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Le ombre delle violazioni dei diritti umani sulle dimissioni di Fabrice Leggeri da direttore esecutivo di Frontex

Le ombre delle violazioni dei diritti umani sulle dimissioni di Fabrice Leggeri da direttore esecutivo di Frontex

Fonti europee confermano a Eunews che il rapporto dell'Ufficio europeo anti-frode (non ancora pubblicato) rappresenta la pietra tombale della direzione Leggeri nell'agenzia UE: "Almeno tre persone della leadership sono sotto investigazione"

Bruxelles – Si allungano le ombre di presunti illeciti e di gestione opaca dei compiti di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, sull’ormai quasi ex-direttore esecutivo, Fabrice Leggeri, che ha rassegnato oggi (venerdì 29 aprile) le proprie dimissioni. Nella lettera consegnata al consiglio di amministrazione riunito in sessione straordinaria, Leggeri si giustifica affermando che “il mandato di Frontex su cui sono stato eletto e rinnovato nel giugno 2019 è stato silenziosamente ma effettivamente cambiato”, ma non c’è nessun dubbio sul fatto che a rendere inevitabile la decisione siano piuttosto i contenuti del rapporto – non ancora pubblicato – dell’Ufficio europeo anti-frode (OLAF) sulle accuse di cattiva condotta in relazione alle violazioni dei diritti umani alle frontiere esterne dell’UE.

Come confermano a Eunews fonti europee che hanno avuto accesso all’audizione a porte chiuse del direttore generale dell’OLAF, Ville Itälä, da parte delle commissioni per il controllo dei bilanci (CONT) e per le Libertà civili (LIBE) del Parlamento Europeo, l’Ufficio europeo anti-frode ha rilevato che “almeno tre persone sono coinvolte in violazioni dei diritti umani“, su cui ci sono “forti indicazioni che siano state commesse di proposito”. Per “dimensioni e scopo” non sarebbero frutto di casualità, “né tanto meno di qualche incidente”. Ma soprattutto, continuano le fonti, “queste violazioni coinvolgono la leadership di Frontex” – che dal 2015 è rappresentata proprio da Leggeri – “e per questo motivo non è ancora stato pubblicato il rapporto”.

Quello a cui farebbe riferimento il rapporto OLAF sono i casi di pushback, respingimenti illegali di persone con diritto alla protezione internazionale ai confini dell’Unione Europea, a cui le guardie di frontiera dell’agenzia UE avrebbero partecipato o che non avrebbero impedito. Le investigazioni dell’Ufficio anti-frode sono state condotte allo scopo di accertare se sono stati commessi illeciti al fine di mascherare le violazioni dei diritti umani commesse da membri di Frontex nel corso di alcune missioni, in particolare al largo delle isole greche nel Mar Egeo. Nonostante diverse inchieste (come quella del settimanale tedesco Der Spiegel) e report, tra cui quello del gruppo di lavoro del Parlamento UE per lo scrutinio di Frontex pubblicato nel luglio dello scorso anno, “il consiglio di amministrazione ha sempre spalleggiato Leggeri”, ricordano le fonti, ma ora “è assolutamente chiaro che le dimissioni sono state rese inevitabili dall’esito dell’investigazione” dell’OLAF.

A rendere tutto più oscuro è anche il comportamento tenuto da Frontex nei confronti del Parlamento Europeo su questa materia. Nessun eurodeputato è a conoscenza del contenuto integrale del rapporto OLAF e solo l’audizione a porte chiuse del direttore generale Itälä a inizio marzo – “che è stata comunque molto criptica” – ha potuto rivelare alcuni punti-chiave che mettono all’angolo l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Solitamente, nel caso di rapporti estremamente confidenziali, ai rappresentanti dei cittadini dell’Unione è concessa la possibilità di prenderne visione in una stanza speciale presso il Parlamento UE, senza appunti o fotografie. In questo caso, invece, “Frontex ha sempre negato l’accesso al rapporto, portando come scusa possibili violazioni della privacy o la presunzione di innocenza”.

L’Ufficio UE anti-frode non può pubblicare il rapporto, dal momento in cui il suo compito è solo quello di condurre le investigazioni, mentre Frontex ha sì l’obbligo di trasparenza, ma anche quello di “trattare i rapporti in modo confidenziale“, dal momento in cui menziona esplicitamente le persone coinvolte nelle violazioni dei diritti umani e sotto investigazione. Con le dimissioni di Leggeri, quello che auspicano le fonti consultate da Eunews è che adesso gli eurodeputati possano avere accesso al contenuto del rapporto OLAF, per conoscere le evidenze delle investigazioni anti-frode sulle possibili coperture di alto livello sui pushback operati o non impediti da Frontex.

“Noi serviamo le istituzioni a prescindere dall’individuo, Frontex ha un ruolo che resta estremamente importante nelle nostre politiche“, ha ribadito il portavoce della Commissione Europea, Eric Mamer, durante il punto quotidiano con la stampa, rispondendo alle insistenti domande dei giornalisti sulle dimissioni di Leggeri dall’Agenzia. In realtà dall’esecutivo UE sono arrivate smentite sulla stessa giustificazione presentata dal direttore esecutivo: “La missione rimane sempre quella di proteggere le frontiere esterne dell’Unione, non è mai cambiata“. Quello che è cambiato, a rialzo, è il peso dell’agenzia UE: il budget al 2027 è di un miliardo di euro, per 10 mila dipendenti e guardie di frontiera a disposizione. Fino al termine della sessione straordinaria del consiglio di amministrazione, la Commissione si è riservata il diritto di non rilasciare ulteriori commenti sulla vicenda.

Nel documento pubblicato dal consiglio di amministrazione di Frontex dopo la riunione di oggi si legge che “alla luce delle dimissioni del direttore di Frontex, il board ha deciso che avviare un procedimento disciplinare contro il direttore esecutivo in relazione al rapporto dell’OLAF non è più necessario“. L’ipotesi che inizia a circolare a Bruxelles è che Leggeri abbia barattato le proprie dimissioni con la garanzia di non subire un processo per le irregolarità segnalate dal rapporto dell’Ufficio anti-frode.

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