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Il Partito Nazionalista della presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola ha perso le elezioni parlamentari a Malta

Il Partito Nazionalista della presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola ha perso le elezioni parlamentari a Malta

Nonostante scandali e corruzione, il Partito Laburista di Robert Abela ha vinto con una maggioranza netta la prima consultazione elettorale dopo l'omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, che aveva costretto l'ex-premier (laburista) Joseph Muscat alle dimissioni

Bruxelles – Una vittoria schiacciante, in una prova elettorale decisiva per un Paese travolto negli ultimi anni da scandali e corruzione. Il Partito Laburista guidato dal premier in carica, Robert Abela, ha trionfato alle elezioni parlamentari a Malta svoltesi sabato (sabato 26 marzo), mettendo all’angolo il Partito Nazionalista di centro-destra di Bernard Grech, lo stesso da cui proviene la presidente del Parlamento UE, Roberta Metsola. Da rilevare l’affluenza al voto – 85, 5 per cento – la più bassa mai rilevata nell’isola dal 1966, l’anno delle prime elezioni dopo la dichiarazione d’indipendenza dal Regno Unito il 21 settembre 1964.

Metsola Abela Malta
Il primo ministro di Malta, Robert Abela (Partito Laburista), e la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola (Partito Nazionalista)

In attesa della comunicazione definitiva dell’esito del voto, i risultati parziali annunciati dalla Commissione elettorale maltese consegnano la vittoria delle elezioni al Partito Laburista di Malta (PL) con il 55,1 per cento dei voti, in linea con il precedente appuntamento elettorale del 2017 (55,04). Il principale oppositore, il Partito Nazionalista (PN), si è fermato a 41,7 punti percentuali, in lieve flessione rispetto a cinque anni fa, quando aveva conquistato il 42,12 per cento delle preferenze. In termini di seggi – 67 in tutto nel Parlamento monocamerale dell’isola – i laburisti ne avrebbero così conquistati 36, tre in più rispetto alla maggioranza assoluta, mentre sono 28 quelli ottenuti dai nazionalisti. I restanti tre seggi (tanti quanti i punti percentuali fuori dal binomio centrosinistra-centrodestra) se li contendono i verdi di AD+PD, Volt Europa, l’estrema destra e la destra conservatrice.

La vittoria di sabato alle elezioni è arrivata dopo una legislatura turbolenta per il Partito Laburista di Malta (affiliato ai socialdemocratici europei). Pochi mesi dopo la vittoria delle elezioni del 2017 dell’ex-premier, Joseph Muscat, la notizia dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia aveva travolto il governo guidato dai laburisti con una serie di proteste popolari sui legami tra l’esecutivo maltese e la bomba piazzata sull’auto della blogger che stava indagando sulle società off-shore di politici, finanzieri e manager dell’isola per evadere il fisco (i Malta Files). L’indagine in corso ha rivelato il rapporto tra diversi membri di alto livello del gabinetto Muscat con Yorgen Fenech, uomo d’affari accusato di essere il mandante dell’omicidio. Un’altra inchiesta indipendente ha rivelato che l’esecutivo non aveva protetto la giornalista quando era ancora viva, impendendo un’indagine da parte delle autorità a seguito delle denunce della giornalista.

Partito Laburista Malta
La sede del Partito Laburista di Malta a La Valletta

Nel dicembre del 2019 Muscat era stato costretto alle dimissioni per le pressioni sempre più forti da parte dei cittadini e dell’opinione pubblica. Il suo posto, sia come leader del PL sia come primo ministro di Malta, era stato preso da Abela, che dopo due anni ha condotto i laburisti alla terza vittoria consecutiva alle elezioni. Nonostante il cambio di guida, il livello di libertà di stampa nel Paese è continuato a peggiorare e l’isola rimane un’attenzionata speciale sul fronte del riciclaggio di denaro sporco, con misure quasi inesistenti nella lotta a contrasto della corruzione. Da non dimenticare anche il fatto che Malta, insieme a Cipro e la Bulgaria, offre ancora i passaporti d’oro, ovvero programmi rivolti a Paesi extra-UE per ottenere la cittadinanza in cambio di denaro: si tratta di uno degli strumenti più utilizzati per raggirare le sanzioni imposte dall’Unione Europea, come nel caso degli oligarchi russi della cerchia di Vladimir Putin.

 

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