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Bruxelles a un passo dalla sincronizzazione della rete elettrica ucraina con quella europea
Kadri Simson, commissaria europea per l'Energia

Bruxelles a un passo dalla sincronizzazione della rete elettrica ucraina con quella europea

La proposta per accelerare la sincronizzazione della rete elettrica ucraina con il sistema europeo è stata accolta "con ampio consenso" dai 27, secondo la commissaria Simson. Slitta alla prossima settimana la nuova comunicazione della Commissione contro il caro energia, che dovrebbe contenere l'obbligo per gli Stati di garantire un livello minimo di stoccaggio del gas prima dell'inverno

Bruxelles – Sincronizzare la rete elettrica dell’Ucraina a quella europea, così da affrancare il Paese dalla dipendenza energetica dalla Russia. E’ un progetto che Bruxelles e Kiev portano avanti da tempo e su cui, verosimilmente, la guerra intrapresa dalla Russia porterà a una forte accelerazione nei risultati. “C’e’ stato un forte sostegno da parte dei ministri dell’Energia dell’Unione europea a procedere in questa direzione”, ha riferito ieri sera (28 febbraio) la commissaria per l’Energia, Kadri Simson, al termine di un Consiglio straordinario a Bruxelles dedicato a come affrontare le ripercussioni dell’aggressione di Mosca ai danni dell’Ucraina sul piano energetico.

Il ministro ucraino Herman Galushchenko

Sulla base di questo consenso riscontrato tra i ministri, la Commissione andrà avanti “per collegare il sistema elettrico dell’Ucraina il più rapidamente possibile”. Una sorte che potrebbe capitare anche alla vicina Moldova, “un altro paese che vuole poter scegliere il proprio futuro energetico”, secondo Simson. Sul tavolo dei ministri non c’era tanto la sicurezza energetica europea che “è assicurata”, sostiene la ministra francese per la transizione ecologica, Barbara Pompili. Quanto la sicurezza energetica di Kiev, su richiesta del ministro ucraino per l’energia, Herman Galushchenko, che ha fatto un appello agli omologhi europei per sincronizzare il sistema energetico ucraino il “prima possibile”.

Questa sincronizzazione è un progetto di lunga data, ma è diventato urgente a causa della guerra. “Nello stesso giorno in cui l’Ucraina ha fatto il test di isolamento per prepararsi alla sincronizzazione con la rete europea c’e’ stato l’attacco russo al Paese”, ha ricordato la commissaria e vista l’attuale situazione si è deciso di non ricollegare la rete ucraina a quella della Russia. Collegarla invece a quella europea “è una mossa strategica per sostenere l’indipendenza energetica dell’Ucraina dalla Russia”, ha sintetizzato la commissaria in conferenza stampa, ricordando che allacciare la rete di Kiev a quella europea “è una sfida a livello tecnico (per l’UE) ma possiamo realizzarla”. Non ci vorranno ore e probabilmente nemmeno giorni, ma si parla almeno di intere settimane di lavoro.

Inverno in sicurezza, nonostante la crisi in Ucraina

gas

Continuano le preoccupazioni europee sulla stabilità del mercato energetico in caso di ritorsioni di Mosca alle sanzioni europee, che potrebbe ad esempio chiudere i rubinetti del gas. Simson sostiene che la Commissione abbia condotto un esercizio di preparazione “per assicurarci che l’UE possa resistere all’impatto di potenziali interruzioni dell’approvvigionamento dovute alla guerra” e la “nostra attuale valutazione è che l’UE possa superare questo inverno in sicurezza”, nonostante la crisi in Ucraina. Al momento i flussi di gas da est a ovest non hanno subito interruzioni a causa della guerra, l’UE ha visto un aumento delle consegne di GNL (gas naturale liquefatto) e per ora la capacità di stoccaggio dell’UE è 30 per cento, ma ci dirigiamo verso la primavera, dove la domanda di gas (per il riscaldamento) si abbassa in maniera significativa.

Per la Commissione Europea non c’è da abbassare la guardia, i rischi di una ritorsione da parte di Mosca per la difesa dell’Ucraina ci sono e sono più che evidenti. “Un’interruzione completa (da parte delle forniture di gas da Mosca) sarebbe una sfida per noi, ma abbiamo gli strumenti in atto per gestirne le implicazioni”, assicura la commissaria. Si lavora principalmente sul gas naturale liquefatto, dove però ci sono evidenti problemi strutturali dal momento che non tutti gli Stati membri hanno infrastrutture per rigassificare il GNL (i cosiddetti rigassificatori) o non ne hanno a sufficienza per ricompensare le riserve di gas in sofferenza. “Aumentare ulteriormente la quantità di GNL richiede un coordinamento a livello dell’UE per massimizzare l’uso delle infrastrutture e assicurarsi che il gas finisca dove è maggiormente necessario”, ha detto Simson, rivelando che la Commissione sta lavorando a una piattaforma comune e gruppi di contatto con gli Stati membri interessati e gli operatori di GNL.

Slitta la comunicazione sull’energia

E’ un fatto però che l’UE chiuderà l’inverno se non in crisi di approvvigionamento, con un livello di stoccaggio del gas eccezionalmente basso ed è priorità della Commissione prepararsi alla prossima stagione fredda in maniera differente. “Gli Stati membri che fanno parte dei gruppi di coordinamento del rischio dovrebbero già ora valutare come garantire collettivamente un certo livello di stoccaggio del gas nella loro regione“, ha esortato Simson, che ha sfruttato questo Consiglio energia per sondare il terreno per capire se estendere a livello europeo l’obbligo di avere un livello minimo di stoccaggio di gas prima della fine di settembre.

La seconda comunicazione contro il caro energia che dovrebbe contenere un rafforzamento delle misure proposte in ottobre e la proposta del livello minimo di stoccaggio slitta alla prossima settimana, inizialmente in programma per domani (2 marzo). “La discussione di oggi (ieri, ndr) informerà il nostro lavoro nei prossimi giorni. Prevedo che saremo pronti a presentare la nostra nuova comunicazione la prossima settimana, a Strasburgo”, ha riferito Simson.

Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica (Ph Imagoeconomica)

“Il problema degli stoccaggi (di gas) sarà un problema del prossimo inverno per tutti i Paesi membri dell’UE”, ha detto al termine del Consiglio il ministro per la transizione Roberto Cingolani, parlando ai giornalisti a Bruxelles. La proposta dell’Italia è quella di studiare il joint procurement, ovvero “stoccaggi europei comuni, anche su base volontaria, che ci mettano al sicuro”. Dopo il Consiglio Energia straordinario, il ministro ha confermato che “c’è un’attitudine più aperta rispetto a solo qualche settimana fa” tra i ministri UE, dal momento in cui “la situazione è emergenziale e non riguarda più solo i prezzi, ma anche l’avere la materia prima”.

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