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Più investimenti e attenzione al debito, l'agenda di politica economica dei leader UE

Più investimenti e attenzione al debito, l'agenda di politica economica dei leader UE

Il vertice dei capi di Stato e di governo in Francia produce la dichiarazione di Versailles, documento programmatico che non affronta però la questione della reintroduzione del patto di stabilità

Bruxelles – Attiva in materia commerciale per un sistema di scambi, che garantisca approvvigionamenti sicure di materie prime e concorrenza leale, pro-attiva in materia di investimenti creando tutte le condizioni migliori per attrarle. E ancora, impulso per la produzione ‘made in EU’ di semiconduttori così da rappresentare il 20 per cento del mercato mondiale entro il 2030. Il tutto senza dimenticare politiche di bilancio prudenti e la riduzione del debito. Nella dichiarazione di Versailles di patto di stabilità non si parla, ma il documento prodotto dai capi di Stato e di governo dell’UE al termine del vertice informale serve comunque come agenda di politica economica per breve e medio periodo.

Non si fa alcun riferimento alle regole sui conti pubblici attualmente congelate sulla scia della crisi sanitaria e probabilmente tenute ancora in stand-by sulla scia di quella militare in Ucraina. Il presidente dell’Eurogruppo, invitato al vertice per l’informativa ai leader sulla situazione economica, ha ribadito un concetto già espresso. “Siamo pronti ad adeguare le nostre politiche”, che volevano una sospensione dei vincoli di spesa per tutto l’anno in corso e una loro reintroduzione, magari aggiornati, a partire dall’anno prossimo. Pascal Donohoe

Nel periodo di grande incertezza e con una crescita già rimessa in discussione dalla guerra e le sue conseguenze, i leader decidono di confermare l’impianto che vuole nelle transizioni verde e digitale il principale motore politico-economico per una ripresa vera nonché il modo per ridurre la dipendenza dal resto del mondo. Ma serviranno investimenti, e allora si decide di semplificare regole e procedure per attrarre investitori, creare un quadro normativo certo per imprese, “sopratutto le PMI”, puntare su formazione e qualifica professionale, “completare il nostro mercato unico in tutte le sue dimensioni, in particolare per il digitale e servizi“. I Ventisette sono d’accordo anche a mobilitare “i necessari finanziamenti pubblici europei e nazionali per migliorare l’accesso al capitale di rischio”.

Se il documento programmatico può sembrare vago perché privo di riferimenti specifici, è la conferenza stampa di fine lavori a precisare il significato dell’agenda di politica economica. “Investimenti massicci nelle rinnovabili“, taglia corto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

L’agenda politica delle intenzioni è chiamata alla prova dei fatti. L’accordo di principio è stato trovato, ora toccherò adoperarsi in sede europea e in sede nazionale. Quanto a questa seconda sfera, si mette nero su bianco che la necessità di non restare impantanati in una nuova crisi non vuol dire spesa folle e fuori controllo. Al contrario, “perseguiremo politiche di bilancio sostenibili, che garantiscano la sostenibilità del debito per ciascuno Stato membro”. Un impegno assunto anche dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, che come tutti i Ventisette ha sottoscritto la dichiarazione. L’Italia dunque non solo è avvisata, ma è pienamente consapevole di essere sotto controllo.