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Intelligenza artificiale, in Parlamento attesi
Fonte: https://digital-strategy.ec.europa.eu

Intelligenza artificiale, in Parlamento attesi "migliaia di emendamenti" sul quadro UE

Tempo fino all'1 giugno per le proposte di modifica al testo della Commissione UE

Bruxelles – Il dibattito sulle intelligenze artificiali entra nel vivo. Le commissioni Mercato interno e Libertà civili riunite, nel rispetto del calendario politico-istituzionale sul dossier, hanno presentato i primi emendamenti alla proposta di regolamento della Commissione europea. E’ l’inizio del percorso su un tema delicato e sensibile, e che già vede Parlamento e Consiglio divisi. “E’ una materia di negoziato non facile“, ammette Brando Benifei (PD/S&D), relatore per l’Eurocamera, che vorrebbe le nuove regole in vigore tra un anno, nella primavera del 2023. C’è tempo fino all’1 giugno per presentare altri emendamenti, “e ce ne aspettiamo a migliaia”, e il crono-programma che ci si dà nell’istituzione direttamente eletta dell’UE è produrre un voto di commissione in autunno, un voto d’Aula a novembre, per avviare i negoziati inter-istituzionali a dicembre.

Lo scoglio forse principale è l’utilizzo di programmi e tecnologie per il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici. Il primo blocco di emendamenti presentati in Parlamento vuole evitarlo in modo totale, mentre al momento il Consiglio vorrebbe mantenere eccezioni e mano libera. “Ci sono differenze importanti col Consiglio“, anticipa Benifei, deciso a portare avanti la posizione dell’Eurocamera. “I dati che abbiamo non ci garantiscono che queste tecnologie migliorino il contrasto a criminalità e terrorismo”. Ma al di là di tutto, sottolinea Benifei, “non vogliamo la società della sorveglianza”. Motivo per cui il Parlamento inizia a chiedere che le intelligenza artificiali non vengano usate in modo massiccio sui luoghi di lavoro.

Altro tema ‘caldo’ quella della privacy e della protezione dei dati personali. Il Parlamento insiste sull’allineamento del testo con il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), e spinge per fare dei minori una categoria speciale da proteggere ancora di più. Anche per questo “abbiamo deciso di dare alla Commissione europea un ruolo più forte sull’applicazione del regolamento”, perché non si vuole frammentazione. La migliaia di emendamenti attesi toccheranno tutto questo, per un dibattito che si preannuncia tortuoso.

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