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Effetto Ucraina, la Danimarca vota sì alla difesa comune europea

Effetto Ucraina, la Danimarca vota sì alla difesa comune europea

In un referendum il 67% degli elettori danesi si è espresso a favore della rimozione di una clausola che ha permesso a Copenaghen di non aderire alla politica europea di sicurezza e difesa per 30 anni. La guerra di Putin in Ucraina spinge la Danimarca a ripensarci. "Inviamo un segnale chiaro al presidente russo", dice la premier Mette Frederiksen

Bruxelles – Svezia e Finlandia nella NATO, ma non solo. La guerra di Russia in Ucraina, iniziata con l’invasione delle truppe di Mosca lo scorso 24 febbraio, spinge anche la Danimarca a unirsi alla politica di difesa comune dell’Unione Europea, dopo 30 anni in cui ne è rimasta fuori. Con quasi il 67 per cento dei voti a favore in un referendum che si è tenuto mercoledì primo giugno, il popolo di Copenaghen si è detto favorevole alla rimozione delle cosiddetta clausola dell’opt-out che ha tenuto Copenaghen fuori dalla politica di difesa e di sicurezza dell’UE per trent’anni.

Il referendum era stato indetto dal governo della Danimarca guidato dai socialdemocratici della prima ministra Mette Frederiksen poco dopo l’invasione di Mosca ai danni del territorio di Ucraina, per rafforzare la cooperazione con gli altri Paesi dell’UE in materia di difesa e sicurezza militare. Il Paese aderisce alla NATO sin dalla nascita dell’Alleanza nel 1949, ma insieme a Malta era l’unico Paese membro dell’UE a non fare parte della politica di difesa e sicurezza dell’UE.

La clausola dell’opt-out che il referendum di ieri ha chiesto di rimuove dà la possibilità a un Paese membro di rinunciare ad adottare una certa regola decisa a livello comunitario. Era frutto del risultato di un referendum del 1992 con cui era stata respinta l’approvazione del trattato di Maastricht, uno dei pilastri fondanti dell’Unione Europea. Il trattato è stato adottato l’anno successivo dalla Danimarca, ma solo dopo aver ottenuto alcune importanti esenzioni: la politica europea di sicurezza e difesa (PESC), anche all’Unione economica e monetaria, alla cittadinanza europea e alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale.

L’esito del referendum si inscrive bene in una fase in cui diversi Paesi del Nord Europa hanno iniziato a rivedere la propria politica di difesa (o di neutralità, nel caso di Svezia e Finlandia che hanno chiesto l’adesione all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico) come principale conseguenza della guerra in Ucraina da parte della Russia. “Abbiamo inviato un segnale ai nostri alleati nella NATO, in Europa. E abbiamo inviato un segnale chiaro al (presidente russo Vladimir) Putin”, ha commentato la premier Mette Frederiksen dopo l’esito del voto. “Quando Putin invade un Paese libero e indipendente, quando Putin minaccia la pace e la stabilità, ci avviciniamo tutti insieme”, ha precisato. Per la stessa ragione, anche se nei fatti Bruxelles avrà un impatto a livello pratico dalla decisione della Danimarca, il risultato del referendum è stato salutato positivamente dalle istituzioni comunitarie. Come un messaggio di unione e cooperazione rafforzata, contro i tentativi della Russia di divedere l’Unione.

“Accolgo con favore il forte messaggio di impegno per la nostra sicurezza comune inviato oggi dal popolo danese”, scrive in un tweet la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.”L’esperienza della Danimarca in materia di difesa è molto apprezzata. Sono convinta che sia la Danimarca che l’UE trarranno vantaggio da questa decisione”.

Decisione “storica”, la definisce in un tweet anche l’alto rappresentante UE per la politica estera e di difesa, Josep Borrell. “Ancora un altro passo importante e tempestivo verso un’UE più forte con una politica di sicurezza e di difesa comune ancora più forte”.

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