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Corte CEDU condanna Malta per aver negato la fecondazione assistita nel 2015

Corte CEDU condanna Malta per aver negato la fecondazione assistita nel 2015

Le autorità hanno interpretato il limite d’età allora stabilito per legge come categorico, per quanto, su carta, fosse indicato come “opportuno”, violando il diritto alla famiglia

Bruxelles – La Corte europea dei Diritti dell’uomo (Corte CEDU) ha condannato Malta per aver negato la fecondazione assistita a una donna di 43 anni nel 2015. Le autorità hanno interpretato il limite d’età allora stabilito per legge come categorico, per quanto, su carta, fosse indicato come “opportuno” (desirable).

L’iter giudiziario era partito dopo che una coppia maltese, in seguito a un primo ciclo di trattamento di ICSI (Iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi) effettuato nel 2014, si era vista negare un secondo ciclo l’anno successivo. Il motivo: il raggiungimento dei 43 anni da parte della donna. In molti dei Paesi dell’Unione Europea c’è un limite all’età femminile – nessuno a quella maschile – per la fecondazione in vitro. In Italia è di 50 anni, per quanto le spese coperte dal servizio sanitario nazionale arrivino ai 46.

A Malta, il protocollo dell’Autorità per la Protezione degli Embrioni, l’ente regolatore per le tecniche di riproduzione assistita, indicava nel 2015 “che fosse opportuno che la donna ad aver diritto al trattamento dovesse avere tra i 25 e i 42 anni”. Oggi questo protocollo è stato aggiornato, con un’estensione, in casi particolari, fino a 48 anni.

La condanna della Corte CEDU a Malta è arrivata perché, per quanto il protocollo garantisse una certa flessibilità, “è indiscutibile che l’Autorità abbia interpretato l’età limite come obbligatoria”, “senza alcuna considerazione relativa alla situazione clinica dei candidati o alcun riferimento ad altra motivazione pertinente”, come riporta la sentenza.

Per questo, l’isola avrebbe violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il diritto alla vita privata e familiare e stabilisce che “non possa esserci alcuna interferenza da parte delle autorità pubbliche, se non nei casi previsti dalla legge”. L’interferenza dell’Autorità maltese, pur prevista dalla legge, “non si basava su una legge di sufficiente qualità”. Malta dovrà pagare entro tre mesi un totale di 9.500 euro alla coppia. 2.500 euro di danni materiali, 8mila di danni non materiali.