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Prodotti difettosi, ora l'UE ha il problema degli autoveicoli

Prodotti difettosi, ora l'UE ha il problema degli autoveicoli

Il rapporto 2021 sui bene non alimentari in commercio nell'UE mette in luce il fenomeno tutto nuovo di accessori e autoricambi che mettono a rischio la salute di tutti. Reynders: "Con la pandemia più acquisti on-line e meno verifiche"

Bruxelles – La tenera cicogna che è meglio tenere alla larga, la stellina luminosa che sorride e che potrebbe togliere sorriso e sonno. E poi guanti isolanti che non isolano, mascherine anti-COVID che non proteggono, autoveicoli con cui sarebbe meglio non circolare. La bottega degli orrori europea è quella di RAPEX, il sistema di monitoraggio dei prodotto non alimentari difettosi e pericolosi per la salute e l’incolumità dei consumatori europei. Il rapporto 2021 individua cinque grandi rischi principali: infortuni, intossicazioni chimiche, incendio, soffocamento, shock elettrico. Il tutto per prodotti fatti male. Ben 2.142 le segnalazioni di prodotti da togliere dal mercato unico o da non immettere, numero più basso dal 2018 ma che non può indurre la Commissione europea ad abbassare la guardia, perché se prima ad essere esposti erano i più piccini, ora piccoli e grandi si ritrovano egualmente in balia dei contraffattori.

Per la prima volta la categoria “autoveicoli” registra il maggior numero di segnalazioni nel sistema. Il 26 per cento dei casi di prodotto non a norma riguarda componenti e pezzi di ricambio, che in comune hanno “malfunzionamenti tecnici” che possono compromettere la sicurezza su strada. Anche in questo caso tutte cose acquistate direttamente su internet. Inoltre nel caso dell’Italia, il maggior numero di casi pericolosi notificati riguarda materiale protettivo quali guanti, caschetti e o scarpe da lavoro (46 per cento) e apparecchi elettronici quali asciugacapelli o trapani (22 per cento), tutte merci di uso ‘adulto’.

“Gli acquisti si sono spostati on-line, non permettendo di vedere il prodotto né di ispezionarlo in anticipo”, spiega il commissario per la Giustizia, Didier Reynders. “Questo ci espone a nuovi rischi”, e quello legato agli autoveicoli è uno di questi. Per questo motivo, visto uno shopping sempre più delocalizzato su internet, l’esecutivo comunitario ha deciso di affiancare alla tradizionale piattaforma doganale anche un’altra per l’e-commerce. Il nuovo strumento di sorveglianza elettronica si chiama “web crawler”, e aiuterà le autorità nazionali a rilevare le offerte online di prodotti non sicuri.

Continua il fenomeno del “Made in China”, principale elemento di criticità. Insieme mercato cinese (48 per cento) e Paesi terzi (16 per cento), confermano una volta di più che un prodotto è più pericoloso quando proviene da fuori l’Unione europea. Ma quasi tre tra giocattoli, gioielli, elettrodomestici su dieci ‘made in EU’ restano non a portata di consumatore. Qualcosa su cui l’Europa degli Stati dovrà lavorare.