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Riforma dei permessi di soggiorno e lavoro e piattaforma per attrarre talenti: la strategia UE sulla politica di migrazione legale

Riforma dei permessi di soggiorno e lavoro e piattaforma per attrarre talenti: la strategia UE sulla politica di migrazione legale

La Commissione Europea ha presentato la proposta sull'EU Talent Pool, anticipato da un progetto-pilota che faciliterà l'accesso al mercato del lavoro per i profughi ucraini. In cantiere anche la riforma di due direttive, sul permesso unico e sui soggiornanti di lungo periodo

Bruxelles – La Commissione Europea prova a spingere una politica di migrazione legale “ambiziosa e sostenibile”, attraverso una serie di misure che pongono l’obiettivo di “gettare le basi di un approccio sostenibile e comune alla migrazione della manodopera, per rispondere alle esigenze di competenze dell’UE a lungo termine”. Lo ha affermato il vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Margaritis Schinas, presentando oggi (mercoledì 27 aprile) in conferenza stampa una proposta non legislativa e due riforme di direttive in ambito di politica di migrazione.

L’iniziativa di punta della Commissione è la piattaforma EU Talent Pool, che dovrà favorire l’attrazione di talenti da Paesi terzi. A fare da apripista sarà il progetto-pilota dedicato ai lavoratori ucraini, operativo entro l’estate 2022, che faciliterà l’accesso al mercato del lavoro per i rifugiati in fuga dalla guerra e permetterà ai datori di lavoro dei 27 Paesi membri UE di attingere alle loro competenze. Il quadro è quello di un’intensificazione della cooperazione tra Bruxelles e i partner extra-UE, con lo scopo di soddisfare le esigenze del mercato del lavoro dei Ventisette. L’avvio delle Talent Partnership risale al giugno dello scorso anno, mentre quanto proposto oggi si inserisce nello sforzo di concordare entro la fine del 2022 i primi partenariati strategici, attraverso una serie di tappe intermedie per renderli operativi.

Ucraina Profughi 11/04La Commissione UE punta tutte le sue carte su una politica di migrazione legale basata su tre aree di intervento: assistenza, gioventù e innovazione. A questo proposito il gabinetto guidato da Ursula von der Leyen ha insistito sul fatto che le priorità dovranno essere i settori “maggiormente carenti e che necessitano di forza lavoro, come quello dell’assistenza a lungo termine”, ma anche la sovranità tecnologica europea, l’imprenditorialità innovativa e le opportunità per i giovani di esplorare nuovi Paesi.

Di qui la proposta di revisione di due direttive: quella sul permesso unico, che combina lavoro e soggiorno, e quella sui soggiornanti di lungo periodo. La prima revisione punterà a velocizzare e semplificare il processo per i richiedenti e per i datori di lavoro: la domanda di permesso unico potrà essere presentata sia in un Paese terzo, sia in uno Stato membro dell’UE, “rafforzando le garanzie per la parità di trattamento e la protezione dallo sfruttamento della manodopera”, specifica la proposta. La seconda revisione agevolerà l’acquisizione dello status di soggiornante di lungo periodo nell’UE – per esempio, “consentirà il cumulo di periodi di soggiorno in diversi Stati membri” – e rafforzerà i diritti di queste persone e dei loro familiari, “migliorando il ricongiungimento familiare e favorendo la mobilità”.

Presentando le proposte, la commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha spiegato che “ogni anno arrivano legalmente sul territorio dell’Unione tra i 2 e i 3 milioni di cittadini di Paesi terzi”, mentre si attestano attorno ai 125/200 mila gli arrivi irregolari. “La migrazione legale è essenziale per la ripresa economica, la transizione digitale e verde, e per creare canali sicuri verso l’UE“, ha aggiunto, dicendosi “convinta che stiamo imbastendo una soluzione solida per attrarre nuovi talenti nell’UE nel presente e nel futuro”. Le ha fatto eco il vicepresidente Schinas: “I nostri Stati membri sono impegnati a gestire l’arrivo di quasi 5 milioni di persone dall’Ucraina”, ma questo “non esclude la necessità di gettare le basi di un approccio comune e sostenibile alla migrazione dei lavoratori“. Un vantaggio “per tutti”, dal momento in cui offre a coloro che emigrano “l’opportunità di migliorare la propria situazione” e nello stesso tempo “fornisce lavoratori qualificati ai Paesi ospitanti, stimolando a sua volta l’economia”.