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L'Europarlamento chiede l'embargo totale e immediato di gas, carbone e petrolio in arrivo dalla Russia

L'Europarlamento chiede l'embargo totale e immediato di gas, carbone e petrolio in arrivo dalla Russia

Passa a Strasburgo con ampia maggioranza una risoluzione per chiedere ai leader UE di porre fine a tutte le importazioni energetiche da Mosca, in risposta alla guerra in Ucraina. Appello ad abbandonare i gasdotti Nord Stream 1 e 2 per portare il gas dalla Russia in Germania. Gli eurodeputati italiani votano compatti, solo Carlo Calenda si oppone alla richiesta di embargo sul gas perché "irrealizzabile"

Strasburgo, dall’inviata – Embargo immediato e totale sulle importazioni dalla Russia di petrolio, carbone, combustibile nucleare e gas. L’Europarlamento riunito a Strasburgo si spinge dove gli Stati membri ancora non si erano spinti, e chiede in una risoluzione non legislativa – approvata con 513 voti a favore, 22 contrari e 19 astenuti – lo stop a tutte le importazioni energetiche dalla Russia, mentre a Bruxelles sono  in corso trattative su nuove sanzioni alla Russia.

Gli ambasciatori dei Ventisette hanno raggiunto un accordo politico nella serata sul quinto pacchetto di sanzioni contro Mosca che include anche un embargo sul carbone per 4 miliardi di euro di entrate l’anno. Una decisione doveva essere presa dai governi mercoledì nella riunione del Coreper, sede dei rappresentanti permanenti, poi slittata a oggi. Il tavolo era stato convocato per le 10, ed è stato poi sospeso e riconvocato per le 18 di questo pomeriggio. Il ritardo nell’approvazione è dovuto ai dettagli tecnici, da quando far partire l’embargo sul carbone (con possibilità che sia attivo solo a partire dall’estate) a come gestire i contratti di forniture già in essere con la Russia. Bruxelles importa circa il 45% del carbone da Mosca.

L’Europarlamento ha inserito nella risoluzione un emendamento specifico per chiedere che l’embargo includa anche petrolio, gas e nucleare nei futuri pacchetti di sanzioni, che certamente arriveranno, come assicurato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. L’emendamento in questione è passato con 413 voti favorevoli, 93 contrari e 46 astenuti. Un sostegno netto sull’embargo, che per conto dell’Italia non è arrivato solo dall’eurodeputato Carlo Calenda – che a Strasburgo siede tra i banchi dei liberali di Renew Europe -, mente l’eurodeputata Francesca Donato (Non Iscritti) fuoriuscita dalla Lega e non appartenente a partiti politici italiani, si è astenuta. Calenda si è poi espresso a favore dell’intero testo non legislativo.

Per i deputati la guerra in Ucraina giustifica nuove e più dure sanzioni contro Mosca, a cui affiancare un’azione per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’UE nel breve termine, con tappe da seguire per revocare le sanzioni “nel caso in cui la Russia adotti provvedimenti intesi a ripristinare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”, a porre quindi fine alla guerra.

Tra le altre cose chiedono che anche tutte le banche russe siano escluse dal sistema di pagamento internazionale SWIFT: in uno dei quattro pacchetti di misure restrittive finora varate da Bruxelles è inserita questa misura, da cui per ora sono esentate sette banche, tra cui Gazprombank, la banca controllata dalla compagnia energetica russa Gazprom. Nel testo si fa esplicito appello a Commissione e Consiglio ad abbandonare completamente i due gasdotti gemelli Nordstream 1 e 2, che insieme hanno il potenziale di trasportare in Germania dalla Russia 110 miliardi di metri cubi l’anno di gas a capacità massima, consolidando una forte dipendenza energetica dell’UE da Mosca. Nord stream 2 che di fatto raddoppia il percorso del Nord Stream 1, è un progetto fortemente voluto da Putin e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, per il quale è stata profondamente criticata. I flussi di gas non hanno ancora mai iniziato a scorrere, perché la guerra di Putin ha spinto la nuova Germania di Olaf Sholz a congelare il progetto.

I deputati hanno chiesto di escludere la Russia dal G20, il consesso delle venti economie più ricche al mondo, e da altre organizzazioni multilaterali, come l’UNHRC, l’Interpol, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’Unesco. Questo per mandare il messaggio che, anche se la guerra dovesse concludersi, i rapporti con la Russia non torneranno mai allo status quo ante.

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