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L'UE avverte i media italiani di non favorire la propaganda russa dando la parola a ospiti di regime nei talk show

L'UE avverte i media italiani di non favorire la propaganda russa dando la parola a ospiti di regime nei talk show

Un portavoce della Commissione Europea precisa che "la clausola di non-elusione delle sanzioni contro la disinformazione di regime si applica anche ai giornalisti" e che nei programmi serve "contestualizzazione contro la diffusione di odio e violenza"

Strasburgo, dall’inviato – Monta la polemica in Italia, e non solo. Anche l’Unione Europea accende i riflettori sulla tendenza italiana a dare grande spazio ai giornalisti russi nei talk show, anche di media colpiti dalle sanzioni UE. “Le emittenti in Italia e negli altri Stati membri non devono permettere l’incitamento alla violenza, l’odio e la propaganda russa nei loro programmi, come previsto dalla direttiva UE”, ha avvertito il portavoce della Commissione per il Digitale, Johannes Bahrke, durante il punto quotidiano con la stampa europea.

Non si tratta di censura delle opinioni, ma di contestualizzazione e di non offrire un podio per la diffusione di disinformazione veicolata dal regime di Vladimir Putin. L’UE ha adottato il 2 marzo scorso le sanzioni contro la disinformazione e la propaganda del Cremlino veicolata dai media statali, attraverso la sospensione di Sputnik e Russia Today, e l’efficacia di queste misure dipende da quanto i media dei 27 Paesi membri – Italia in particolare – non cercheranno di eluderle. “Chi vi ha lavorato non è interessato dalle sanzioni, ma c’è una clausola di non-elusione che si applica anche ai giornalisti, perciò la libertà di espressione non può essere invocata da altri media per aggirare le sanzioni”, ha precisato il portavoce dell’esecutivo comunitario. All’interno del quando di una “misura eccezionale, mirata e temporanea, adottata in un contesto molto specifico e senza precedenti”, per Bruxelles “è di fondamentale importanza che i media contestualizzino” chi sono gli ospiti e dove lavorino o abbiano lavorato i giornalisti russi.

Quanto puntualizzato dalla Commissione Europea arriva sull’onda lunga delle polemiche per l’invito del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, al programma Zona Bianca su Rete 4, con un intervento senza contraddittorio che è sembrato il modo migliore per la propaganda russa di bucare le sanzioni UE in Italia. Ma oltre a questo caso eclatante, che nel Paese e in Europa sta facendo scalpore e ha alzato un polverone di polemiche anche a livello istituzionale, è lunga la lista di ospiti controversi invitati dai talk show in Italia e che hanno potuto godere di una cassa di risonanza non indifferente per spargere le fondamenta della propaganda russa. È il caso di Aleksandr Dugin, filosofo di estrema destra considerato uno degli ideologi della Russia di Putin (a Diritto e rovescio e poi Fuori dal coro su Rete 4), o Nadana Fridrikhson, giornalista della tv russa Zvedza, controllata dal ministero della Difesa di Mosca (a Cartabianca su Rai3 e a Otto e mezzo su La7). Prima di Lavrov, invece, sempre il programma Zona Bianca aveva ospitato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo.

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