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Due mesi di guerra in Ucraina attraverso le parole di Ursula von der Leyen

Due mesi di guerra in Ucraina attraverso le parole di Ursula von der Leyen

Sono passati due mesi dall'inzio dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. La linea tenuta dall'Unione Europea è rimasta coerente in questo lasso di tempo. La analizziamo attraverso le parole della più alta rappresentante dell'Unione, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen

L’inizio del conflitto

Oggi, di prima mattina, le truppe russe hanno invaso l’Ucraina, paese libero e sovrano. Ancora una volta, nel cuore dell’Europa, donne, uomini e bambini innocenti stanno morendo o temono per le loro vite. Condanniamo questo barbaro attacco e le argomentazioni ciniche che lo giustificano“.

Sono da poco passate le 11 del 24 febbraio 2022. E’ iniziata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. La presidente Von der Leyen rilascia una dichiarazione alla stampa che chiarisce subito qual è la posizione europea sulla questione: “Chi sta riportando la guerra in Europa è il presidente Putin. Nel buio di queste ore, l’Unione europea e il suo popolo sono al fianco dell’Ucraina e del popolo ucraino. Siamo di fronte a un atto di aggressione senza precedenti da parte della leadership russa nei confronti di un paese sovrano e indipendente. Gli obiettivi della Russia non sono solo il Donbass e l’Ucraina: gli obiettivi sono la stabilità in Europa e l’intero assetto di pace internazionale. Ne riterremo responsabile il presidente Putin”.

La ferma condanna

La guerra è tornata in Europa. Quasi trent’anni dopo le guerre balcaniche, e oltre mezzo secolo dopo che le truppe sovietiche avevano marciato su Praga e Budapest, le sirene della protezione civile risuonano di nuovo nel cuore di una capitale europea“. Con queste parole il 1° marzo la presidente von der Leyen ha preso posizione di fronte al Parlamento Europeo riunito in plenaria che ha appena ascoltato le parole del presidente Zelensky in video-collegamento da Kiev.

Migliaia di persone in fuga dalle bombe, accampate nelle stazioni della metropolitana, tenendosi per mano, piangendo in silenzio, cercando di tirarsi su di morale – ha continuato la Presidente – Le auto si sono allineate verso i confini occidentali dell’Ucraina e, quando molti di loro hanno finito il carburante, le persone hanno raccolto i loro bambini e i loro zaini e hanno marciato per decine di chilometri verso la nostra Unione”.

La presa di consapevolezza della presidente von der Leyen la porta a definire con precisione le responsabilità di tutti gli attori coinvolti e la necessità improrogabile di una risposta da parte dell’Unione Europea: “Questo è uno scontro tra lo stato di diritto e lo stato delle armi; tra democrazia e autocrazia; tra un ordine basato su regole e un mondo di efferata aggressione. Il modo in cui risponderemo oggi a ciò che la Russia sta facendo determinerà il futuro del sistema internazionale. È in gioco il destino dell’Ucraina, ma in gioco c’è anche il nostro destino. Dobbiamo mostrare il potere che risiede nelle nostre democrazie”.

La visita a Bucha e Kiev

E’ l’8 aprile del 2022. La foto con l’espressione colpita della presidente von der Leyen fa rapidamente il giro del mondo. Ha appena terminato la visita a Bucha, uno dei luoghi simbolo degli orrori di questa guerra. Le sue parole sono ancora più taglienti del solito.

A Bucha la nostra umanità è andata in frantumi. Ed è giusto e giusto che il mondo abbia votato per sospendere la Russia dal Consiglio per i diritti umani. Questa guerra è una sfida per l’intera comunità internazionale. E questo è un momento decisivo. Vincerà l’odiosa devastazione o prevarrà l’umanità? Dominerà il diritto di potere o lo Stato di diritto? Ci saranno conflitti e lotte costanti o un futuro di prosperità comune? Sono qui con voi a Kiev oggi per dirvi che l’Europa è dalla vostra parte“.

E dalle parole passa subito ai fatti: “Stiamo mobilitando il nostro potere economico per far pagare un prezzo pesante a Putin. Abbiamo imposto cinque ondate di sanzioni senza precedenti contro la Russia. E stiamo già preparando la prossima ondata“.  Ma l’impegno europeo riguarda anche l’approviggionamento dell’esercito ucraino con le armi: “L’Unione europea sta inviando armi al vostro paese. Abbiamo stanziato 1 miliardo di euro dal Fondo europeo per la pace per sostenere le forze armate ucraine. E ne arriveranno altri. Sono grato che l’Alto rappresentante proporrà ora altri 500 milioni di euro. Inoltre, gli Stati membri dell’UE stanno fornendo equipaggiamento militare su una scala senza precedenti. La Slovacchia ne è un fulgido esempio. Con questo sosteniamo i coraggiosi soldati ucraini, che combattono per la libertà dell’Ucraina. E per la libertà di tutti”.

L’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea

Sempre durante la visita a Bucha ha inizio in maniera concreta il percorso di ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea. Lo conferma Ursula von der Leyen rivolgendosi al Presidente Zelenskyy: “L’Ucraina appartiene alla famiglia europea. Abbiamo ascoltato la tua richiesta, forte e chiara. E oggi siamo qui per darvi una prima risposta positiva. In questa busta c’è un passo importante verso l’adesione all’UE. Questo questionario è la base per la nostra discussione nei prossimi mesi. È qui che inizia il tuo percorso verso l’Unione europea. Saremo a tua disposizione 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana per lavorare su questa base comune. L’Ucraina è un’amica, lo sappiamo molto bene. L’Ucraina condivide i nostri valori. E grazie al nostro accordo di associazione, l’Ucraina è già strettamente allineata con la nostra Unione. Quindi accelereremo questo processo il più possibile, assicurandoci che tutte le condizioni siano rispettate“.

Posizione ribadita anche lo scorso 19 aprile sui social: “Abbiamo discusso l’assistenza finanziaria e di sicurezza, nonché la risposta di Kiev al questionario sull’adesione all’Ue. La Commissione è pronta ad aiutare, l’Ucraina appartiene alla nostra famiglia europea“.

Le sanzioni contro la Russia

La controffensiva principale lanciata in questo momento dall’Unione Europea contro la Russia è costituita dalle sanzioni economiche. Lo aveva annunciato la presidente von der Leyen a poche ore dall’aggressione russa del 24 febbraio: “Fra qualche ora sottoporremo all’approvazione dei leader europei un pacchetto di sanzioni pesanti e mirate. Con questo pacchetto colpiremo i settori strategici dell’economia russa bloccandone l’accesso alle tecnologie e ai mercati fondamentali per il paese. Indeboliremo la base economica della Russia e la sua capacità di modernizzazione. Congeleremo inoltre i beni russi nell’Unione europea e bloccheremo l’accesso delle banche russe ai mercati finanziari europei. Come per il primo pacchetto di sanzioni, siamo strettamente allineati ai nostri partner e alleati — Stati Uniti, Regno Unito, Canada, ma anche, ad esempio, Giappone e Australia. Queste nuove sanzioni sono concepite per colpire duramente gli interessi del Cremlino e la sua capacità di finanziare la guerra”.

Al primo pacchetto di sanzioni economiche comminate nei confronti della Russia, se ne sono aggiunti altri quattro, e ora è in discussione un sesto pacchetto. “Stringeremo ulteriormente le nostre sanzioni contro la Russia e aumenteremo il nostro sostegno finanziario e di sicurezza“, ha ribadito la von der Leyen.

Particolarmente lucida è stata l’analisi che la Presidente ha fatto a Kiev l’8 aprile, dopo la visita agli orrori di Bucha, sugli effetti che le sanzioni stanno producendo: “Stiamo ora entrando in un sistema di sanzioni mobili. E queste sanzioni stanno mordendo duramente. Le esportazioni di merci verso la Russia sono diminuite di quasi il 71%. L’inflazione è di circa il 20% – e in aumento. La fiducia delle imprese in Russia è al livello più basso dal 1995. E le menti migliori e più brillanti stanno lasciando il paese, insieme a più di 700 società private. Inoltre, dall’inizio della guerra gli Stati membri hanno già congelato 225 miliardi di euro di beni privati ​​russi nell’UE. La Russia affronterà il decadimento economico, finanziario e tecnologico. Mentre l’Ucraina marcia verso un futuro europeo“.

Analisi ribadita con forza in un’intervista alla Bild del 17 aprile: “Il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo. Le sanzioni ogni settimana si fanno strada più a fondo nell’economia russa: le esportazioni verso la Russia sono crollate del 70 per cento. Settecento aerei russi hanno perso la licenza per mancanza di pezzi di ricambio e aggiornamenti software. Centinaia di grandi aziende e migliaia di esperti stanno voltando le spalle al Paese, e secondo le attuali previsioni, il prodotto interno lordo in Russia crollerà dell’11 per cento”.

Le 4 direttrici di intervento

Riassumendo gli interventi pubblici fin qui fatti dalla presidente von der Leyen, si può dire che la posizione della presidente della Commissione Europea si basi su quattro punti essenziali:

  1. La ferma condanna della Russia con l’applicazione determinata delle sanzioni, in piena sintonia con gli Stati Uniti d’America
  2. Il totale sostegno all’Ucraina attraverso l’invio di armi e aiuti economici.
  3. La disponibilità ad accogliere sul territorio europeo tutti i rifugiati che la guerra sta producendo.
  4. L’agevolazione del percorso di ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Basterà tutto questo a fermare la guerra? Probabilmente no. L’Europa si è posta in una posizione chiara e netta, a fianco dell’Ucraina e contro la Russia, che porta l’Occidente a partecipare di fatto attivamente al conflitto. Il mondo si è spaccato in due blocchi contrapposti, la globalizzazione sembra avere ormai le ore contate, ed è stato necessario chiarire in maniera netta da quale parte l’Europa voglia schierarsi.

Restano però alcuni nodi fondamentali ancora aperti, come l’organizzazione della difesa europea e un fronte sull’embargo al petrolio e al gas russo, che è meno compatto di quanto si dica.

Qualunque sarà il futuro che aspetta l’Unione, bisogna prepararsi, senza mai smettere di cercare la pace e sfruttare le occasioni di dialogo possibile che, per quanto flebili, potranno presentarsi nei prossimi giorni. Solo a partire da un “cessate il fuoco” potrà davvero costruirsi un futuro duraturo.


Questo contributo è stato pubblicato nell'ambito di "Parliamo di Europa", un progetto lanciato da Eunews per dare spazio, senza pregiudizi, a tutti i suoi lettori e non necessariamente riflette la linea editoriale della testata.

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