governi europei hanno deciso di fornire armi a un Paese in guerra, a significare che la guerra in Ucraina ha segnato davvero un momento spartiacque.

L’espressione “deterrenza nucleare” risale alla Guerra Fredda, quando la minaccia di poter ricorrere al nucleare rendeva sconsigliabile l’uso della forza bellica da entrambi gli schieramenti, gli Stati Uniti e l’Unione sovietica. Per circa 40 anni dopo la seconda guerra mondiale, è la deterrenza ad aver assicurato di fatto un periodo di inaspettata stabilità, che non significa pace e prosperità ma nessun ricorso alla forza bellica per dirimere i conflitti tra est e ovest del mondo. Per Washington il capo del Cremlino “fabbrica solo minacce”, si legge in una nota della Casa Bianca, che però ha denunciato una escalation “inaccettabile” da parte di Mosca. Sulla stessa linea il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che alla CNN ha ribadito che “questa guerra è responsabilità di Putin”, parlando di “retorica aggressiva” da parte di Mosca.

Le preoccupazioni da parte dell’UE erano emerse già in alcune dichiarazioni dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’UE Josep Borrell, in una riunione del Parlamento europeo, che aveva denunciato l’ingiustificata aggressione “da parte di una potenza nucleare” contro un Paese libero e sovrano in Europa. Allo stesso tempo Mosca aveva già minacciato “conseguenze mai viste” a chiunque avesse ostacolato l’operazione della Russia, e per Bruxelles ha significato una minaccia di utilizzare armi nucleari, mai usate in Europa. Il pensiero si è rafforzato quando, poche ore dopo l’avvio dell’invasione, le forze dell’esercito russo hanno occupato la centrale nucleare di Chernobyl, chiusa dopo un incidente del 1986 durante un test di prova nel reattore numero 4, che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy aveva definito una “dichiarazione di guerra contro l’intera Europa”.

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